“I nostri interessi”

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Mare Monstrum: ieri udienza del processo con imputato l’ex sindaco Fazio. Sentiti due investigatori dei Carabinieri. Dalle intercettazioni trapela come l’imputato di fatto considerava anche propri gli interessi della Liberty Lines. Dichiarazioni spontanee di Fazio: “Io ho esercitato solo la tutela del territorio”

Il tenente colonnello Antonio Merola ed il maresciallo Giuseppe Tranchida sono stati sentiti ieri nel corso dell’udienza del processo che si svolge dinanzi al Tribunale presieduto dal giudice Enzo Agate e dove è imputato l’ex sindaco ed ex deputato regionale Girolamo Fazio. Il dibattimento è quello scaturito dall’operazione condotta dai Carabinieri nel maggio 2017 e denominata “Mare Monstrum”, la cosiddetta “tangentopoli del mare”. Una indagine che ha portato oggi Fazio ad essere imputato di corruzione, traffico di influenze illecite e rivelazione di segreti d’ufficio. Merola, all’epoca delle indagini comandante del nucleo investigativo dei Carabinieri del comando provinciale di Trapani, ha esordito, rispondendo alle domande del pm Franco Belvisi, ricordando la genesi dell’inchiesta, aperta dalla Procura di Palermo, dopo un esposto presentato dalla dirigente del servizio Trasporti dell’assessorato regionale per le Infrastrutture e per la Mobilità, dottoressa Dorotea Piazza. Un esposto a proposito dell’attività che l’aveva portata a bloccare l’aggiudicazione della gara di appalto per l’assegnazione delle rotte di continuità territoriale tra la Sicilia e le isole minori. La Piazza subentrata alla dott. Salvatrice Severino, rimossa dall’incarico quando si scoprì che si occupava di trasporti navali pur avendo la figlia assunta dalla Ustica Lines, si accorse che la convenzione che la Regione stava stipulando con la Ustica Lines era sovradimensionata nei costi a carico delle casse regionali. Da qui la decisione di annullare quella gara. Circostanza che l’avrebbe portata a subire minacce dall’allora deputato Girolamo Fazio. Fu in quel momento che la Procura di Palermo decise di avviare attività di intercettazione nei confronti di Fazio e della moglie, Lilly Ferro. Il sovradimensionamento delle compensazioni risultava parecchio esoso, 25 milioni per i collegamenti navali veloci con le Egadi, 40 milioni per i collegamenti con le Eolie. L’annullamento della gara di appalto fu oggetto di riunioni in assessorato a Palermo, la Ustica Lines fece ricorso al Tar, che respinse però le richieste della compagnia armatrice dando ragione alla Regione, Merola ha indicato diverse intercettazioni, rispondendo così alle domande del pm Belvisi, dalle quali emergeva come in tutte le circostanze riguardanti la Ustica Lines, poi diventata Liberty Lines, lo stesso politico si mostrava parecchio vicino agli interessi della compagnia navale: “Fazio si è sempre mostrato – ha detto il col. Merola – molto vicino alla Liberty Lines e molto amico di Vittorio ed Ettore Morace, (padre e figlio ndr), rapporti amicali e di interesse”. Secondo la testimonianza dell’ufficiale dell’Arma, Fazio aggiornava puntualmente Morace di quanto accadeva in Parlamento regionale, a proposito di problematiche che potevano interessare la società armatoriale, oppure veniva attivato da Ettore Morace ad interessarsi ad alcune questioni. Durante la testimonianza, Merola ha fatto riferimento ad una iniziativa parlamentare che se condotta poteva nuocere alla Liberty Lines. Si trattava di una interrogazione parlamentare che il deputato Antonio Malafarina aveva deciso di presentare per conoscere nel dettaglio i costi della convenzione tra la Regione e la Liberty Lines: fu Ettore Morace ad avvertire Fazio di quanto stava accadendo, “chiedendo anche – ha spiegato Merola – chi fosse questo Malafarina”. Fazio si adoperò e commentò con Morace la questione. Il contenuto di questa conversazione che Merola stava per riferire però è rimasto non rivelato per l’opposizione dei dei difensori di Fazio, avvocati Cavarretta e Fiorello. Nella trascrizione depositata gli atti si può però leggere: Fazio parlando con Ettore Morace si lamentò del comportamento di Malafarina: “va contro i nostri interessi” L’interrogazione poi non fu presentata anche per le pressioni giunte a Malafarina da un deputato messinese vicino all’altro “re” dei collegamenti navali siciliani, Franza. Altra vicenda toccata quella della nomina, pure bloccata, del comandante Giuseppe Prestigiacomo a consulente della IV commissione parlamentare, quella che si occupa anche di Trasporti. Prestigiacomo era un soggetto parecchio inviso a Ettore Morace e anche in questo caso attivò Fazio per impedirne la nomina. Morace si mosse su più piani per ostacolare la nomina che era stata proposta dall’on. Alongi del Ncd (l’allora movimento politico guidato dal ministro Angelino Alfano) e infine seduti attorno ad un tavolo a Taormina, nel corso di un incontro organizzato dalla Fondazione “Alcide De Gasperi”, presieduta da Alfano, e affollata di esponenti del Ncd, Alongi fu indotto a non insistere sulla nomina di Prestigiacomo. La fotografia che i Carabinieri fecero di quel convegno di Taormina, mostra come presenti erano proprio tutti quei soggetti che per una ragione o per un’altra sono citati nella indagine “Mare Monstrum”. A parte la circostanza che quel convegno pare fosse sponsorizzato proprio dalla Liberty Lines, e quindi Morace di fatto giocava in casa, l’annotazione dei Carabinieri indicò come presenti l’allora sottosegretario Simona Vicari, indagata in un secondo troncone di “Mare Monstrum”, il presidente del Cga Claudio Zucchelli (destinatario di sollecitazioni da parte del giudice Raffaele De Lipsis, attivato da Fazio per fare accogliere il ricorso della Liberty Lines contro la sentenza del Tar che dichiarò la compagnia soccombente a proposito dell’annullamento della gara di appalto deciso dalla dottoressa Piazza) e il prof. Giovanni Pitruzzella, allora presidente dell’Antitrust, col quale Fazio sarebbe andato a discutere in altra occasione delle ragioni vantate dalla Liberty Lines: lo studio Pitruzzella poi risultò domiciliatario per il ricorso presentato al Cga. Il pm Belvisi ha poi sollecitato Merola a ripercorrere le fasi della scalata condotta da Ettore Morace alla società “Traghetti delle Isole”. Morace riuscì a battere la concorrenza di Franza convincendo l’imprenditore Andrea Bulgarella a cedere la maggioranza del pacchetto azionario detenuto, mentre Fazio si occupò di convincere gli altri soci, la famiglia Minore di Trapani, a vendere a lui le quote che poi avrebbe ceduto a Morace, così da garantire all’amico l’intero controllo della società armatoriale. Non se ne fece nulla perché i Minore, attraverso il commercialista Onofrio “Nonò” Minore (figlio di Totò, il capo mafia di Trapani fatto uccidere negli anni ’80 da Totò Riina ndr) fecero sapere che non volevano vendere. “Fazio traeva benefici economici e politici dallo stretto rapporto con Morace” ha detto ad un certo punto il col. Merola. Tra i benefit a parte l’uso di una Mercedes della Liberty Lines, di biglietti e tessere per viaggiare gratis sugli aliscafi, una serie di assunzioni, anche il pagamento di fatture per ordini intestati alla Liberty Lines ma riguardanti interessi di Fazio: acquisto di materiale elettorale per 12 mila euro (Fazio nel 2017 si candidò a sindaco di Traoani) o di forniture per ristrutturare proprie proprietà immobiliari per quasi 50 mila euro. Il processo è poi proseguito con la testimonianza del maresciallo Giuseppe Tranchida che ha risposto alle domande dell’altro pm del processo, Brunella Sardoni, Intanto a proposito del ritrovamento nel corso di una perquisizione presso la Liberty Lines di documenti recanti i protocolli della Commissione regionale antimafia (della quale Fazio all’epoca era vice presidente) e della Presidenza della Regione, esposti anonimi giunti ai due uffici istituzionali circa le manovre monopolistiche e speculatrici della Liberty Lines e dei Morace. Documenti che i carabinieri ritrovarono trasmessi da Fazio a Morace come fotografie attraverso whatsapp. Documenti che avevano carattere riservato. Tranchida ha riferito anche sulle pressioni esercitate da Fazio nei confronti del dirigente Asi ingegnere Pietro Re a proposito della salvaguardia della Liberty Lines circa il possesso dell’area dove è ancora oggi insediato il cantiere navale della compagnia di navigazione e a proposito anche dell’interesse dell’azienda Stefania Mode a ottenere in uso un immobile sito all’interno dell’area industriale di Trapani. Fazio poi sollecitato dall’ing. Re si occupò di non fare trasferire via da Trapani lo stesso funzionario. Tranchida ha poi risposto su un paio di fatture anomale presentate dalla Cantina Primavera per la fornitura di un ingente quantitativo di bottiglie di vino alla ditta Stefania Mode. Il pagamento di quelle fatture finì poi dai conti della Cantina a quelli personali di Fazio, e questo in un periodo in cui il cda della Cantina era composto da familiari dell’imputato. Tra gli argomenti toccati dal maresciallo anche l’attività parlamentare di Fazio, dalla quale sono stati estrapolati i comportamenti politici a vantaggio della Liberty Lines. A fine udienza Fazio ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee durante le quali ha contestato l’avvio delle intercettazioni, “perché le accuse della Piazza erano totalmente false” e ribadito che lui l’unico interesse difeso “è stato quello della collettività…tutelare la Liberty Lines era l’ultimo dei miei pensieri”. Il presidente agate però lo ha stoppato quando Fazio stava per addentrarsi nello specifico di ogni suo intervento legislativo, invitandolo a tornare a parlare alla prossima udienza, ritenendo fuori tempo massimo le dichiarazioni che stava rendendo, incompatibili solo con la prosecuzione dell’attività processuale prevista per la giornata di ieri e che vedeva impegnato lo stesso collegio giudicante. Prossima udienza a giugno quando verranno sentiti i testi sul caso Stefania Mode. la società della quale di colpo Fazio divenne consulente legale e per la quale nella veste di politico si sarebbe adoperato a risolvere la questione dell’uso commerciale di uno stabilimento a destinazione industriale: il famoso Palazzo Europa esistente all’interno dell’area industriale di Trapani.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.