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Covid-19: la voce che arriva da dentro gli ospedali è dissonante rispetto a quanto ci dicono le fonti ufficiali della Sanità pubblica

Pochi lo dicono o lo scrivono. La sensazione è che ogni giorno dalle sedi della Sanità Pubblica, da Trapani a Palermo, da Asp e dall’assessorato regionale, alla cittadinanza è offerta una buona dose di antidolorifici o camomille rilassanti, sotto forma di freddi report, che letti così a parte i numeri non dicono nient’altro. Ci dicono che il virus si diffonde ma la sanità pubblica funziona bene, che sono state attrezzate intere aree ospedaliere per accogliere i malati Covid che hanno bisogno del ricovero, che ci sono le terapie intensive dedicate ad hoc ai malati affetti da coronavirus che si trovano nello stadio più grave, che comunque per gli altri pazienti i corridoi per i ricoveri sono accessibili, così come i pronto soccorsi ecc ecc. Si fanno gli screening, i drive in per i tamponi – altro esempio di come l’emergenza ci ha cambiati, una volta i drive in erano luoghi di spettacolo e divertimento ora sono accampamenti sanitari – ma c’è chi a noi cronisti raccolta altro. E chiede aiuto. Sono gli eroi della sanità celebrati ieri e adesso quasi quasi guardati di traverso, perché sono i primi a dirci che continuiamo a tenere abbassata la guardia. Sono quelli che ci dicono che non va tutto bene. Gli ultimi numeri ci dicono che in provincia di Trapani i malati stanno superando quota 2600, ma secondo il calcolo percentuale rispetto al numero degli abitanti dell’intera provincia, Trapani non è ultima nella triste classifica regionale, ma semmai prima, e la diffusione del virus corre maledettamente. E corre forse anche perché dentro gli ospedali le cose non funzionano a dovere. Abbiamo provato a cercare conferma ad una notizia, ma nessuno conferma o smentisce, ci dicono “ni”. Da dentro l’ospedale di Trapani ci dicono che è di pochi giorni addietro la circostanza di forse cinque ricoverati nell’affollato reparto di Medicina, risultati positivi dopo alcuni giorni dal loro ricovero. Non è escluso che positivo fosse anche solo uno dei ricoverati, ma poi ha contagiato gli altri. “Questo non sarebbe accaduto – ci viene detto – se fosse stata rispettata la distanza di un metro tra un letto e l’altro, se il filtro al pronto soccorso funzionasse diversamente e invece cosa è stato fatto? E’ stata chiusa la stanza nell’area di emergenza dove venivano tenuti in malati in osservazione breve e questo compito è passato al reparto Medicina. Nessuno si oppone, nessuno reagisce e noi sanitari paghiamo il prezzo più alto, corriamo il pericolo di entrare in contatto con pazienti che magari dopo giorni risultano positivi all’esito del test sierologico, noi usiamo le mascherine chirurgiche e quelle più adatte per chi sta in corsia, le FP2 le usano invece coloro i quali stanno negli uffici della direzione sanitaria”. All’accesso al pronto soccorso a chiunque si rivolge ai medici viene fatto il tampone, ma questo è un esame che al 30 per cento dà risultati cosiddetti falsi negativi. “Se il risultato è positivo è certo che lo sia, ma se è negativo al 30 per cento potrebbe trattarsi di un errore”.  “Una signora positiva per due giorni è rimasta ricoverata in Medicina prima di essere scoperta positiva e quindi trasferita in altra struttura, al Sant’Antonio Abate non ci sono posti per Covid-19”. La Pneumologia che non doveva chiudere invece è stata chiusa, personale mandato a Marsala dove però non ci sarebbero nemmeno i ventilatori polmonari.

Ancora molte le criticità della sanità siciliana tanto da non potere rimanere silenti per le quotidiani notizie sulla gestione dell’emergenza, sempre più  preoccupanti nella nostra provincia.

La situazione sembra parecchio tesa proprio nel reparto di Medicina del Sant’Antonio Abate, dove arrivano adesso i malati che dovrebbero stare in osservazione breve e anche quelli di Pneumologia,  in certe giornate si è arrivati anche a 30 ricoverati, con barelle ferme nei corridoi, malati barellati sottoposti a trasfusioni, nel reparto i posti ufficiali sono appena 21. Eppure la direzione sanitaria, affidata alla dott. Martorana, che più volte sarebbe stata investita del caso, avrebbe risposto che è una questione che riguarda la divisione strategica, ossia la struttura che si occupa di fare i concorsi. E in attesa dei concorsi chi lavora in Ospedale o chi si ricovera rischia di prendersi il virus del Covid-19. E allora non è vero che va tutto bene. Lo screening è importante per individuare gli asintomatici e bloccare la diffusione del contagio, ma ancora non ci è stato spiegato perché è cominciato con così grande ritardo, perché ci sono pazienti costretti al domicilio che da giorni attendono il personale per i controlli, è difficile tracciare ancora oggi i contatti dei positivi, e poi magari vediamo certuni affetti da kriptominchionite che protestano perché siamo zona arancione, girate per gli ospedali e ve renderete conto. C’è un sistema sanitario provinciale che è fuori controllo. Ce lo dicono per primi medici e personale sanitario, tranne quelli degli alti livelli, che stanno seduti in comode poltrone. Ce lo dicono coloro i quali hanno avuto bisogno dei pronto soccorsi costretti ad attendere ore e ore, se non giornate intere. E’ vero questo avveniva ancora prima della pandemia, ma adesso la situazione si è fatta ancora più pesante. Ce lo dicono i malati costretti a rinunziare alle terapie ospedaliere, ce lo dice il personale che fa servizio notturno, spesso un solo infermiere per alcuni reparti, altri addirittura zero, ci sono gli infermieri jolly che girano per le corsie ma in caso di emergenza ovviamente si fermano dove servono. Pochi giorni addietro abbiamo scritto dell’insano gesto della chiusura dell’ospedale di Castelvetrano, della mancanza anche di una macchina per fare le radiografie presso il presidio sanitario di Pantelleria, a Marsala c’è una struttura sanitaria completamente inutilizzata vicino al “Paolo Borsellino” e si parla di spendere milioni di euro per riaprire il vecchio ospedale in centro città, qualcuno addirittura diceva di portare lì i malati Covid-19. Per non parlare delle strutture private. I Nas che hanno chiuso alcune residenze per gli anziani, trovate malefatte in diversi laboratori, ci dicono che al solito c’è chi approfitta delle emergenze, ma questo non causa feriti, ma morti. Quanta inadeguatezza e spregiudicatezza c’è in giro.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.