La sfida coraggiosa della scuola

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L’inizio delle lezioni all’Alberghiero di Erice col motto di Liliana Segre: “La scuola ci salva la vita”
di Pina Mandina*

Da qualche giorno gli studenti sono ritornati a scuola, prove generali di un difficile rientro, in bilico tra misure di contenimento e voglia di ritrovarsi, perché comunque la scuola rappresenta per i giovani, anche per quelli apparentemente meno interessati, uno dei luoghi più significativi del loro percorso di crescita; il luogo dell’incontro, del confronto e perché no anche dello scontro per qualche regola vissuta come di troppo, ma pur sempre un “luogo” non sostituibile e derogabile per la potenza e l’incisività della propria azione. Per molti il luogo dei ricordi più belli.
La scuola, in qualche modo “ci salva la vita”. Sento profondamente vera questa affermazione di Liliana Segre che ha augurato alle studentesse e agli studenti del nostro Paese di vivere nuovamente il loro ritorno in classe con entusiasmo, determinazione e soprattutto con la consapevolezza che a scuola ciascuno costruisce il proprio progetto di vita e di emancipazione realizzando passo dopo passo ciò che vuol diventare ed essere.
Eppure, nonostante tutti in questi giorni sembra abbiano piena coscienza del ruolo sociale, politico, formativo svolto dalla scuola (che non è un luogo astratto, ma l’agorà di una comunità educante che fra l’altro ha lavorato instancabilmente per la ripartenza ) le polemiche, a volte urlate, agitano il dibattito politico. La scuola non è pronta! la scuola è allo sbando! Si riparte senza insegnanti!! e tutti a propinare la ricetta giusta, magari dai palinsesti dei salotti mediatici spesso senza alcuna competenza specifica e catalizzando l’attenzione sulle rotelle dei banchi prima ancora che sullo stato di fatto in cui versa la scuola pubblica italiana sempre più resiliente e coraggiosa. Peccato che la scuola è stata negli ultimi 20 anni dimenticata proprio dall’agenda politica che se ne è ricordata solo per effettuare tagli a spese ritenute improduttive ( mi fa piacere che a scriverlo non è soltanto una dirigente scolastica, forse solo stanca del disinteresse della politica nei confronti del progetto scuola e certamente delusa, ma un attento osservatore come Michele Serra su Repubblica). Se al Ministero arriva una richiesta di tre milioni di banchi (parlo di quelli tradizionali!! Per carità meglio non nominarli quelli mobili!! Altrimenti si rischia lo scandalo!!) qualcuno si è posto il problema che forse sugli arredi scolastici non si investiva da decenni? Che le nostre aule hanno ancora un assetto tipico della didattica trasmissiva di memoria gentiliana ( per capirci: cattedra e frontalmente schieramento di banchi che si traduce in professore in modalità Verbo e alunni in modalità ascolto assonnato, nella migliore delle ipotesi)?
Ecco, se vogliamo ragionare sulla scuola e su quanto il Covid possa contribuire a rivoluzionarla approfittando delle risorse europee dobbiamo partire dall’analisi dei bisogni formativi di questo Paese, dalla sua idea di futuro e da un rinnovato modello pedagogico. Niente di più scontato e ovvio, eppure, sembra assurdo che non sia affrontato nelle giuste sedi, le commissioni di lavoro e le aule parlamentari.
Il primo passo è indubbiamente la qualificazione della professionalità dei docenti ai quali va riconosciuto il valore della responsabilità educativa che esercitano quotidianamente nelle aule scolastiche. E dunque formazione, percorsi di crescita anche con riconoscimenti economici e avanzamenti di carriera renderebbero più attrattiva la scelta professionale dei docenti, stimolerebbero il loro impegno alla ricerca, alla sperimentazione, alla innovazione e si eviterebbe di avere in classe tanta brava gente che però vede la scuola come un ammortizzatore sociale e neanche dei più incisivi ( visto lo svuotamento delle cattedre nelle regioni del nord). Se crediamo nella scuola dentro le aule ci dobbiamo mettere le migliori risorse che invece vanno all’estero per avere credito.
Ma non basta, è necessario un programma di investimenti significativi anche sul piano delle infrastrutture e dell’edilizia. E’ urgente ripensare gli spazi della didattica ( ce ne siamo accorti solo ora?): aule ampie e poi giardini, biblioteche, laboratori, teatri, stanze studio, palestre, campi all’aperto, mense, videoteche, ed ancora il potenziamento della connettività con la fibra ( altro che didattica a distanza e sdoppiamento delle classi in modalità sincrona!! La rete scolastica non ce la farebbe). Contestualmente andrebbe rivisitato il gruppo classe che va concepito quale gruppo di lavoro; 12/14 studenti al massimo con cui elaborare nuovi approcci e strategie (oggi le classi sono formate mediamente da 24/25 studenti, a volte anche di più); puntare sulle competenze trasversali, linguistiche ( nel curriculo delle scuole italiane le ore di lingue diminuiscono ad ogni riforma!), formali e informali (queste sconosciute!!!), valorizzare i talenti dei nostri ragazzi, educarli alla ecosostenibilità, alla cittadinanza digitale, al dibattito, alla partecipazione attiva alla vita sociale e politica, aprire gli orizzonti delle loro possibilità e le frontiere alle culture altre, riuscendo a supportare il loro percorso se accidentato, con interventi personalizzati per non lasciare nessuno indietro perché la scuola è e deve restare di tutti. Certamente il programma è impegnativo, forse visionario… soprattutto se consideriamo che la dura realtà di questa provincia ( e non solo) è che ai Dirigenti Scolastici viene chiesto di fare i prestigiatori per riuscire a pagare con le magre assegnazioni finanziarie le utenze, e poi ancora doti da maghi sopraffini perché con un colpo di bacchetta magica dovrebbero far materializzare edifici dove allocare le classi, perché ahimè le scuole, parlo delle superiori ( secondarie di secondo grado) sono tutte ( o quasi) in locali in affitto i cui contratti sono stati revocati dall’Ente preposto anch’esso alle prese con bilanci impossibili! E allora una visione bisogna pur averla se vogliamo guardare in prospettiva, se vogliamo proiettare i nostri giovani verso la costruzione di un paese migliore di quello da noi ereditato, se vogliamo un confronto paritario e non subordinato con l’Europa.
Perché la scuola ( aggiungerei pubblica) è il più potente catalizzatore di energie civiche dove nascono le idee che aspirano a diventare realtà, idee che però hanno bisogno di conoscenze, di strumenti, di valori, di radici. Ecco la scuola è tutto questo e molto di più; è il luogo in cui si conoscono e incontrano Storie, in cui si costruiscono le amicizie che durano tutta la vita; è il luogo dell’inclusione e della condivisione.
Ed è proprio per questo che tutti quanti dovremmo tifare per la scuola perché non solo si riapra in sicurezza, ma perché rimanga aperta; abbiamo perso tanti , troppi, ragazzi per strada durante il lockdown, tanti ragazzi che non avevano gli strumenti per seguire a distanza, tanti ragazzi che avevano bisogno della scuola per sentirsi a casa.
Ultima considerazione, non trascurabile considerando la ripresa dell’emergenza sanitaria e l’impennata dei casi anche in questa provincia, riguarda la capacità da parte della scuola di educare a comportamenti corretti incidendo non soltanto sugli alunni, ma, di riflesso, anche sulle loro famiglie con cui un’alleanza educativa diventa cogente. Non credo si sia posta la giusta attenzione nelle polemiche degli ultimi tempi aventi come oggetto il dilemma scuola in presenza/scuola a distanza su come l’azione di sensibilizzazione in merito alle misure anticovid svolta nelle prime settimane dentro le aule scolastiche sia diventata non più una cantilena, anche abbastanza ridondante, ma fatto concreto. Ho visto studentesse e studenti che hanno fatto ingresso a scuola secondo le regole e in modo ordinato; che sanificano le superfici dei loro banchi, che usano le mascherine se in movimento; che disinfettano le mani continuamente ed ho visto gli stessi ragazzi sulle spiagge e nei locali affollatissimi quest’estate, vogliosi, giustamente, di libertà e divertimento, ma non certo inclini al rispetto di poche ma necessarie regole sociali. Perché la forza del mondo della scuola è l’esempio, è la parola agita, è la motivazione, la sfida.
E a questa sfida io ancora credo.

*Dirigente Scolastica IPSEOA I. e V. Florio Erice

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