I “professoroni” per la Liberty Lines

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Processo Mare Monstrum: riprende il dibattimento dove è imputato l’ex sindaco Fazio, sentiti tre investigatori dei Carabinieri. Il caso del ricorso contro la Regione, incontri con il giudice De Lipsis e il prof. Pitruzzella. I fascicoli dell’antimafia regionale trovati negli uffici della società navale. Assunzioni pilotate e l’uso di una fiammante Mercedes da parte dell’imputato

Tre investigatori dei Carabinieri per ricostruire le pressioni della Liberty Lines per riuscire a vincere il contenzioso insorto con la Regione dopo l’annullamento in autotutela del bando con il quale veniva aggiudicata alla società armatoriale la gara per le rotte navali onorate, in sostanza i collegamenti veloci tra la Sicilia e le sue isole minori. La dirigente del dipartimento dott. Dorotea Piazza annullò quella gara dopo aver costato che erano sovradimensionati una serie di costi, se la gara fosse andata avanti la Liberty Lines avrebbe introitato un bel po’ di soldi in maniera facile facile. Come ha spiegato il maggiore dei Carabinieri Diego Berlingeri, ai giudici del Tribunale, collegio presieduto dal giudice Enzo Agate, le intercettazioni svelarono un forte e frenetico interesse della Liberty Lines a vincere quel ricorso, numerose i contatti tra gli armatori proprietari della società, Vittorio ed Ettore Morace, padre e figlio, con l’on. Girolamo Fazio, e i contatti di questi con esponenti di spicco della giustizia amministrativa, l’ex presidente del Cga siciliano, Raffaele De Lipsis e il prof. Giovanni Pitruzzella all’epoca presidente dell’Antitrust. Berlingeri, che all’epoca delle indagini, finite sotto il nome di Mare Monstrum, era il comandante del nucleo investigativo del reparto operativo provinciale dei Carabinieri di Trapani, ha indicato al Tribunale, rispondendo alle domande del pm Franco Belvisi, una per una le intercettazioni a riprova di questo attivismo, sottolineando in un passaggio come i Morace a Fazio ad un certo punto hanno parlato della necessità di trovare dei “professoroni” che li dovevano aiutare a vincere quel ricorso dopo che lo stesso nei primi di febbraio del 2017 era stato respinto dal Tar di Palermo. Nella fase della preparazione del ricorso al Cga la ricerca dunque di “appoggi” alle istanze della Liberty Lines. Le intercettazioni svelerebbero che la ricerca dei “professoroni” non sarebbe stata tanto rivolta a cercare esperti in materia di giustizia amministrativa, quanto soggetti in grado di intercedere per una decisione a favore della Liberty Lines. Una vicenda che è uno degli aspetti che hanno portato all’accusa di corruzione e traffico di influenze contro l’ex sindaco ed ex deputato Fazio, ieri presente in aula assieme ad uno dei suoi due difensori, l’avv. Lillo Fiorello. Il giudice Raffaele De Lipsis, imputato per queste stesse vicende, ma davanti al Tribunale di Roma, per come emerge dalle intercettazioni e dai pedinamenti dei Carabinieri, si è visto nella sua casa romana con Fazio e l’avv. Carlo Morace, legale della società navale, e con lo stesso Fazio poi ha avuto diverse interlocuzioni telefoniche. Attraverso De Lipsis i Morace e Fazio hanno saputo chi sarebbero stati i giudici del Cga e De Lipsis si premurò di parlare col presidente del Cga siciliano e i giudici del collegio per parlare proprio di quella causa amministrativa, annotando ogni cosa in una agenda che i Carabinieri trovarono nella sua abitazione durante una perquisizione nello stesso momento in cui, era maggio 2017, scattavano gli arresti tra gli altri di Ettore Morace e Mimmo Fazio, provvedimenti cautelari emessi dal gip del Tribunale di Palermo nell’ambito dell’inchiesta “Mare Monstrum”, la cosiddetta “tangentopoli del mare”. L’agenda usata da De Lipsis era quella dell’autorità nazionale anticorruzione, l”Anac. Nella stessa giornata in cui Fazio incontrava con Carlo Morace il giudice De Lipsis, vi fu un altro incontro, ha ancora riferito il maggiore Berlingeri, quello tra l’on. Fazio e il prof. Pitruzzella, all’epoca a capo dell’antitrust. Gli investigatori non poterono ascoltare nulla di quell’incontro avvenuto al tavolo di un ristorante nei pressi della sede dell’antitrust a Roma, da successive telefonate intercettate percepirono, dalla voce di Fazio, che “la posizione di Raffaele coincide con quella di Giovanni”. Un altro incontro avvenne a Trapani, stavolta tra Pitruzzella ed Ettore Morace, anche in questo caso non ci furono intercettazioni dirette, ma solo indirette alcune frasi appena accennate da Ettore Morace in auto col suo autista, ancora una volta oggetto della discussione il ricorso della Liberty Lines contro la Regione. “Bisogna stare attenti perché adesso le cose cambiano” fu invece ciò che disse De Lipsis a Fazio dopo la prima udienza del Cga, durante la quale la causa non fu decisa ma rinviata ad altra data e ad altro collegio. Pitruzzella avrebbe dovuto ben conoscere proprio quale responsabile dell’Antitrust la situazione venutasi a creare in Sicilia dopo che la cordata denominata SNS costituita dai due più importanti armatori siciliani, Morace per l’appunto, e il messinese Franza, leader della “Caronte & Tourist”, aveva acquistato la dismessa Siremar. Cosa che di fatto ha annullato ogni principio di concorrenza. Vicenda che fu anche oggetto di una interrogazione presentata alla Camera nella scorsa legislatura dal deputato Pd Mattiello, ma rimasta senza risposta. Ma in questa vicenda il prof. Pitruzzella viene fotografato dagli investigatori, seppure non essendo statoi mai indagato, come soggetto che si sarebbe mosso a favore della Liberty Lines, per una questione che certamente non interessava il suo incarico. Per la Procura è evidente che dietro l’attivismo ci sarebbe stato il tentativo di arrivare ai giudici del Cga per influenzarli in un pronunciamento a favore della Liberty Lines, vicenda per la quale Fazio è ritenuto assoluto protagonista, volendo far ottenere ai Morace ciò che legalmente non potevano ottenere. L’udienza di ieri è poi proseguita con la deposizione del maresciallo maggiore Giuseppe Tranchida e del Luogotenente Luca Tofanicchio, che hanno risposto alle domande dell’altro pm del processo, Brunella Sardoni. Tofanicchio in particolare ha risposto alle domande relative ad una perquisizione negli uffici della Liberty Lines, confermando che dentro un armadio erano conservati due dossier indirizzati alla commissione antimafia regionale e all’autorità anticorruzione, che certamente la Liberty Lines ufficialmente non avrebbe potuto mai ricevere. Due dossier pervenuti ad uffici del Parlamento regionale titolati “storie di un sistema di corruzione” e “altro che Guidi Gemelli e Petroli” che riguardavano proprio le condotte illecite che sarebbero state compiute dagli armatori Morace. Il maresciallo Tranchida ha invece riferito sull’uso che Fazio faceva di una Mercedes di proprietà della Liberty Lines. Ad una domanda del difensore di Fazio che ha chiesto se risultasse che l’imputato utilizzasse anche un’altra auto, una Alfa 159, di sua proprietà, Tranchida ha risposto: “da cittadino prima che da investigatore le posso dire di avere visto personalmente Fazio utilizzare la bici ma anche questa Mercedes”.Il maresciallo Tranchida, rispondendo sempre al pm Sardoni, ha riferito su una serie di assunzioni presso la Liberty Lines, segnalate da Fazio, ma anche da altri politici e sono stati fatti i nomi di Peppe Carpinteri, nell’entourage dell’on. Mimmo Turano, e dell’allora sindaco di Favignana, Paolo Pagoto. Assunzioni che venivano fatte dalla Liberty Lines attraverso una società interinale. “Numerosissime sono risultate essere le segnalazioni di Fazio accolte dalla società” ha evidenziato il maresciallo Tranchida. Tra i nomi quelli delle figlie dell’ex comandante dei vigili urbani di Trapani Giuseppe Russo. Tra gli assunti anche Roberto Fazio, nipote dell’imputato. La difesa ha chiesto al maresciallo Tranchida se risultava un licenziamento del nipote dell’imputato, il teste ha risposto di non sapere la ragione della risoluzione del rapporto di lavoro ma ha evidenziato ai giudici che immediatamente dopo il Fazio venne assunto all’Airgest. Altro aspetto affrontato dal pm Sardoni con domande rivolte al maresciallo Tranchida, quello relativo alla vicenda Stefania Mode, cioè all’acquisto ed utilizzo da parte di questa società, di un immobile compreso all’interno dell’Area Industriale di Trapani. Un edificio dismesso dall’uso industriale, acquistato dalla Stefania Mode, che però vedeva l’opposizione dell’ex consorzio Asi di Trapani nell’uso diverso da quello industriale e cioè quello commerciale. Anche in questo caso l’interesse dell’on. Fazio a tutelare gli interessi di questa società, diventandone consulente legale. Tranchida ha ricordato che Fazio oltre che scrivere le lettere della Stefania Mode dirette all’Asi per contestare l’azione intrapresa a sfavore della società. presentò un disegno di legge all’Ars per favorire insediamenti commerciali nelle aree industriali. Una norma “ad personam” sostenuta da Fazio e firmata da un altro deputato regionale trapanese, Nino Oddo. La norma, approvata in commissione però non riuscì a ricevere mai un voto finale di approvazione da parte del Parlamento regionale. Prossima udienza il 14 aprile.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.