Borsellino:depistaggio; Li Gotti, a Scarantino promessi soldi

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“Gli dissi di non credere a frottole”

Un momento della deposizione di Vincenzo Scarantino, il falso pentito che con le sue dichiarazioni provocò il depistaggio delle indagini su via D’Amelio nell’ambito del processo che si celebra a Caltanissetta e che vede sul banco degli imputati tre poliziotti: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, ex appartenenti del gruppo Falcone-Borsellino guidato dallo scomparso Arnaldo La Barbera, 16 maggio 2019.
ANSA

CALTANISSETTA. “Ho un ricordo molto vivo dell’interrogatorio a Pianosa: Vincenzo Scarantino parlava come un fiume in piena, non c’erano pause, era molto agitato.

La seconda cosa che ricordo è che a un certo punto ci fu un’interruzione.

Potei parlare con lui da solo e mi disse quello che gli era stato promesso, ossia 400 milioni di lire fuori dal carcere e in località protetta. Il mio dovere fu quello di dire a Scarantino che erano tutte frottole. Perché ciò che poteva avere dallo Stato era quello previsto dalla legge”. Lo ha detto l’avvocato Luigi Li Gotti, chiamato questa mattina a deporre nell’ambito del processo per il depistaggio delle indagini sulla strage di Via D’Amelio, in cui vennero uccisi il magistrato Paolo Borsellino e 5 agenti della polizia di Stato, che si celebra a Caltanissetta.

    Li Gotti, rispondendo alle domande dell’avvocato della difesa Giuseppe Panepinto, ha aggiunto che “Scarantino, in un successivo momento, quando fece la ritrattazione, lo disse: l’unica persona che mi aveva detto la verità era l’avvocato Li Gotti”. Imputati al processo, con l’accusa di calunnia aggravata, sono tre poliziotti: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. Secondo l’accusa, i tre avrebbero indotto, con le minacce e le pressioni, l’ex pentito Vincenzo Scarantino a rendere false dichiarazioni. (ANSA).

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