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Mazara: i motopesca Antartide e Medinea hanno ormeggiato in porto verso le 10. Ancora gli equipaggi non sono scesi a terra

Piove a dirotto a Mazara, ma il rumore della pioggia incessante, all’incirca verso le 10, è stato coperto dal suono delle sirene dei motopesca ormeggiati in porto, e dalle urla di gioia dei familiari dei 18 pescatori appena tornati con i loro pescherecci, Medinea e Antartide, dopo una prigionia di quasi 110 giorni in carceri della parte Cirenaica della Libia, a Bengasi. A scortare i due motopesca, che 48 ore addietro hanno lasciato il porto di Bengasi, una unità della Marina Militare. A terra tantissima gente e con un sistema di protezione assicurato da forze dell’ordine, sanitari, protezione civile, soprattutto per evitare contagi Covid 19. Una volta ormeggiati i motopesca nella banchina Ruggero II , i pescatori si sono affacciati dalle prue dei loro pescherecci, il primo contatto visivo con i familiari fermi in banchina. Ad accedere a bordo sono stati i sanitari dell’Usca di Trapani, per effettuare il tampone e ci resteranno fino a quando non ci sarà l’esito. Successivamente saranno sottoposti al controllo molecolare.  Poi potranno scendere , dove però oltre ai familiari li attendono i Carabinieri del Ros che li sentiranno su ordine della Procura di Roma che ha aperto un fascicolo dopo il sequestro operato in mare lo scorso 1 settembre dalle motovedette del generale Haftar. I due pescherecci si trovavano a 40 miglia da Bengasi, in quelle acque che il diritto della navigazione riconosce essere internazionali, ma sulle quali da 50 anni la Libia rivendica la propria territorialità. “Torneremo a ridere e a scherzare. Li conosco, sono grandi uomini”. Così Marco Marrone, armatore del Medinea, oggi è il nostro Natale, anticipato di qualche giorno. Mi auguro che questa storia sia da sprone per unire la marineria di Mazara, che nella sua storia ha subito almeno 50 sequestri; e serva al governo per risolvere la questione dei confini marittimi della Libia”. “Grande felicità – dice il sindaco Salvatore Quinci – i nostri pescatori che al di là delle diverse nazionalità sono tutti mazaresi (otto gli italiani, sei tunisini, due senegalesi e due indonesiani ndr) potranno riabbracciare i loro cari, guardiamo con felicità a questo momento, ma già chiediamo da adesso che la politica nazionale, assieme a quella europea, affronti e risolva una volta e per tutte il problema della pesca in quel tratto di mare. I nostri pescatori vanno lì per lavorare, per calare le loro reti e non per rubare. Io sono molto emozionato, finalmente finisce in incubo”. I familiari dei pescatori si trovano vicinissimi alle due barche, solo a loro è stato consentito superare gli sbarramenti. Almeno 200 i giornalisti accreditati. “Non vedo l’ora di abbracciare mio figlio”, dice Anna Giacalone. “Non sto nella pelle – aggiunge – questi giorni non passavano mai. Finalmente ci siamo”. “Siamo stati tutta la notte al telefono con il mio comandante Pietro Marrone. Abbiamo pianto e riso tanto”, ha detto Marco Marrone, l’armatore del peschereccio Medinea. “Oggi è il nostro Natale lo abbiamo anticipato di qualche giorno”, dice ancora Marrone. In banchina si rimbalzano i contenuti delle telefonate con i pescatori che già durante la navigazione hanno fatto sapere che sono stati lunghissimi giorni di prigionia, costretti a star divisi tra loro, per alcuni giorni reclusi in celle sottoterra. Poi per fortuna l’annuncio della libertà, proprio in quelle ore in cui era stato comunicato dai libici l’imminente inizio contro di loro di un processo. Ultima cena sui pescherecci, ieri sera, prima dell’approdo a Mazara. La cena è stata offerta dalla Marina Militare e dall’equipaggio della nave “Carlo Margottini” che scorta da due giorni i due pescherecci. Insieme con la cena è arrivato anche un biglietto con su scritto ‘Bentornati a casa”. A salutare il loro arrivo il volo di un gruppo di bianche colombe.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.