Dispar et Unum

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L’Ospite: l’unicità non compresa della antica Tonnara di Scopello

di Maria Rosa Ruggieri

La Tonnara di Scopello è uno tra i più importanti complessi monumentali costieri italiani. Costituita da una serie di fabbricati diversi tra loro per morfologia e funzione, racchiusi da una cinta muraria e sovrastati da una torre di avvistamento di epoca medievale, è spesso più nota per la bellezza del tratto di costa dove è ubicata, piuttosto che per l’immenso valore culturale che rappresenta.

La diversa epoca di costruzione degli edifici, che abbraccia quasi un millennio, e l’avere ancora custodito intatto il materiale ad uso della pesca del tonno, la rende “diversa ed unica” (dispar et unum) in mezzo a quel che residua delle altre 80 tonnare siciliane.

Per questa ragione, con note del 20 e del 21 ottobre 2020 rispettivamente la sezione Beni Architettonici e la Sezione Beni Paesaggistici della Soprintendenza di Trapani hanno comunicato l’estensione del Vincolo ai sensi del D.lgs 42/2004 a tutta la flotta di antichi natanti, alle ancore, al sistema di reti ed agli attrezzi di minuta, nonché ai due lotti di terreno di pertinenza, ed altresì alla Taverna ed alla Torre medievale, che all’epoca di apposizione del precedente vincolo del 1984 non erano stati inclusi.

Ciò che colpisce è l’imponenza di questi beni mobili, sopravvissuti nel tempo nonostante il cessare della pesca del tonno risalga al lontano 1986, costituenti un unicum inscindibile con i monumentali edifici che li custodiscono, preziosa testimonianza storica di un glorioso passato: quello legato alla pesca del tonno, una delle più redditizie attività costiere del Mediterraneo, ed in particolare del castellammarese.

Cubature immense, oltre 1800 mq di ambienti che ospitano ancora palascarmi, muciare, reti, arpioni, remi, e così via; spazi che in altre tonnare sono invece divenuti sale trattenimenti, ristoranti, bar, SPA.

A fronte di tanta innegabile ricchezza culturale, che rende la Tonnara di Scopello “icona” ormai mondiale per il rilievo storico, architettonico, etno-antropologico e paesaggistico, il sito viene dequalificato proprio da una politica locale che nel corso del tempo vi ha visto solo un luogo vocato ad attività commerciali di ogni genere e tipo.

E così nel corso di una incessante, quanto ingiustificata, guerra giudiziaria contro la proprietà, le Autorità locali hanno dapprima emanato ordinanze di esproprio parcellare o di libero accesso al mare, entrambe finalizzate alla creazione di uno stabilimento balneare dentro la Tonnara; poi hanno disatteso di considerare gli effetti del D.lgs 42/2004 in materia di IMU, caso unico su tutto il territorio nazionale, nonostante gli immobili  vincolati privati in Italia siano oltre 4000; per finire con il disconoscere categoricamente il valore museale del sito (“poichè non dimostrato”), così da qualificare ad esempio le monumentali Trizzane (fabbricati del 1781) che custodiscono gli antichi vascelli, come “magazzini ad uso commerciale”, ai fini della quantificazione ad esempio della tassa sui rifiuti.

Ci si chiede come nel tempo le Autorità locali non abbiano colto l’unicità della Tonnara e  il grave pregiudizio connesso alla qualifica “commerciale” che viene attribuita agli immobili, senza tenere conto che inevitabilmente si rilascia un implicito “nulla osta” per ogni tipo di speculazione. E così, attraverso un lento ed inesorabile mutamento di destinazioni d’uso, ristrutturazioni non fedeli, usi non consoni, gestioni improprie, il sito perderà ben presto il fascino dovuto all’essere rimasto inalterato nel tempo: “tutto è rimasto immutato, come se la pesca dovesse riprendere da un momento all’altro”, scriveva un  giornalista francese qualche anno fa.

La questione è ancora più grave, ove si consideri che questa minaccia viene anche dall’interno della proprietà: da qualche anno uno schieramento di proprietari agisce in numerose sedi giudiziarie per fare passare l’idea che la gestione della Tonnara posta in essere nel tempo sia improntata ad un uso commerciale. E queste azioni si alimentano degli atti emanati dagli Enti pubblici, nelle varie sedi istituzionali, che finisco così inevitabilmente per agevolare una parte dei proprietari conto l’altra.

La tesi quindi della Tonnara “commerciale” finisce dinanzi ai Giudici Civili, Penali, Amministrativi e soprattutto dinanzi le Commissioni Tributarie, ora ai fini di assurde controversie sulla TARSU, ora ai fini di insensate controversie su IRPEF/IRAP, ora ai fini IMU. Posto che nessuna delle controversie ha ad oggetto il quantum, trattandosi solo di discordia proprio sulla qualifica della gestione della Tonnara (commerciale o meno), saranno i rispettivi Giudici, con un tratto di penna, ad incidere sul destino di questo sito.

Così se ai sensi e per gli effetti del D.lgs 42/2004 il proprietario di un bene sottoposto a vincolo è nominato custode nell’interesse della collettività affinché si tramandi immutato nel tempo, dall’altro viviamo il paradosso che questo bene va difeso proprio da non condivisibili e non giustificate scelte ad opera di quegli Enti pubblici che più di tutti dovrebbero garantire, nell’interesse pubblico, la salvaguardia di questo patrimonio per le presenti e future generazioni.

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