Nome in codice “Diabolik1”

Operazione “Doppio Gioco”. Mafia, il nipote di Matteo Messina Denaro nel business milionario delle scommesse online. Montagne di denaro che gli investigatori di Catania scalano da anni. I soldi del gaming illegale online, per gli investigatori, finiscono dentro alle tasche di Cosa nostra. A interessarsene anche Francesco Guttadauro, nipote di Matteo Messina Denaro, legato da una profonda amicizia, e dal “sangue blu”, ai fratelli Placenti di Misterbianco.

C’è una password che descrive, in una sola parola, i legami tra Castelvetrano e Catania: Diabolik1. Il nomignolo di Matteo Messina Denaro era il codice di accesso scelto da suo nipote, Francesco Guttadauro, per entrare in un account Skype pieno, per i magistrati, di chat interessanti. Lì si sarebbe discusso del business multimilionario delle scommesse online illegali che orbitavano attorno a due poli d’attrazione: i fratelli Placenti di Catania, accusati di essere legati alla famiglia mafiosa etnea dei Santapaola-Ercolano, e il giovane Guttadauro dalla provincia di Trapani, che ha per zio – da parte di madre – il superlatitante più ricercato d’Italia. Nelle carte dell’operazione antimafia Doppio gioco della procura di Catania, Matteo Messina Denaro è un nome che torna spesso. Perché Guttadauro (non indagato in questa operazione) sarebbe stato avvezzo, fino a prima dell’arresto avvenuto nel 2013, a intimi rapporti d’affari all’ombra dell’Etna.

L’ordinanza di custodia cautelare firmata nei giorni scorsi dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo etneo conta 336 indagati (12 sono stati destinati al carcere, due agli arresti domiciliari) per reati che vanno dall’associazione mafiosa all’esercizio abusivo delle scommesse, passando per l’autoriciclaggio, l’evasione fiscale e la truffa aggravata. Ci sono 80 milioni di euro sequestrati e collegamenti che valicano i confini dell’Italia e arrivano in Germania, Polonia, Albania, Montenegro e a Malta. Da una parte si raccoglievano i soldi delle scommesse sportive su siti come Raisebet24.com, non autorizzati a operare in Italia, dall’altra si ripuliva il denaro reinvestendolo in attività commerciali. Mentre il capitale aumentava e la diffusione delle agenzie che raccoglievano scommesse illegali si ampliava grazie a una fitta rete di agenti commerciali.

Montagne di banconote. I magistrati catanesi le scalano da tempo. Sono anni che le indagini della Guardia di finanza etnea stringono il cerchio attorno ai fratelli Placenti di Misterbianco, il Comune più grande alle porte di Catania. Carmelo e Giuseppe Placenti, del resto, sono stati protagonisti assieme al terzo fratello Vincenzo dei blitz Revolution bet 1 e 2, datati novembre 2018: due operazioni che avevano cominciato a raccontare l’evoluzione degli interessi della malavita organizzata. Secondo la prefettura di Catania, che ha chiesto e ottenuto dal ministero dell’Interno lo scioglimento per mafia di Misterbianco, i suddetti interessi arrivavano anche nelle stanze del municipio: il vicesindaco di quei giorni, Carmelo Santapaola, era indagato allora con l’accusa di intestazione fittizia per conto dei Placenti. Ed è indagato di nuovo per avere, secondo l’accusa, aiutato a costruire la rete dei centri scommesse attraverso lo Stivale.

I protagonisti indiscussi anche di questa inchiesta restano i fratelli Placenti. Ad aprile 2018 la procura di Palermo mette i loro nomi accanto a quello di Matteo Messina Denaro. I magistrati palermitani scrivono di avere ricostruito “compiutamente gli interessi di Cosa Nostra (e di alcuni stretti familiari dello stesso Messina Denaro) nel settore del gambling on line”. “Lo stretto familiare” sarebbe stato Francesco Guttadauro che, “grazie al suo rapporto con i fratelli Placenti, che gestivano a Catania la rete delle scommesse on line, è riuscito ad entrare in tale circuito”. Almeno a partire dal 2011. Da un lato i Placenti avrebbero garantito loro il know how del settore, dall’altro Guttadauro avrebbe permesso loro di inserirsi anche a Palermo col benestare delle cosche locali. C’è una conversazione del 2011, intercettata dalle cimici degli investigatori, che sui legami di amicizia non lascia dubbi: “Vita mia”, comincia Enzo Placenti (che nell’inchiesta Doppio gioco non risulta indagato). “Ciao, amore mio”, gli risponde Francesco Guttadauro. L’obiettivo della conversazione è fissare un incontro a Catania. I due, sostengono, si intendono meglio di chiunque altro. “Tu sei di un’altra pasta – dice Placenti al nipote di Matteo Messina Denaro – Sangue blu”. “E tu sei mio fratello”.

La nobiltà in certi ambienti è cosa seria. “Noi siamo nati con certi principi – dice Guttadauro – E li porteremo avanti fino alla fine”. E aggiunge: “Io fratelli maschi non ne ho, ma ho voi”. Certi affetti sono scritti nei cromosomi e valgono come un tesoro. A tenere puliti i dobloni ci avrebbe pensato Carmelo Raspante, emigrato da Regalbuto (neanche settemila anime in provincia di Enna) alla Germania. Pure lui di sangue blu ne sa qualcosa: sua sorella ha sposato il pugliese boss della Sacra Corona Unita Albino Prudentino, re del traffico di sigarette negli anni Ottanta e Novanta e, di recente, interessato anche lui alle scommesse online. Raspante, nel 2016, è stato arrestato con l’accusa di essere uomo del clan Santapaola-Ercolano a Messina. Anche in quel caso, per affari di gambling. A Raspante sarebbero riconducibili non solo società di scommesse e casinò online con sede a Malta, ma anche un’impresa di catering in Germania, adesso sequestrata. Dai riscontri forniti dall’Interpol ai finanzieri catanesi, è spuntata una denuncia a carico della sua ditta nel 2018 per sospetto riciclaggio di denaro. Di mezzo c’erano 86mila euro per il noleggio, nostalgia del buon cibo siciliano canaglia, di un’Ape Piaggio e di un food truck.

fonte fanpage.it

CONDIVIDI
Commenti Facebook
Articolo precedenteTrapani: a Osp Srl la gestione del terminal aliscafi
Articolo successivo“Compensazione in favore dei Comuni” per crisi Covid, la Commissione Bilancio dell’ARS dice no