L’on. Pellegrino e i contatti pericolosi con la mafia

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Rinviato a giudizio per corruzione elettorale: oggi è componente della commissione regionale antimafia

Il gup del Tribunale di Palermo ha rinviato a giudizio il deputato regionale marsalese di Forza Italia Stefano Pellegrino. Noto penalista, siede a Palazzo dei Normanni ed è oltre che presidente della commissione Affari Istituzionali dell’Ars, anche componente della commissione regionale antimafia. Il rinvio a giudizio scaturisce dall’indagine antimafia dei Carabinieri denominata “Mafia bet”. Le intercettazioni svelarono i suoi contatti con esponenti della cosca in occasioni di alcune elezioni, anche quelle regionali. Pellegrino è stato rinviato a giudizio per corruzione elettorale. Grandi elettori a Campobello di Mazara di Pellegrino sarebbero stati Salvatore “Mario” Giorgi, di 61 anni, Calogero Jonn Luppino, di 39, e Francesco Catalanotto, di 47, di Castelvetrano. L’ordine del sostegno elettorale per i magistrati arrivò dal carcere, da un potente boss, Francesco Luppino, l’uomo che da libero sarebbe stato quello più vicino a Matteo Messina Denaro: lo “zio Franco” così veniva appellato, andava in giro a portare i messaggi del latitante. Stava per finire arrestato il 5 novembre del 2007 quando si stava recando ad un incontro a Giardinello (Palermo) con i latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Fu attratto dal rumore di un elicotttero e capì che stava accadendo qualcosa e non raggiunse così più la casa dove i due boss, padre e figlio, si nascondevano. Fece marcia indietro mentre la Polizia faceva irruzione nella villa nascondiglio dei due mafiosi. In possesso di Lo Piccolo jr i poliziotti trovarono anche una sorta di decalogo sul comportamento di un mafioso, firmato da Matteo Messina Denaro.

“I due elettori, che secondo l’accusa mi avrebbero votato per aver ricevuto da me generi alimentari, peraltro in epoca successiva alla mia elezione, sono stati già assolti dal Tribunale di Marsala perché il fatto non sussiste”, così Stefano Pellegrino, che continua: “La logica e la coerenza, che debbono informare e sostenere ogni comportamento umano, e quindi anche le decisioni giudiziarie, autorizzavano ad attendermi ragionevolmente un provvedimento di archiviazione. Così non è stato.

Sono, comunque, assolutamente sereno sull’esito del processo e su una sentenza che provi la mia assoluta estraneità ai fatti, confortato, nonostante la spiacevole vicenda, dal costante affetto e dalla reiterata e confermata stima di chi conosce me e la mia storia professionale, politica e familiare”.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.