Ambiente, l’allarme del Wwf: “Incendi più devastanti rispetto all’anno scorso, serve cambiare rotta”

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I disastri che stanno mettendo in ginocchio la Sicilia nordoccidentale riportano prepotentemente al centro dell’attenzione pubblica il tema degli incendi – in aumento, su scala mondiale, del 13% rispetto al 2019. Le devastazioni a cui assistiamo da vicino sono spie di un problema globale, ormai impossibile da sottovalutare per la politica e la società civile. E i dati che emergono dal report Wwf “Fuochi, foreste e futuro: una crisi fuori controllo?” ci testimoniano la gravità della situazione.

Ma quali sono le cause di una emergenza ambientale in continuo peggioramento? In primis, il clima più caldo e secco, figlio del cambiamento climatico; in secondo luogo, la deforestazione prodotta dalla conversione dei terreni per l’agricoltura che, a sua volta, degrada gli ecosistemi e incrementa il rischio incendi, per il 75% attribuibili all’uomo.

L’Amazzonia è indubbiamente il caso paradigmatico di questa colossale crisi. Negli ultimi 10 anni abbiamo perso 300 mila km quadrati di foresta amazzonica (pari alla superficie dell’Italia), e 170 mila km quadrati di foresta primaria. Il 2019 è stato un vero e proprio annus horribilis per il polmone verde della terra: infatti, 120 mila km quadrati di foresta sono stati polverizzati dalla furia delle fiamme. Volendo inquadrare la piaga ambientale da una prospettiva temporale più ampia, basti pensare che in Amazzonia gli incendi superano addirittura del 52% la media decennale.

Deforestazione e cambiamento climatico spingono questo cruciale spazio verde verso l’estinzione. Una macroarea che genera piogge, raffredda la terra, assorbe gas serra, immagazzina carbonio e custodisce il 10% della biodiversità mondiale. Di questo passo, purtroppo, il tipping point (punto di non ritorno) verrà raggiunto in 10 o 15 anni. Nel sopracitato report, il Wwf ha sottolineato la necessità di una conferenza internazionale che fissi norme volte a impedire alle aziende di importare i beni forieri della deforestazione; che faccia pressione sulle azioni dei governi affinché contrastino le pratiche di conversione in pascoli e piantagioni e parlino concretamente del perseguimento di un’economia a carbonio zero.

Attenzione, però, a ridurre i dati appena elencati al contesto amazzonico: invertire la rotta serve a tutto il pianeta, perché il rilascio di anidride carbonica in eccesso provocherà conseguenze disastrose a lungo termine. La perdita di alberi, inoltre, origina la netta riduzione di umidità e altera il ciclo di piogge, preludio di lunghi periodi di siccità. Così, terreno arido e aria asciutta non riescono a frenare gli incendi. Insomma: un vero e proprio circolo vizioso. Ora la parola deve passare necessariamente ai nostri governanti: il tema ambientale merita di essere considerato una priorità nell’agenda politica italiana, europea e mondiale. Troppo a lungo si è ignorato il grido di allarme lanciato dal nostro pianeta. Adesso è tempo di ascoltarlo.

Fonte: Report del Wwf “Fuochi, foreste e futuro: una crisi fuori controllo?”

 

 

 

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