La mafia? “E’ una filosofia di vita”

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Operazione Ermes 3: il ruolo di Nella Furnari, per i pm una “donna d’onore”

Figlia di mafioso, figlioccia di capo mafia. Questa sarebbe Leonarda “Nella” Furnari, 36 anni. E’ nell’elenco delle 14 persone per le quali la Procura distrettuale antimafia di Palermo ha chiesto al gip l’arresto nell’ambito dell’indagine della Squadra Mobile di Trapani denominata “Ermes 3” e che venerdì notte ha portato all’arresto di due persone, Giuseppe Calcagno e Marco Manzo. Contro la Furnari è rimasta solo l’iscrizione nel registro degli indagati, dopo che il gip Rosini ha respinto la richiesta di arresto. Nonostante questo il giudice nella sua ordinanza ha evidenziato il carattere mafioso della donna, una che andava dicendo, come

ha riferito il defunto collaboratore di giustizia Lorenzo Cimarosa, che “la mafia è una filosofia di vita…filosofia di vita significa non farsi scapisare”. Sembra di leggere alcune passaggi della corrispondenza che il latitante mafioso Messina Denaro per un periodo, prima di scoprire il tranello, aveva intrattenuto con l’ex sindaco Vaccarino, usato dal Sisde, il servizio segreto civile diretto dal generale Mori, per snidare il boss. E non è escluso che la Furnari abbia bene imparato la lezione di Messina Denaro, considerato che dalle indagini lei sembra essere stata in corrispondenza con il capo mafia. Figlia del mafioso Saverio Furnari, morto suicida mentre era detenuto nel carcere di Porto Azzurro nel 1997. Nel registro degli schedati mafiosi Furnari era indicato come uomo d’onore e killer della mafia castelvetranese, socio in alcune aziende agricole tra gli altri con il patriarca della mafia belicina don Ciccio Messina Denaro, con l’anziano mafioso Nino Marotta, e ancora con Filippo Guttadauro, con l’ex sindaco Antonio Vaccarino. Nella Furnari era poi la figlioccia di don Vito Gondola, inteso Coffa, che prese in mano le redini del mandamento mafioso di Mazara del Vallo per volere del latitante Matteo Messina Denaro. Avrebbe fatto incetta di terreni la Furnari, che grazie all’intervento anche di don Vito Coffa con i metodi dell’intimidazione mafiosa riuscì a togliere di mezzo alcuni altri concorrenti acquirenti, convinti a desistere. “Sono figlia di un mafioso…sono mafiosa…mi possono dire quello che vogliono per me è una filosofia di vita”. Nella Furnari avrebbe trovato grande sostegno nel clan capeggiato da Vito Gondola che dopo l’arresto di Lorenzo Cimarosa nel dicembre 2013, e prima ancora che questi decidesse di collaborare con la giustizia, aveva dato ordine al mafioso partanesse Mimmo Scimonelli di andare a trovare il figlio di Cimarosa perché questi si interessasse ai desideri della Furnari, “gli dici a suo figlio va da Nella”. La vicenda era l’acquisizione di un paio di terreni per il cui acquisto altri si erano fatti avanti “senza chiedere permesso alla famiglia mafiosa”. “Non facciamo cose più pesanti…ci vogliono due picciutteddi che sanno quello che dicono …ehi ma tu che cerchi, tu che vuoi…due picciotti Mimmo che gli fanno capire…vedi che le cose vanno così, punto”. Nella Furnari ha vissuto con la buona considerazione di don Vito Coffa, “lei è picciuttedda, abbastanza corretta”. Non corretto per Gondola era invece un agricoltore marsalese interessato come la Furnari ad acquisire, acquistandoli, gli stessi terreni, in contrada Madonna Vona di Castelvetrano, violando certe regole non scritte, cioè quelle di dover chiedere permesso al mammasantissima della mafia locale. L’agricoltore, tale Giancarlo Angileri, al dire di Gondola era uno che “non marciava come si deve…è un bravo ragazzo ma qui ha torto…lui prima di fare un passo avrebbe potuto pure parlare”. Angileri fu condotto un giorno dinanzi a Gondola ed altri, accompagnato da un incaricato del capo mafia, Antonino Stella, che per strada lo avvertì anche, “un poco di mali riscursi ci sono, mettiti buono…qua di sbagliato c’è l’approccio nel terreno qua non sa niente nessuno di questo terreno di quando sei entrato qua”. Cioè gli rimarcava che i suoi interessi per tempo non erano stati portati a conoscenza della locale famiglia mafiosa. “Io a questo punto non so se l’errore è stato di quelli che ti ci hanno portato ma è anche tuo…dovevi vedere se quelli che ti hanno portato qui erano in condizione di darti l’okkei…u zu Vito sostiene che tu in questa zona sei un ospite…prima di entrare in casa d’altri dovevi chiedere permesso…tu questi permessi non ce li hai…prima di entrare in un posto si tuppulia”. Angileri capì bene l’antifona, “per orgoglio non si fa niente…io sono disposto a superare qualsiasi cosa…nella vita le cose finché si possono discutere è sempre buono”. La faccenda si concluse con Angileri che per mantenne solo la parte di quei terreni coltivati a uliveto. Protezione a Nella Furnari era frattanto arrivata dall’anziano boss Nino Marotta (protagonista delle indagini Golem, era colui il quale per un periodo aveva in mano la cabina di regia della trasmissione dei pizzini da e per Matteo Messina Denaro): “u zu Nino era incazzato perché vede stravuliata a Nella e ha dato un fermo a tutti a favore di Nella…ora sta vedendo la luce si sente rispettata dalle persone…u zu Nino partio drittu”. La “filosofia di vita” riguarda un po’ tutti in questa storia, che è solo uno spaccato del potere di controllo del territorio, in questo case delle ricche campagne attorno a Castelvetrano, posseduto da Cosa nostra, “giusto è tirare la corda ma è anche giusto fare discorsi sani”.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.