Un giudizio che non arriva

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Strage Cottarelli, torna libero il pacecoto Salvatore Marino, la Cassazione fa tornare il processo in appello

Un giudizio definitivo che non arriva da 14 anni, per il pacecoto Salvatore Marino accusato di avere ucciso a Brescia il 28 agosto 2006, con suo cugino Vito Marino, una intera famiglia: a morire in maniera terribile, sgozzati, furono Angelo Cottarelli, 56 anni, sua moglie Marzenne di 41 e il loro figlio, Luca di 17 anni. Cottarelli. era per così dire in affari con Vito Marino, gli avrebbe fornito fatture false per una maxi truffa a proposito di finanziamenti dell’Unione europea gestiti dalla Regione. Marino ad un certo punto ritenne Cottarelli colpevole di sottrargli denaro, andò fin dentro casa sua un buon mattino, spalleggiato pare dal cugino, che fu quello che avrebbe messo mano al coltello uccidendo davanti agli occhi di Cottarelli, prima la moglie e poi il figlio. Poi stessa fine fu riservata allo stesso uomo, che fu trovato ancora in vita dai soccorritori, ai quali avrebbe avuto il tempo di dire chi era stato. Con i due Marino ci sarebbe stata un’altra persona, il faccendiere Dino Grusovin, condannato intanto a 20 anni, che convinse Cottarelli quella mattina ad aprire loro la porta. Vito Marino, discendente dal boss mafioso Girolamo, detto Mommo u nanu, ammazzato da Matteo Messina Denaro, nel 1986, per avere disubbidito ad un ordine, per quella strage dopo essere stato latitante, è adesso in carcere a scontare l’ergastolo, condanna diventata definitiva. Suo cugino Salvatore invece oggi è tornato libero. Ieri sera la Cassazione ha annullato la condanna all’ergastolo inflitta dalla Corte di Assise di Appello di Brescia. Salvatore Marino, difeso dagli avvocati Giovanni Palermo e Giuseppe Pesce, torna libero ma dovrà affrontare un undicesimo processo. È stato lungo e altalenante l’excursus giudiziario, che in parte ha condiviso con suo cugino Vito per il quale alla fine la sentenza di condanna è diventata definitiva. I due cugini furono arrestati dalla Squadra Mobile di Trapani due settimane dopo la strage della famiglia Cottarelli. I poliziotti della Squadra Mobile si interessavano già di Vito Marino, indagato nell’inchiesta proprio su quella maxi truffa nella quale era coinvolto anche Angelo Cottarelli. La Procura di Trapani, col pm Andrea Tarondo, attraverso i poliziotti della Mobile, diretti allora da Giuseppe Linares, ne seguiva le tracce. Cottarelli con la famiglia era stato anche a Trapani per le vacanze estive. Presto dunque i poliziotti arrivarono a Vito Marino e a suo cugino Salvatore, che così furono arrestati su ordine della Procura di Brescia. Arrestati, rilasciati dopo una prima assoluzione, poi la latitanza cominciata alla vigilia di una prima condanna, Salvatore Marino scappo a Tenerife dove però fu acciuffato sempre dai poliziotti della Squadra Mobile di Trapani. Da allora ancora assoluzioni, condanne, rinvii al giudizio di altre Corti di primo e secondo grado. Con l’ultima ma non definitiva pronuncia di ieri siamo arrivati per Salvatore Marino a dieci processi, il prossimo sarà l’undicesimo.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.