Familiari vittime di mafia: l’ex pentito Vincenzo Calcara dichiara in udienza omicidi per i quali non è mai stato indagato

1747

“Enzo, spara! – E ho sparato”.
A dichiararlo è l’ex pentito Vincenzo Calcara il quale risponde in modo affermativo alla domanda posta dall’avvocato Santino Russo del foro di Agrigento, se avesse commesso ulteriori omicidi oltre quello di Francesco Tilotta, al quale aveva truffato un milione di vecchie lire, e per la cui uccisione aveva scontato una pena a 15 anni di carcere.
È stato mai indagato per questo omicidio? – ha chiesto l’avvocato Russo, il quale, basito per la risposta negativa data dall’ex collaboratore di giustizia, ha rilevato come ci si trovasse in presenza di una notitia criminis.
Le sconcertanti dichiarazioni da parte dell’ex collaboratore di giustizia, assistito dall’avvocato Antonio Consentino, sono state rese nel corso dell’udienza tenutasi presso il Tribunale di Agrigento l’11 marzo, nata a seguito di una querela per diffamazione a mezzo stampa presentata da Calcara a carico di Gian J. Morici, editore del sito lavalledeitempli.net, difeso dall’avvocato Russo, che in suo articolo aveva descritto l’ex pentito come omertoso e reticente.
Calcara, sentito come teste della Procura di Agrigento – ma citato quale teste anche dallo stesso Morici – ha reso inoltre dichiarazioni, mai rese prima dinanzi l’Autorità Giudiziaria, in merito alla presenza di Matteo Messina Denaro il giorno in cui ricevette da Francesco Messina Denaro l’incarico di tenersi pronto a uccidere il Giudice Paolo Borsellino.
Proprio l’aver taciuto sullo spessore criminale dell’attuale boss latitante, è stata una delle accuse mosse a Calcara da alcuni magistrati (Alessandra Camassa e Massimo Russo) e recentemente anche dal Procuratore Aggiunto di Caltanissetta, Gabriele Paci, che nel corso della sua requisitoria al processo che ha portato alla condanna all’ergastolo di Matteo Messina Denaro (accusato di essere tra i mandanti delle stragi in cui furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino) ha definito l’ex pentito come un ‘inquinatore dei pozzi’ e collaboratore di giustizia eterodiretto.
Particolare di non poco conto, il riferimento al trasporto di una cassa dalla Calabria alla Sicilia, trasporto al quale il Calcara prese parte, che secondo le sue supposizioni avrebbe potuto contenere l’esplosivo destinato all’attentato al Giudice Borsellino.
Un fatto inedito, del quale non risulta se ne abbia riferito ai magistrati affinchè si potessero sviluppare indagini che potessero consentire di risalire a chi fornì l’esplosivo per l’attentato di Via D’Amelio.
“A distanza di quasi trent’anni, sulla strage di Via D’Amelio e sui depistaggi delle indagini, si allungano ancora troppe ombre oscure – dice il presidente dell’associazione nazionale familiari vittime di mafia, Giuseppe Ciminnisi – Se dei collaboratori di giustizia – oltre al falso pentito Scarantino – hanno taciuto o mentito sulle responsabilità di chi volle le stragi; se hanno taciuto per decenni delitti commessi o la partecipazione ad altri reati, sarebbe incomprensibile che dopo averne dichiarato in un’aula giudiziaria, non si volesse procedere a verificarne le dichiarazioni rese e assumere di conseguenza le decisioni che ne derivano. Nella qualità di coordinatore nazionale dei familiari di vittime di mafia dell’associazione che mi onoro di rappresentare – prosegue Ciminnisi – ritengo sia dunque indispensabile chiedere che venga al più presto fatta chiarezza in merito alle dichiarazioni dell’ex pentito Calcara rese dinanzi i giudici di Agrigento, su fatti di reato tanto gravi, ed è per tale ragione che ho affidato ai legali di mia fiducia il voler valutare come procedere nelle sedi opportune”.

CONDIVIDI
Commenti Facebook
Articolo precedenteA Trapani la TARI più costosa d’Italia, a Fermo la meno cara
Articolo successivoSicilia. Lupo: parole Miccichè su gestione emergenza Covid aprano riflessione nelle forze politiche che sostengono Musumeci