Omne initium grave (parte terza). Turiddu crozza

I racconti di Nicola Quagliata.

Omne initium grave parte terza. Turiddu crozza

Sterzò tutto a destra, ingranò la prima e diresse il camioncino sulla discesa, verso il cimitero che non era distante. Subito dopo la curva sulla sinistra c’era il cancello, ma qualcosa cominciava a comprendere Peppe. Proprio in quei giorni correva voce in paese di un cadavere ritrovato dai carabinieri del paese sulla riva del fiume…. Coi piedi ancora nell’acqua, in un punto in cui l’acqua ristagnava era mescolata al sangue del c e si diceva che era un cacciatore venuto da Castelvedere rimasto vittima di uno sparo da parte di un altro cacciatore sconosciuto, che non lo aveva visto. Con questa versione del fatto ne camminava un’altra, di un picciotto caduto in un agguato di mafia, della guerra in corso a Castelvedere, un picciutteddu, che ancora non gli era cresciuta la barba, venuto a morire a Salemi, non si sa come e perché.

Ma ancora Peppe non capiva cosa potesse avere a che vedere questa storia con lui ed il suo camioncino. Non chiese ed aspettò che fossero arrivati per avere finalmente chiaro il quadro. Fece la curva, un breve rettilineo ed arrivò all’altezza del cancello; girò sulla sinistra, attraversò lo spiazzale e si fermò davanti al cancello illuminato dai fari.

– Bonu peppi, ora scinnu e grapu lu cancellu, tu trasi e ti metti a destra davanti alla camera mortuaria e scinni cu mia. –

Scese dal camioncino, si diresse sulla destra del cancello, rovescio una pietra accostata al muro e tirò delle chiavi con cui aprì il lucchetto della catena avvolta al cancello, quindi abbassò la maniglia ed apri la prima anta, sollevò il ferro che bloccava l’altra anta e spalancò del tutto il cancello. Illuminato dai fari del camioncino entrò per primo, diretto verso la camera mortuaria, la apri entrò ed accese la luce elettrica.

Peppe accostò lentamente il camioncino alla porta e scese entrando pure lui nella camera mortuaria.

Al centro dello stanzone c’era una bara di legno grezzo, di pino  tagliato da poco, che ancora odorava di legno fresco,   poggiata su due trespiti di metallo con due piedi ciascuno, un trespito alla testa della bara ed uno ai piedi, tenendola sollevata.

– Peppi, ora lu sai, chistu è lu trasportu che devi fare… ora m’aiuti e la carricamu… –

Peppe era perplesso, gli salì come un sinchiozzo alla gola che lo fece sussultare, con le braccia calate si guardava intorno confuso, con tanti interrogativi nella testa. Turiddru era nel suo regno, era deciso e sicuro di se:

– Peppi, ca’ ci semu eu e tu, e lu mortu. Iddu nun ci po’ aiutari, eu e tu avemu a truvari ogni soluzione, tutto sta a mia ed a tia, poi sulu a tia, tu la pigghi pi li peri che è chiù leggia eu pi la testa e l’accomodiamo sul camioncino… –

– Ma con tutta l’acqua chi cari di ncielu … –

– Peppi avemu na ncirata, la avvolgiamo na la ncirata e viri chi nun si bagna, li cordi ci l’hai? La fissiamo con le corde e vedrai che non si muove e con l’aiuto delle anime benedette tutto andrà liscio, la devi consegnare al cimitero di Castelvedere… – A quest’ora? –

– Non temere, sono avvisati e ti aspettano, a Castelvedere vogliono la salma, lu sapi Dio pirchì … –

– E’ certo che la famiglia ne richiede il corpo, per il funerale e dargli sepoltura crisitana… –

– la famigghia… la famigghi nun sapi ancora nenti, nun sapi che è morto…. –

– possibile che la famiglia nun sa niente? Ed allora a Castelvedere chi lo vuole il corpo? –

– l’avutra famigghia… Peppi, ancora nun capisci? Si stannu ammazzannu comu li bestie, chistu è lu quarto di na stessa famigghia, il più piccolo di sei fratelli, ne restano altri due e non se ne sa niente, se sono vivi, se sono morti… c’è cu pensa che stanno in qualche macaseno tra li feura a cuntarisi li morti… ma non hanno più niente da fare, fineru… e finiu puru stavutra guerra. Questo è quello che penso io, ma potrebbe trattarsi di qualsiasi altra cosa.-

Indicando la bara che stava da parte, ad un lato della sala mortuaria, disse a Peppe:

•      Lo vuoi vedere? …

•      Ma che dici? I morti sono sacri!

•      A mia lo dici? Che ci lavoro? Io col sacro ci travagghiu. Io lo dicevo per te, tu lo vedi e sai cosa porti sul tuo camioncino.

•      No! Non lo voglio vedere, tu ci lavori ma io no e per me un morto è sacro…

Crozza si allontanò basculando verso uno stipo addossato alla parete opposta al morto, sulla destra dell’entrata, aprì un tiretto rumoroso per la ferraglia che conteneva e ne tirò fuori un cacciavite con un grosso manico di legno grezzo ed una tenaglia da falegname, e con la sua camminata, che avrebbe spaventato tutti i morti del camposanto, con il cacciavite in una mano e la tenaglia nell’altra per bilanciare i pesi, facendoli volteggiare per aria insieme alle braccia, in armonia con l’andatura ondulante, si diresse verso la cassa appoggiata sui trespiti di ferro , ciascuno con due sostegni terminanti con tre piedi raffiguranti dei leoni seduti,  guardiani possenti dell’oltre tomba. Peppe intuisce che Crozza stava andando a scoperchiare il morto, a che altro gli potevano servire quegli arnesi? E gli disse deciso:

–      Ti ho detto che non ho bisogno di vederlo, metti da parte quegli attrezzi, che mi sembrano più adatti a schiodare la croce , non c’è motivo che io lo veda, lascia stare lu munnu come va’.

Stava dicendo lascia stare in pace il morto, ma poi pensando che quello veramente ci lavorava coi morti e vi manteneva la familiarità che si ha in genere con l’oggetto del proprio lavoro, e Crozza sembrava proprio uno che amava il suo lavoro, il che escludeva che potesse essere molesto, si trattenne dal dirlo, ma rimase inquieto, non certo per la vista del morto, ma per la profanazione e per qualcos’altro che non sapeva definire.

–      Peppi, mi dissero che prima di partire col morto lo devi vedere, devi sapere che porti e chi porti, ed io te lo faccio vedere, credimi, non è per un mio piacere…

–      Ti dissero? E chi sono questi? Chi te lo ha detto?

–      Peppi è la regola, è così che si fa, non si trasporta un cadavere senza averlo visto. Tu ora lo vedi e poi torni a vederlo quando lo consegni, lo vedi, lo guardi e confermi che è lo stesso che ti è stato affidato nel cimitero di S., anzi, non dire cimitero, dici solo S., meno si dice in queste cose e meglio è. Lo consegni e sei libero, te ne torni al tuo lavoro al tuo paese. Ma ora rassegniamoci, lo devi vedere.

Si mise a svitare una vite dalla cassa grezza di abete, sulle tavole si vedevano le venature del legno ed in molti punti i nodi, e mentre girava la vite mormorava per conto suo una litania, poi si rivolse di nuovo a Peppe:

–      I cimiteri sono fatti perché i morti non devono stare coi vivi,  non possiamo neppure dire che il morto ha abbandonato la vita, perché il morto lo troviamo già senza vita ed è altra cosa da quel che era prima quando ancora quel dato corpo la possedeva, e non importa come la vita gli sia stata strappata, perché la vita viene sempre strappata e si tratta dello strappo definitivo per chi non crede nella resurrezione della carne – tu sai che io prima facevo il sagrestano e prima ancora ho studiato in seminario, e sai pure perché sono stato allontanato prima dal seminario e poi dalla chiesa, alla morte del vecchio parroco che di nicu nicu mi aveva portato in seminario,  qui ora non do fastidio  perché a loro non si può dare fastidio. Dio mi ha creato storto, ma avevo una pelle che sembravo una fanciulla, ed il seminario è come il carcere maschile, e ne approfittavano pure i grandi, storto fisicamente e storto in tutto il resto, ma ripeto ora qua non posso nuocere – ecco qua, la vite se ne è venuta.

Crozza passò ad un’altra vite, sempre in vena di fare il filosofo.

–      Dicevo che non importa se è stato assassinato oppure per vecchiaia o per che altro, nessuno vuole lasciarsi strappare la vita, ma quando avviene la separazione questa va mantenuta, ed i morti vanno lasciati in pace. Sai quanti vengono e mi pregano di riaprire la tomba perché vogliono vedere il loro caro, madri, padri, mogli, mariti amanti, perfino amanti, – in testa ci stanno le donne, madri o mogli o amanti, in loro è più forte l’amore e l’attaccamento, Dio e la natura così ci hanno fatto –  non si rassegnano, non accettano quella separazione, ed io capisco perché nell’antichità le donne seguivano il marito nell’aldila, e giurano che è l’ultima volta, ma io manco per tutto l’oro del mondo, non prendo in nessuna considerazione quelle richieste. Ma capisco anche il senso delle feste e capisco perché il giorno dei morti è così importante per tutti noi in Sicilia, dalle altre parti non è lo stesso, e capisco perché diciamo ai picciriddi che i morti cari durante la notte, vengono a portare regali, questo in qualche modo li avvicina ai loro cari, la loro visita allevia il distacco. Da noi in Sicilia vengono loro a farci visita, ed i vivi che si recano al cimitero sulle loro tombe, vanno come se li avessero come spettatori, loro i vivi, protagonisti ed attori di una recita per i morti, e si fanno vedere con le scarpe nuove, il vestito nuovo, la camicia e pure la cravatta, per fare bella figura e come segno di ospitalità ed accoglienza, l’ospite non va accolto a casaccio, il momento dell’arrivo dell’ospite è un momento importante e per questo ci si presenta puliti e coi vestiti nuovi. Camminano tra le tombe e lo fanno come se fossero osservati dai loro defunti con la schiera dei loro amici. Ma poi sappiamo che mai c’è stato un ripensamento mai nessuno è ritornato, tranne Gesù Cristo che era figlio di Dio. –

Peppe non riusciva a seguire i ragionamenti di Crozza che gli sembravano in quel momento stravaganti e non gli sembrava quello il momento di mettersi a parlare della propria vita e di quella dei morti, perché questo stava facendo Crozza, oltre a scoperchiare la bara, parlava della sua vita storta e dei morti; si finisce sempre col parlare dell’oggetto del proprio lavoro, un maestro dei propri alunni, un pastore delle pecore, un camposantaro delle tombe e dei morti, difendendoli e con familiarità.

•      se quei cornuti dei miei clienti mi pagassero sempre e lo facessero con puntualità, anche io li difenderei e potrei anche volergli bene e potrei rispettarli…. Ma mi fanno gettare il sangue per farmi pagare.

Intanto che Crozza svitava e parlava, faceva passare il tempo mente fuori a tratti la tempesta infuriava  e scaricava acqua e vento, ed bagliori dei lampi illuminavano i filari con le croci e le cappelle – una finestra a vetri sulla parete dal lato dove era la bara lasciava intravvedere parte del cimitero –  ed a tratti si placava lasciando solo una pioggerella fine come pegno del suo ritorno. Le viti erano numerose e Crozza lo fece presente:

•      un ti scantari Peppi, alla chiusura non rimetto tutte le viti, ma solo quelle necessarie per questo viaggio, poi si capisce che a Castellammare vorranno pure loro vedere il morto e scoperchieranno di nuovo la cassa, perciò io non metterò tutte le viti e quelle che rimangono le do a te e tu le consegnerai al guardiano del cimitero di Castellammare e saprà lui cosa fare. Il ragazzo, perché di un picciutteddru si tratta, è stato colpito al petto ed alla schiena, perciò la testa ed il viso sono intatti, poi ha perso pure molto sangue ed anche per questo si mantiene bene, perciò quando apro nun ti scantari.

•      ma se è stato colpito al petto ed alla schiena come può essere un incidente di caccia?

•      Nessuno infatti crede all’incidente di caccia, ma questa è la verità ufficiale, ma tutti sanno che non si è trattato di incidente, di caccia si, ma caccia all’uomo, e non incidente.

Abbozzò le labbra ad un sorriso stretto ed amaro, ironico.

•      Il medico venuto a vederlo per l’autopsia ha detto che il colpo alla schiena è partito da lontano, quello al petto è stato sparato da vicino e gli ha fracassato la gabbia toracica, lo stesso fucile con cartucce calibro 12 preparate in casa, probabilmente dallo stesso che ha sparato, certamente un cacciatore, ma anche un sicario .

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