Il commando razzista e l’aggressione al poliziotto. La violenza che soffoca la città di Marsala

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I Carabinieri della Compagnia di Marsala hanno arrestato altri soggetti ritenuti componenti del commando violento. Aggressioni, spedizioni punitive razziste e risse nel centro storico. Aggredito con un coltello anche un poliziotto. Un soggetto è attualmente ricercato

MARSALA. In città le risse violente tornano a scuotere la calma del centro storico. L’ultimo episodio, di odio razziale, il mese scorso contro alcuni stranieri. Era successo anche qualche mese fa all’ingresso di alcuni locali del centro storico. È il seme dell’intolleranza che serpeggia in certi ambienti. È il veleno innescato da chi la violenza la pratica, la ritiene il lasciapassare per arrivare a tutto. A volte si nasconde nell’ombra dell’estrema destra, ma anche in ambienti criminali legati alle tifoserie violente. È l’odio razziale che cova dentro le città, alimentato anche da una politica che usa sempre più un linguaggio violento.

Anche gli ambienti Ultras spesso sono stati l’humus in cui cova l’odio dell’intolleranza. Dai cori razzisti nelle curve di mezza Italia, alle aggressioni “ai nivuri”. Dalla Serie A, alle serie minori, il copione non cambia. L’odio razziale non conosce confini o limiti geografici. Quello che viene fuori dalla vicenda di Marsala, dove un branco ha aggredito violentemente un gruppo di giovani migranti con calci e pugni solo perché “nivuri”, ci mostra una realtà che esiste, ma spesso dimenticata o defilata alle cronache minori, relegate alle grandi città. È violenza. Odio. Razzismo. Ed è un pericolo concreto.

Marsala è una città aperta, simbolo di tolleranza e accoglienza in cui operano volontari e operatori sociali che della città ne hanno fatto simbolo di integrazione. Una città, quindi, ferita duramente da questi episodi di violenza e intolleranza.

Le violenze si sono ripetute in diverse occasioni, come dimostrato dall’operazione dei Carabinieri condotta questa mattina che va ad aggiungersi a quella del 1 ottobre condotta dalla Polizia di Stato.

Il commando razzista e le spedizioni punitive

Il quadro già inquietante emerso il 1 ottobre dall’operazione condotta dagli agenti del Commissariato di Polizia di Stato di Marsala diretti dal Dott. Carlo Mossuto, coadiuvati dai colleghi della DIGOS della Questura di Trapani e del Reparto Prevenzione Crimine “Sicilia Occidentale” di Palermo, è desolante: veri e propri raid punitivi nei confronti di ragazzi extracomunitari. Ma era soltanto una parte. Perché i Carabinieri della Compagnia di Marsala hanno portato alla luce altre aggressioni del branco contro stranieri, ma anche contro un poliziotto fuori dal servizio intervenuto per sedare la rissa. È una violenza che non conosce limiti e non guarda in faccia a nessuno. Il branco che agisce come un unico soggetto.

A finire in manette lo scorso 1 ottobre sono stati tre giovani marsalesi, ritenuti, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale su richiesta della locale Procura della Repubblica, responsabili a vario titolo dei reati di violenza privata, minaccia, lesioni personali, aggravati dall’avere commesso il fatto in condizioni temporali e locali tali da ostacolare la difesa delle parti offese, con l’uso di corpi contundenti, dall’avere agito con efferatezza e spietatezza e per finalità di discriminazione o di odio etnico razziale.

In manette Crimi Salvatore, classe 2002 inteso “spara spara”, Licari Antony, classe 1996 e Licari Natale Salvatore, classe 1984, tutti di Marsala. I tre, secondo quando emerso dall’indagine della Polizia, sarebbero i capi del commando razzista che si è reso protagonista di alcune aggressioni avvenute nel centro cittadino durante la stagione estiva, specie nel corso dei week end. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Marsala hanno consentito di accertare l’esistenza di un gruppo criminale di soggetti, gran parte già noti alle forze di polizia, che si è evidenziato, specie durante i fine settimana, per il compimento di veri e propri raid punitivi nei confronti di inermi cittadini extracomunitari che subivano senza alcuna apparente ragione le violenze fisiche e verbali del gruppo criminale.

Nel corso della perquisizione effettuata presso l’abitazione di Crimi Salvatore è stata rinvenuta anche una pistola semiautomatica priva di tappo rosso con relativo caricatore, marca Bruni, modello “New Police” cal.8 mm K, nr. 9 cartucce a salve cal.8 mm e nr. 1 cartuccia cal.7.75.

I tre soggetti finiti in carcere lo scorso 1 ottobre appartengono anche al gruppo dei tifosi “Ultras” del Marsala Calcio (Street Boys/Nucleo Ribelle), già ripetutamente noti alle forze dell’ordine in quanto responsabili di reati da stadio e, per tali ragioni, sottoposti a DASPO.

Violenti e spregiudicati

Il branco, senza timore delle conseguenze, accecato da un odio fuori controllo, colpiva con crudeltà utilizzando pugni, calci e ginocchiate, ma anche con sedie in legno, tavolini, bottiglie di vetro e suppellettili varie e adesso si è scoperto che alcuni erano anche armati di coltello serramanico. L’odio si consumava anche verbalmente, con frasi dispregiative contro le loro vittime minacciandoli e intimandogli di allontanarsi da Marsala. “Siete africani di merda… non dovete più parlare perché siete di colore… noi vi ammazziamo, qui non avete il diritto di stare… e qui siamo a Marsala” in quanto “africani e nivuri”. Le indagini hanno evidenziato inoltre che nel corso dei raid il “gruppo criminale” si muoveva come una vera e propria sorta di commando che, avvalendosi anche della forza intimidatrice determinata dal cospicuo numero di aderenti, molti dei quali ormai ampiamente noti come persone violente, agiva come una vera e propria squadra punitiva contro chiunque si fosse opposto ai loro commenti, frasi denigratorie o alla loro volontà, il tutto “aggravato dalle ripugnanti e odiose frasi dall’evidente sfondo razziale proferite nei confronti degli immigrati presi di mira”. In un episodio infatti il gruppo criminale si scagliava con violenza anche nei confronti del titolare di un esercizio commerciale che tentava di sottrarre il malcapitato dalla cieca violenza degli aggressori. E proprio sull’odioso atteggiamento di avversione a sfondo razziale che caratterizza le condotte aggressive del gruppo criminale, si diffonde ampiamente il GIP nell’ordinanza di applicazione della misura, atteggiamento ripetutosi diverse volte negli ultimi tempi nella città di Marsala.

Il silenzio e la paura

L’altro aspetto inquietante è il silenzio intorno a questi raid violenti. Il giorno dopo le aggressioni nessuno si è recato per aiutare gli inquirenti temendo possibili ritorsioni dai soggetti facenti parte del “branco”. La paura che incutevano e la violenza che perpetravano era tale da incutere timore a chiunque. La violenza e la paura, poi il silenzio e l’omertà.

Durante le indagini si sono rivelate decisive le immagini dei sistemi di video sorveglianza cittadina la cui acquisizione e visione ha consentito di estrapolare riprese e fotogrammi rivelatisi fondamentali per individuare gli odierni arrestati e gli altri soggetti indagati, nonché per testimoniare la violenza e la ferocia con cui il gruppo di aguzzini si scagliava contro i soggetti extracomunitari.

L’aggressione al poliziotto

Questa mattina l’operazione condotta dai Carabinieri ha mostrato l’ennesima scena violenta contro un poliziotto fuori dal servizio che ha provato a sedare una rissa. A finire in manette tre giovani marsalesi, accusati del reato di lesioni aggravate. Gli indagati sono Crimi Salvatore “spara spara” di anni 18, già detenuto in carcere per fatti analoghi (arrestato lo scorso 1 ottobre per aver fatto parte del commando razzista), Maggio Samuele di anni 19 e Di Dia Salvatore 23enne, tutti già gravati precedenti di polizia.

Anche in questa ultima circostanza il copione non cambia: aggressioni violente di gruppo. Il poliziotto, che stava provando a difendere alcuni giovani stranieri dalla furia del branco, nei pressi di Porta Garibaldi, è stato accerchiato e bloccato. Da lì l’aggressione con un coltello serramanico, calci e pugni da circa dieci ragazzi. L’agente di polizia ha riportato diversi traumi in tutto il corpo e due ferite da taglio all’addome e alla coscia, ma non è in pericolo di vita.

Per i due giovani marsalesi si sono aperte le porte del carcere, il terzo era già stato arrestato il 1 ottobre, un quarto si è reso irreperibile ed è quindi ricercato. Gli accertamenti svolti dai militari dell’Arma hanno permesso di identificare, oltre ai quattro raggiunti dall’odierno provvedimento, anche un quinto soggetto minorenne deferito alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo, mentre per gli altri componenti del commando sono ancora in corso le indagini.

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Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.