Covid, è castellammarese uno dei primi vaccinati in Toscana: “Un atto di responsabilità”

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Un infermiere castellammarese impegnato in prima linea nel reparto Covid di Empoli, è stato tra i primi a ricevere la dose di vaccino contro il Covid in Toscana. “Ho accettato subito, senza timore.”

EMPOLI. È di Castellammare del Golfo uno dei primi operatori sanitari vaccinati contro il Covid in Toscana. Si tratta di Giuseppe Longo, 31 anni, infermiere da tre anni all’Ospedale San Giuseppe di Empoli.  Lo scorso 27 dicembre, durante il cosiddetto V-day nazionale, è stato tra i primi ad avere la dose di vaccino della Pfizer-BionTech. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente dopo il turno di lavoro in ospedale.

Giuseppe, in servizio dal 2017 all’Ospedale “San Giuseppe” di Empoli, che fa parte all’ASP Toscana Centro, è stato scelto tra i tanti colleghi che operano nel reparto Covid per la vaccinazione. Alla Toscana per la giornata simbolica di vaccinazione sono arrivate 620 dosi. Le fiale, prelevate dall’Esercito allo Spallanzani di Roma e trasportate all’ospedale fiorentino di Careggi (hub regionale per la distribuzione), sono state poi distribuite nei vari ospedali. “Noi siamo stati tra i primi ad avere il vaccino in regione” – spiega Giuseppe Longo ad Alqamah.it. Durante la prima ondata Giuseppe è stato travolto dal Covid. Come tanti suoi colleghi si è trovato catapultato in trincea contro un virus sconosciuto. Anche in questa seconda ondata Giuseppe è in prima linea nel reparto Covid di Empoli. “Spero di non trovarmi anche con una terza ondata. È stata, ed è ancora, davvero dura. Adesso la situazione è in leggero miglioramento, ma fino a qualche settimana fa, principalmente da ottobre a novembre, abbiamo avuto circa 600 ricoverati per Covid. Numeri davvero enormi considerando che durante la prima ondata, da marzo ad aprile, abbiamo registrato circa 150 ricoverati per Covid. In questa seconda ondata, visto l’alto numero di ricoveri, è stato necessario aprire anche una seconda rianimazione e i posti letti sono stati incrementati. È stata molto più dura rispetto alla prima, più di quanto sia stato percepito all’esterno.” Il racconto di Giuseppe è freddo, duro, reale. Ha vissuto le due fasi della pandemia, ha visto alternarsi storie e vite diverse in quei posti letti che non bastavano mai. Chi ha vissuto in prima linea questa pandemia ha toccato con mano la sofferenza e la malattia. Sfiorando ogni giorno la vita e la morte.

“Il vaccino è un gesto di responsabilità”

Se nella prima fase della pandemia si sapeva poco di questo virus, in questa seconda gli strumenti sono stati maggiori, ma con unica consapevolezza: il vaccino sarà la vera svolta. Ce lo hanno ripetuto in tanti, medici e politici. Così non appena si è presentata l’occasione Giuseppe si è fatto trovare pronto. “Hanno scelto alcuni rappresentanti su base volontaria tra medici, infermieri e ausiliari di ogni singolo reparto, soprattutto tra quei soggetti impegnati nel reparto Covid, così ho dato il mio consenso.” Tra i primi a vaccinarsi il primario della rianimazione, medici e altri infermieri. “È chiaro che molte vaccinazioni, oltre a quelle per i soggetti più a rischio, sono state simboliche come avvenuto nel resto del Paese. La comunicazione, come abbiamo visto in questi anni, è importante per veicolare un messaggio. Questo sulla vaccinazione – afferma Giuseppe Longo ad Alqamah.it – è importantissimo, per questo motivo considero positiva questa giornata del V-day. È anche una risposta a chi si informa soltanto sui social, senza verificare accuratamente le informazioni. Ecco, il V-day secondo me ha centrato l’obiettivo: ricordare a tutti l’importanza di un vaccino, in particolare questo contro il Covid.”

“Ho accettato subito di fare il vaccino senza timore, per diversi motivi. – aggiunge Giuseppe Longo ad Alqamah.it – Prima di tutto sono convinto che c’è stato un lavoro di ricerca enorme e per questo è un vaccino sicuro, quindi volevo poterlo testimoniare in prima persona. È stato anche un gesto di responsabilità verso gli altri. Soprattutto per i miei cari che vivono giù a Castellammare e che spero di poter rivedere presto. Nei prossimi mesi sicuramente potrò tornare con più sicurezza e tranquillità”. Giuseppe è il primo castellammarese ad essersi vaccinato contro il Covid e non è tornato in Sicilia per queste vacanze di natale e non lo farà ancora per un po’. “Non avevo la possibilità purtroppo, qui si lavora tanto e in realtà neanche ce ne siamo accorti che è passato il natale. Ci saranno tante altre giornate di festa.”

Giuseppe mette subito le mani avanti, sorridendo: “Sono passati già due giorni, sto benissimo, nessun sintomo, nessun effetto collaterale. Tutti i vaccini però hanno effetti collaterali, è chiaro che più persone si vaccinano più ci sarà la possibilità di trovarne uno che potrebbe svilupparli. Anche il paracetamolo – aggiunge – può provocare degli effetti collaterali. Vaccinarsi rappresenta anche una risposta ai cosiddetti negazionisti”. Anche per Giuseppe, quindi, tra 21 giorni ci sarà il richiamo come previsto dai protocolli sanitari. Intanto continua il suo lavoro in prima linea nel reparto Covid, sperando di poter tornare presto in Sicilia.

Storie nel reparto Covid, tra dolore e amore

“Tra le scene che più mi sono rimaste impresse in questa seconda ondata, c’è sicuramente quella di un ragazzo che non potendo comunicare con la proprio famiglia perché attaccato al casco per respirare, si scrisse i nomi dei figli sul braccio e la scritta “vi amo”. Lo ha mostrato durante la videochiamata  con il tablet che usiamo per mettere in contatto i pazienti con le famiglie. Non potendo parlare, scrivere era l’unico modo per far capire che era lucido. È stato un momento molto toccante.” Alla fine il ragazzo è guarito ed è tornato a casa. “L’ho anche rivisto successivamente, ed è stata una scena davvero emozionante.- racconta Giuseppe che anche oggi sarà in reparto – Io l’ho riconosciuto subito, lui chiaramente ha fatto più fatica, mi ha riconosciuto dagli occhi perché non mi aveva mai visto senza lo scafandro. È stata una scena che difficilmente dimenticherò”.

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Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.