Clan Arrigo e Bonanno si contendevano la “via della droga”, 39 arresti

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Microspie e telecamere della polizia hanno testimoniato la contesa fra i clan Arrigo e i Bonanno, 39 gli arresti

MESSINA. Intercettazioni ambientali della Polizia hanno dato luce a cessione di droga nel luogo identificato come centrale dello spaccio, cioé un plesso della case popolari di via Seminario Estivo. Tutto questo ha messo in evidenza la lotta tra clan, gli Arrigo e i Bonanno, per avere il potere assoluto sullo spaccio nella zona. Un territorio che storicamente in mano ai Bonanno, ha visto l’arrivo degli Arrigo, che dopo un primo momento durante il quale di rifornivano dai Bonanno, hanno deciso di mettersi in proprio, così è iniziata la lotta senza quartiere tra le due fazioni, certe volte anche a colpi di pistola.

A dar lo stop è un’indagine della squadra mobile, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia diretta da Maurizio de Lucia, che ha fatto scattare, nella notte, l’operazione imponente che ha portato a 39 arresti (28 in carcere e 11 ai domiciliari), sono stati notificati anche 13 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

Un’operazione la cui importanza è testimoniata anche dagli ingenti guadagni derivanta dall’azione delittuosa che consisteva nel mercato della droga, infatti basti pensare che in un sabato sera, il guadagno si aggirava sui 17.000 euro, questo smerciando cocaina, hashish e marijuana. Il luogo identificato come centrale di distribuzione più imponente era in un plesso della case popolari di via Seminario Estivo.

A favorire le indagini  e quindi questo risultato il contributo di Gianfranco Bonanno,  esponente di  spicco di uno dei due clan, che ha deciso di collaborare con la giustizia.

Il sistema del “mercato della droga” in quella zona avveniva con gli Arrigo che si rifornivano dai Bonanno, ma poi i primi hanno deciso diversamente, infatti iniziarono a rivolgersi ad altri fornitori. Tutto questo fece reagire i Bonanno che si vendicarono con prima la gambizzazione di Angelo Arrigo, poi quella del fratello Paolo e del padre Gaetano. Ma non solo queste le azioni che dovevano rimettere in riga gli Arrigo, infatti venne bruciata anche l’auto della convivente di Paolo Arrigo. Queste le avvisaglie che fecero da introduzione ad una “guerra” tra clan, che se non fermata poteva sfociare in qualcosa di ancora più grande e pericoloso.

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