No ai fanghi del porto di Trapani sversati nel mare tra Custonaci e San Vito

Lo specchio di mare del golfo di Custonaci rischia di diventare una pattumiera.

I fanghi contaminati ed inquinanti del porto di Trapani prelevati con l’escavazione dei fondali si vuole sversarli in mare, in un’area di alto interesse ambientale, con grandi rischi per l’ecosistema e l’economia ittica della zona.

E’ quanto emerge dall’atto di diffida presentato all’Autorità portuale della Sicilia occidentale, agli Assessorati regionali competenti e al Ministero della Transizione ecologica, dall’Unione provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori, dal Confsal Sicilia, da Sicilia Antica di Trapani e dal Circolo Intercomunale MCL Azione Cristiano-Sociale di Trapani.

Lo studio delle carte ha permesso di scoprire, infatti, che è stato inopinatamente deciso di sversare in mare, nuovamente, i “sedimenti” di categoria A,B,C e D, prelevati dai lavori di dragaggio nel porto di Trapani, con il rischio di danneggiare una delle aree marine più delicate, anziché essere trattati e smaltiti nei due Centri di Raccolta di rifiuti speciali individuati, con analisi di mercato, nella provincia di Agrigento specializzati nel trattamento e smaltimento di quelli che sono, a tutti gli effetti, rifiuti inquinanti.

In particolare, i sedimenti del fondale, emerge dai documenti, vengono indicati nelle relazioni dell’Autorità portuale come prevalentemente contaminati, per poi essere più frequentemente ed inverosimilmente trattati con metodo sperimentale (quindi non certamente sicuro) giudicati come aventi qualità pari se non addirittura superiore ai componenti della superficie dell’incontaminato sito scelto per l’immersione dei fanghi, confinante con una vasta e rigogliosa prateria di Poseidonia oceanica, che rischia di morire a causa di sostanze in sospensione che le toglierebbero la luce solare vitale.

Dal fondale del porto di Trapani verranno prelevati 415.169 mc (ma potrebbero più che raddoppiare, portandosi ad un volume complessivo di fanghi di 927.000 mc, nel caso in cui il dragaggio fosse esteso in futuro all’intero porto).

Questi fanghi è previsto che vengano “distribuiti” in un’area posta a circa 2,5 miglia nautiche dalla costa di Custonaci e vicina alla costa di San Vito Lo Capo, e distante circa 8 miglia nautiche dal porto di Trapani. Si tratta di uno specchio d’acqua contiguo proprio con la Riserva naturale orientata di Monte Cofano e con l’ambito territoriale protetto di Rete Natura 2000 che comprende le ZSC (Zona Speciale di Conservazione) di San Vito, Monte Cofano, Faraglioni di Scopello, Fondali dello Zingaro e la Zona a Protezione Speciale di Monte Cofano, Monte Sparacio e Capo San Vito.

Il sito d’immersione dei fanghi è, in atto, esposto al rischio concreto di un notevole impatto negativo ambientale, in particolare sulle popolazioni ittiche residenti che nei pressi hanno anche le loro nursery, cioè le specie ittiche demersali e una ricca biodiversità, in particolare il nasello, la triglia di fango e il gambero rosa, che richiedono una profondità compresa tra i 50 e i 400 metri e che hanno anche un valore commerciale considerevole perché specie pregiate nel mercato ittico.

E qui si inserisce un altro aspetto, quello economico. L’area in cui è previsto lo sversamento dei fanghi è l’habitat di floride popolazioni ittiche che rappresentano una notevole risorsa economica per gli operatori della pesca del luogo appartenenti principalmente alle marinerie di Trapani e di San Vito Lo Capo.

Queste marinerie sono composte da nuclei familiari locali che rischierebbero di perdere oltre tutto la loro storica principale o unica fonte di reddito.

Lo sversamento dei fanghi del porto di Trapani, a causa del loro livello di contaminazione e per il loro conseguente effetto inquinante, renderebbe oltretutto per un lungo periodo altamente pericoloso per la catena alimentare e la salute dei consumatori il pescato proveniente dallo spazio marino prossimo al sito di immersione, individuato dall’Autorità portuale.

La scelta dell’area in cui sversare i fanghi è oltretutto palesemente in violazione delle prescrizioni sia delle “Norme in materia ambientale” (di cui agli artt. 300 e 301 del D. Lgs. 152/2006) della direttiva europea “Habitat” (2004/35/CE del Parlamento europeo e 21.4.2004 del Consiglio Europeo), e recepita nel nostro ordinamento giuridico a proposito di “salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri e assicurare il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat e delle specie di interesse comunitario”.

Con l’atto di diffida le organizzazioni firmatarie chiedono alle autorità competenti di revocare la decisione di sversare i fanghi nello specchio di mare prossimo a San Vito Lo Capo e a Monte Cofano, e a disporre affinché il deposito dei sedimenti contaminati dei fondali del porto di Trapani sia effettuato, come previsto inizialmente, via terra con 40.000 (nella migliore delle ipotesi 18.000) viaggi di andata e ritorno di camion appositamente attrezzati per il trasporto di sedimenti contaminati e inquinanti nelle due apposite discariche speciali già individuate nella provincia di Agrigento e giammai in qualsiasi luogo dell’ecosistema marino nel quale, in particolare e in special modo, vale il principio che tutto è strettamente connesso: flora, fauna e ambiente.

Se le richieste non dovessero trovare seguito, le organizzazioni firmatarie sono pronte a chiamare in causa le autorità giudiziarie competenti, affinché non soltanto vengano assicurati il rispetto della legalità e la tutela del patrimonio naturalistico e degli equilibri ecologici, nella prospettiva della Ecologia integrale promossa da Papa Francesco, ma venga anche valutata la responsabilità personale, di natura civile, penale e amministrativo-contabile verosimilmente insita nelle eventuali illegittime azioni e statuizioni sopra rappresentate, alle quali rimangono esposte le Autorità destinatarie dell’atto, per l’eventuale violazione di norme regionali, statali ed europee.

 

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