Trapani è “un campo minato”

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Politica, mafia, poteri forti e massoneria segreta, mentre dinanzi al gup è cominciata l’udienza preliminare dell’operazione “Artemisia”

“Trapani, un campo minato”. A scriverlo nel gennaio del 1983 fu lo scrittore Vincenzo Consolo, in un articolo comparso su “Il Messaggero” l’indomani dell’omicidio mafioso del sostituto procuratore Gian Giacomo Ciaccio Montalto. Consolo lo aveva conosciuto a Trapani, otto anni prima, durante il processo in Corte di Assise per la morte di tre ragazzine, innocenti bambine, Antonella Valenti, Ninfa e Virginia Marchese. Imputato il cosiddetto mostro di Marsala, Michele Vinci. Ciaccio Montalto e Consolo spesso a fine udienze stavano assieme per lunghe chiacchierate. Quel magistrato confidò a Consolo il suo isolamento in una città che non gradiva le indagini sui suoi segreti. “Un territorio occupato dalla mafia” scriveva così Consolo, dove c’era “chi combatteva la guerra non per una vittoria personale ma per fare affermare sicurezza, valori civili, democrazia e libertà”. Gli scritti e gli appunti lasciati da Consolo, messe assieme alle parole dette a lui dal magistrato Ciaccio Montalto, su una realtà cittadina parecchio ammorbata dalla mafia e dalla massoneria, possono essere calati nella realtà odierna, dove la sfida mossa da “poteri occulti e forti” contro la legalità, si tocca con mano. La mafia oggi è sommersa, ma è diventata tanto spavalda da presentarsi laddove c’è necessità che essa si palesi, per lo più nella politica, nella vendita dei voti, in affari e appalti. Dove se non c’è Cos nostra, ci sono i cosiddetti “poteri forti”, forti perché riescono ad avere una certa cittadinanza, grazie al crocevia di rapporti gestito dalla massoneria, quella che si dice legale spesso agisce come quella segreta conosciuta a Trapani con la Iside2 del gran maestro Gianni Grimaudo o altrove come la P2 di Licio Gelli o più di recente con la P4 di quel noto Luigi Bisignani. La massoneria resta quella che era già ai tempi di Ciaccio Montalto, il “convitato di pietra”, oggi nemmeno si nasconde più, tocca tutti gli ambienti, certa informazione compresa, c’è nei momenti clou della vita cittadina e dell’intera provincia. Basta sfogliare le pagine di decine di indagini,  non c’è una indagine che abbia riguardato la pubblica amministrazione dove non abbia detto presente un massone, come imputato, correo e spesso teste. Trapani, campo minato, per dire come scriveva Consolo, lo era e lo resta. Qui per fare affermare la legalità ogni giorno c’è da affrontare una battaglia, molte sono state vinte,  ma c’è una guerra da vincere in una terra dove c’è una minoranza capace di influenzare la maggioranza e che preferisce la tranquillità offerta dai mafiosi. Mafiosi che oggi sono anche diventati belli, non portano più coppole e lupare, e vestono abiti griffati, girano e scrivono sui social, si offrono agli altri con grande savoir faire. C’è una indagine condotta dalla procura di Trapani, che di recente ha provato a dimostrare l’esistenza nella provincia di Trapani di una commistione tra poteri forti e la massoneria, i pm sono convinti che grazie alle indagini dei Carabinieri di Trapani è stata scoperta una loggia segreta, capeggiata da un politico d’eccezione, oggi oramai ex deputato, il medico Giovanni Lo Sciuto. Lo Sciuto faceva parte della commissione antimafia regionale, proprio mentre la Dia in un rapporto sottolineava suoi rapporti d’affari con la famiglia dei mafiosi Messina Denaro di Castelvetrano. Musumeci era l’allora presidente della commissione antimafia regionale, non pensò mai di chiedere le dimissioni di quel deputato. L’indagine è frutto di un intenso lavoro investigativo dei Carabinieri. Mesi e mesi di intercettazioni e pedinamenti, tutto raccolto in decine di faldoni classificati sotto il nome dato all’operazione, “Artemisia”. Le misure cautelari eseguite a marzo 2019 colpirono oltre a Lo Sciuto diverse persone, tra queste anche l’ex presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Francesco Cascio, l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante, un papabile sindaco, Luciano Perricone. Vi sono intercettazioni che disvelano gli intenti dell’on. Giovanni Lo Sciuto, pronto a diventare, con il supporto dell’allora sindaco di Castelvetrano Felice Errante, un “potente” della provincia trapanese, deus ex machina di un territorio parecchio caldo per i profili criminali che da quello stesso territorio emergono a cominciare da quello del super latitante di mafia, Matteo Messina Denaro.

LO SCIUTO Giovanni: “…Oggi io tramite il Comune, sto facendo un sacco di cortesie, mi segui?” o direttamente o tramite ERRANTE, o tramite Enzo CHIOFALO o tramite quello, cioè io utilizzo il Comune anche per gli amici miei che hanno bisogno, quindi per me alla fine, alla fine del percorso…se a Castelvetrano per dire avevo 2000 (duemila) voti ne me trovo per dire 2.500 (duemila e cinquecento) perché 500 (cinquecento) li ho conquistati perché ho utilizzato il Comune di Castelvetrano… perché ho fatto…perché ho fatto cortesie tramite il Comune abbiamo dato qualche contributo, qualche posizione organizzativa, qualche nomina in qualche IPAB, qualche cosa, qualche illuminazione fatta, qualche strada fatta, è giusto o no? Sono cose che io faccio tramite il Comune. Primo lo potevo fare?”. Un politico per certi versi spietato, così come emerge da un’altra intercettazione dove è stato ascoltato a parlare così del sindaco Errante: “se ERRANTE si comporta bene, bene … ma se ERRANTE oggi come oggi che non ha più il vincolo del Consiglio Comunale inizia a fare lo sperto … ERRANTE in questo anno e due mesi … perché ormai restano un anno e due mesi al voto … anzi un anno, perché si vota un altro anno a maggio. Se ERRANTE in questo anno si comporta bene, nel senso che le cose che dico io le fa … nel senso che  non fa tutte cose lui .. cioè nel senso che mi tiene in considerazione in quella che è la programmazione politica, parliamo sempre di questa cose!  .. allora io … Ma se ERRANTE in questo anno si comporta male, viene escluso. noi lo scarichiamo. ERRANTE scaricato o si candida solo o si ritira”.

C’è anche l’intercettazione di un colloquio tra Lo Sciuto e l’indagato, che sarebbe appartenente alla massoneria ufficiale, Giuseppe Berlino, mandato a far parte del gabinetto dell’assessorato regionale ai Beni Culturali ai tempi del Governo Crocetta: “Tu ai beni culturali ci devi stare…non è che tu sei là per andare a lavorare, Peppe! Non è che tu ci sei andato per lavorare: ci sei andato per curare le nostre cose!”.

L’indagine sugli affari dell’onorevole Giovanni Lo Sciuto, la distribuzione di incarichi, le raccomandazioni a favore del discusso Paolo Genco, “re” della formazione professionale, a capo dell’ente di formazione Anfe, o ancora la lottizzazione di posti nella pubblica amministrazione, negli enti locali o presso la Regione, o ancora le procedure rese facili per fare ottenere ai suoi amici e potenziali elettori il riconoscimento di utili invalidità per ottenere pensioni e benefici vari, è partita da un episodio riguardante l’Asp di Trapani. Lo Sciuto sarebbe riuscito ad ottenere la nomina all’interno del collegio sindacale (revisori dei conti) di un commercialista iscritto alla massoneria, Gaspare Magro, uno dei suoi grandi sponsor elettorali, dal quale Lo Sciuto in due trance e in diverse occasioni elettorali ha ricevuto, per sua stessa ammissione, oltre 30 mila euro. “Artemisia” è intanto arrivata al giudizio preliminare.

Due posizioni stralciate, una eccezione presentata sulla competenza territoriale. Questo il risultato della prima udienza preliminare che si è tenuta e proseguirà il 15 gennaio dinanzi al gup giudice Samuele Corso, per le 19 persone indagate  e che tra l’altro alcune rispondono anche dell’accusa di aver violato la legge Anselmi, quella contro la massoneria segreta, per aver costituito una loggia segreta a Castelvetrano. A capeggiare la loggia sarebbe stato  Giovanni Lo Sciuto, ed è stata proprio la sua posizione ad essere stralciata dal giudice Corso assieme a quella dell’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante, anche lui tra gli indagati per la violazione della legge Anselmi. Lo stralcio è stato reso necessario a causa di un difetto di notifica. Uno dei tre poliziotti indagati, Salvatore Passanante ha presentato eccezione sulla competenza territoriale, tema questo che costituì un vero e proprio braccio di ferro tra accusa e difese, per via di alcune pronunce del Tribunale del Riesame favorevoli agli indagati, smentite poi dalla Cassazione. Nessun altro degli indagati per i quali la Procura di Trapani ha chiesto il rinvio a giudizio ha sollevato analoga eccezione. Il 15 gennaio prossimo il gup Corso deciderà sulla eccezione, passaggio indispensabile per proseguire nell’udienza preliminare. Di tutti i 19 indagati, Lo Sciuto è l’unico che è tornato agli arresti domiciliari. e lo scorso 5 Novembre il Tribunale del Riesame di Palermo ha rigettato il ricorso dei suoi difensori per ottenere il suo ritorno in libertà. I giudici del riesame hanno confermato il pericolo di reiterazione del reato, nonostante non ricopra più alcuna carica politica, rilevando che “essendo stato per lungo tempo attore della scena politica ha mantenuto una corposa rete di contatti”. In generale gli indagati, Paolo Genco, Giovanni Lo Sciuto, Gaspare Magro, Felice Errante jr, Vincenzo Barone, Giuseppe Angileri, Maria Luisa Mortillaro, Isidoro Calcara, Salvatore Passanante, Salvatore Virgilio, Vincenzo Giammarinaro, Salvatore Giacobbe, Rosario Orlando, Francesco Messina Denaro, Gaetano Bacchi, Tommaso Geraci, Vincenzo Chiofalo, Giuseppe Berlino e Luciano Perricone, rispondono di corruzione, induzione indebita, concussione, traffico di influenza illecita, truffa, falso, rivelazione segreti di ufficio e violazione della Legge Anselmi. Il procedimento è seguito dalle pm Francesca Urbani e Sara Morri. Stanno scrivendo una pagina di attualità, ma nel contempo stanno aggiornando l’archivio storico delle malefatte trapanesi, e stanno ridisegnando la mappa di quel “campo minato”, come in un gioco che una volta andava per la maggiore sui pc, casella dopo casella, stanno eliminando le pericolose mine piazzate in giro da certi poteri.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.