Continuano le proteste ad Alcamo per le condizioni degli animali tenuti nel circo: occorre un cambiamento

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ALCAMO. Diversi attivisti del Collettivo KaOra, in queste settimane, si sono riuniti coraggiosamente in un presidio di protesta nei pressi del circo attendato nella città di Alcamo.

Le motivazioni della protesta risiedono tutte nel denunciare la violenza implicita che viene esercitata sugli animali dei circhi. Rispondendo ad un semplice domanda etica e civile: “è lecito esercitare violenza su essere senzienti per divertimento?”.

Per questi animali, come per quelli di tutti i circhi – commentano dal presidio di protesta – il circo significa prigionia a vita in luoghi angusti, continui spostamenti sui camion, sofferenza psicologica e sofferenza fisica per le percosse subite negli addestramenti (non si può costringere un animale selvatico a fare cose innaturali e dolorose senza usare la violenza). A parte durante gli “spettacoli” e gli esercizi, rimangono per il resto del tempo in gabbie anguste, assolutamente non adatte a soddisfare le più elementari esigenze etologiche, a volte incatenati (come nel caso degli elefanti), soggetti a temperature non adatte alla loro specie.

Il Collettivo KaOra  chiede un immediato cambiamento di rotta, attraverso una rivoluzione che è sempre stata in ritardo nel nostro territorio. Occorre seguire la rotta tracciata da molti circhi che hanno scelto di non utilizzare più gli animali: gli australiani “Flyng Fruit”, i canadesi “Cirque du soleil”, i francesi “Les Colporteurs”, gli americani “Minimus”, “Nuage”, “Hiccup”. Questi circhi hanno deciso di valorizzare al meglio la bravura dei giocolieri, trapezisti, clown, comici, mimi e contorsionisti.

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Marcello Contento
Marcello Contento nasce a Palermo nel 1982, vive la sua vita tra la Sicilia e la Toscana. Giornalista, insegnante di economia aziendale e lettore incallito di Tex e Alan Ford.