Castellammare, studenti ricordano vittime naufragi di Lampedusa

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CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Questa mattina, in occasione della “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, presso il cimitero comunale di Castellammare, gli studenti hanno ricordato tutte le vittime dei naufragi. Piccolo momento di ricordo davanti il campo comune del cimitero dove sono sepolti oltre trenta dei morti nei naufragi di Lampedusa e nel canale di Sicilia del 3 e 12 ottobre 2013, e dove è stata posta una lapide marmorea a ricordo di tutti gli immigrati vittime di naufragi. Nella tragedia del 3 ottobre morirono 368 persone.

Non tutte le vittime di quei tragici naufragi oggi hanno un nome. Non è stato possibile infatti risalire all’identità di tutti. Nomi, storie, vite spezzate dalle onde del mare oggi identificati soltanto da un numero. In questi anni gli studenti delle scuole castellammaresi, con la collaborazione di insegnanti e associazioni, hanno lavorato proprio sul filone della memoria, cercando di costruire delle storie andando oltre i numeri per raccontare le vite e le identità perdute.

Presenti questa mattina alcuni studenti delle scuole che negli anni passati hanno partecipato ai laboratori promossi da “Contaminazioni” e dall’associazione “Circolo Metropolis”. Un impegno che si rinnova ogni anno, un lavoro che le associazioni portano avanti con gli studenti in memoria di tutte le vittime dei naufragi. “Oggi, oltre a ricordare le vittime dei naufragi, abbiamo voluto lanciare un messaggio di solidarietà a tutti i migranti.”

Durante la mattinata è stata letta la poesia di Antonia Pozzi “Il porto”. Piccolo momento di riflessione e vicinanza per Mimmo Lucano, ex Sindaco di Riace condannato pochi giorni fa a 13 anni e 2 mesi di carcere dal Tribunale di Locri.

La scrittura come veicolo di integrazione: “I migranti non sono numeri, ma esseri umani”

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Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.