Vent’anni di carcere per Matteo Tamburello

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Vent’anni di carcere per Matteo Tamburello. È la pena chiesta dal pm Pierangelo Padova per il figlio 58enne dell’ex reggente di Mazara del Vallo. Il boss già condannato per mafia, tornò in carcere nel dicembre 2018 quando venne sottoposto a fermo – poi convalidato dal gip – nell’ambito del blitz «Eris» della Dda di Palermo.

«Sembra quasi che non sia cambiato nulla per lui, gli scenari sono rimasti uguali a quelli precedenti al suo arresto, così come il rispetto a lui dimostrato da alcuni indiziati mafiosi della zona», ha detto Padova durante la requisitoria.

Matteo Tamburello era stato arrestato nell’ottobre 2006 dai carabinieri di Trapani insieme al padre Salvatore, condannato per essere stato il reggente della famiglia di Mazara del Vallo, retta da Mariano Agate che all’epoca era detenuto.

Nel novembre 2015 tornò in libertà, ma secondo la Dda di Palermo, aveva ripreso le vecchie frequentazioni. «Le dimissioni da Cosa nostra non sono mai state contemplate, si esce con la morte o se si inizia a collaborare con la giustizia – ha proseguito Padova – quindi ritrovare Tamburello negli stessi ambienti che frequentava prima dell’arresto che portò alla sua condanna, ci dimostra il suo ritorno operativo sul territorio».

In seguito alla scarcerazione del 2015, Tamburello era sottoposto alla sorveglianza speciale, «ma ci sono foto e rilevazioni del gps che ci testimoniano la sua presenza in luoghi non autorizzati», ha aggiunto il magistrato.

Nel corso della requisitoria, Padova ha tracciato i rapporti con alcuni esponenti mafiosi del territorio, come Vito Gondola, detto “Coffa” (ex autista di Totò Riina e pizzinaro a disposizione di Matteo Messina Denaro, arrestato nell’agosto 2015 nel blitz Ermes) morto in carcere per cause naturali nel luglio 2017 e capo della famiglia di Mazara del Vallo dal 2013 (quando morì Mariano Agate).

«E’ importante evidenziare che molte intercettazioni, sono successive alla morte di Gondola» ha rimarcato, a indicare il desiderio di Tamburello di sostituire l’anziano boss alla guida della famiglia. L’avvocato di Tamburello però ha chiesto ai giudici di riascoltarne alcune in aula nella prossima udienza.

Il suo nome inoltre emerse anche nell’ambito dell’operazione «Eolo» del 2010, in cui venne coinvolto anche il re dell’eolico Vito Nicastri. «Lo intercettammo mentre si vantava che ‘qua a Mazara un palo non si tira su se non lo dico iò. Ed è la stessa cosa che gli sentiamo dire dieci anni dopo: ‘Ci prendiamo il posto di quellò, diceva in riferimento a un parco eolico», ha evidenziato il pm Padova.

Fonte Giornale di Sicilia

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