E la Sicilia bara sui dati dei morti

2020

L’Ospite: caso Covid e numeri taroccati, Povera Patria

Di Francesco La Licata*

Povera Patria, dice il poeta. E stavolta siamo di fronte a una di quelle brutte storie che nessun vocabolario può aiutare a definire. La Patria è la martoriatissima Sicilia, ma non ci sarebbe da meravigliarsi se si scoprisse che atteggiamenti altrettanto “disinvolti” siano stati adottati da altre amministrazioni regionali. In sintesi la storia si può così riassumere: dato che durante gli ultimi mesi di questa pandemia i “numeri” del contagio erano troppo alti, l’assessorato alla Sanità e i loro tecnici hanno pensato di comunicare a Roma dei dati “taroccati”.
Cioè meno vittime, meno contagi e molti tamponi (mai fatti) in più: il tutto per non superare la soglia di allarme ed evitare decisioni “penalizzanti” per il territorio, cioè ulteriori chiusure e zone rosse. Ma quello che rende la pietanza ancora più indigeribile è lo spaccato che viene consegnato dalle intercettazioni telefoniche captate durante le conversazioni tra la dirigente dell’ufficio (quello che avrebbe dovuto sorvegliare sull’andamento della pandemia nell’Isola), altri tecnici e l’assessore, Ruggero Razza, che nella qualità di “responsabile” avrebbe poi certificato i dati comunicati. Numeri abbondantemente manomessi sulla base (si evince dall’ascolto) di un cinico calcolo di utilità politica. Solo cinismo politico che non tiene conto del valore della vita umana, del dolore di chi ha perso affetti e persone care. Espedienti per dimostrare una efficienza inesistente e, forse, tutelare gli interessi di un elettorato restio a sacrificare una parte del proprio fatturato per contribuire a garantire la salute pubblica.
C’era la soglia psicologica, da non superare, dei 20 morti in un giorno, c’era il limite invalicabile dei 500 positivi solo a Palermo o dei 7 morti a Biancavilla (Catania), bacino elettorale dell’assessore e del presidente della Regione. La responsabile dell’ufficio allora chiama l’assessore e, come se si trattasse di oggetti ingombranti, chiede se i numeri di vittime e contagi li deve trasmettere così come sono oppure “vuole che glieli spalmi ?”. E subito dopo, a proposito di Biancavilla, commenta: “Sette morti mi sembrano troppi”, come se si trattasse di una realtà modificabile a proprio piacimento e come se quei dati non fossero indispensabili per disporre una qualche contromisura ai contagi e prevenire situazioni ancora più gravi. Anche i numeri su Palermo inquietano l’assessore, preoccupato del fatto che la propria inadeguatezza possa essere giocata politicamente dal sindaco, Orlando, di fede opposta alla sua. E infatti, dopo poche ore, i numeri risulteranno molto cambiati in meglio.
La sanità in Sicilia è stata sempre terreno di fortune elettorali poi catastroficamente dissipate e annegate negli scandali, basti citare l’ascesa e la rovinosa caduta d’immagine del governatore Rosario Crocetta e, prima ancora, la fine ingloriosa di Totò Cuffaro sull’onda delle indagini sulla clinica Santa Teresa a Bagheria e l’ingombrante presenza del boss Bernardo Provenzano. E per ultimo l’arresto di Antonino Candela, una storia di appalti prepandemia, appena nominato dall’attuale governatore “coordinatore per l’emergenza coronavirus”.
*editorialista La Stampa

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