I due Ciccio

21877

Operazione Cutrara: ecco cosa si dicevano il mafioso Franco Virga e l’avv. Francesco Di Bono

Tra il luglio del 2016 e il novembre del 2017, per la Procura distrettuale di Palermo, maturò la vicenda estorsiva che tra gli altri vede coinvolti il conclamato mafioso trapanese, Franco Virga e l’avvocato Francesco Di Bono, che in passato è stato presidente del Consiglio comunale di Trapani. Mentre contro Virga è stato notificato in carcere un nuovo provvedimento restrittivo all’avv. Di Bono è stato notificato un avviso di garanzia. In questo capitolo dell’indagine denominata “Cutrara” Di Bono è coinvolto come professionista, la sua posizione giudiziaria nulla ha a che spartire con l’attività politica pregressa. Una posizione quella dell’avv. Di Bono che non è così nitida da un punto vista penale secondo quanto ha scritto il gip Nicastro nella sua ordinanza di applicazione delle misure cautelari dell’operazione “Cutrara”. Il gip scrive che non emergono con certezza interessi e ruoli, ma c’è il fatto che più volte gli investigatori hanno notato incontri e discussioni fin troppo cariche di una certa confidenza tra il mafioso Franco Virga e l’avv. Di Bono, nome che figura anche negli elenchi degli aderenti alle logge massoniche trapanesi, depositate presso la commissione nazionale antimafia. Rapporti stretti tra i due. Virga, assieme al capo mafia castellammarese Ciccio Domingo e a Diego Angileri, marsalese, posto agli arresti domiciliari, si sarebbero dati da fare per costringere Angelo Magaddino a rilasciare i terreni posseduti nel marsalese da Walter e Dario Burgarella, da lui condotti in locazione. Terreni che per essere venduti dovevano essere liberati da chi se ne occupava. Virga e Angileri avrebbero tentato di intromettersi nella trattativa condotta da Burgarella per la vendita del terreno con l’ovvia finalità di lucrare qualcosa per le casse mafiose, “qua ci facciamo qualche 50 mila euro”. La circostanza che Magaddino è suocero di un mafioso castellammarese, Calogero Salvatore Valenti, li indusse a non compiere i tipici atti di intimidazione mafiosa, ma semmai di rivolgersi al castellammarese don Ciccio Domingo detto Tempesta, per giungere a contattare Valenti. Tutto questo perché Valenti a sua volta convincesse Magaddino a lasciare quei terreni. Per Magaddino ci sarebbe stata a disposizione una “liquidazione”. Sulla quale ovviamente il clan voleva guadagnarci pure qualcosa, così come sulla stessa mediazione per rendere liberi quei terreni e anche sulla loro eventuale vendita, in totale Virga e soci si facevano i conti su quello che era possibile guadagnare, per l’appunto i 50 mila euro dei quali Virga era stato sentito parlare. I Carabinieri hanno ascoltato e pedinato Franco Virga nei suoi spostamenti da Trapani a Castellammare del Golfo, inutili gli accorgimenti usati da Virga che per muoversi era solito usare auto diverse, lasciandone una e prendendone un’altra. Le parole ascoltate hanno tradito i comportamenti mafiosi messi in atto. “Si ma il problema è che questo … il padrone diciamo, ora me lo ha detto di nuovo, ha paura di quello, dice: Io glielo fatto capire non ti preoccupare c’è chi … dice ha troppa paura”. I Carabinieri del nucleo operativo provinciale di Trapani hanno così ascoltato distintamente Franco Virga e la decisione di non compiere atti ritorsivi per rispetto dalla caratura mafiosa di Valenti, genero di Magaddino. “Noi stiamo facendo questo per non fare bordello, diciamo così e per evitare di fare altre cose…Vedi che è per rispetto tuo che siamo qua…Noi altri ci rispettiamo e ci dobbiamo portare rispetto”, Le cose però non presero la piega desiderata da Virga, perché Domingo informato da valenti diede a questi l’ordine di non accontentare i desideri del capo mafia di Trapani, che frattanto aveva cercato aiuto in un altro mafioso castellammarese, inviso a Domingo, l’imprenditore Mariano Saracino. Virga è stato sentito mentre confidava all’avv. Francesco Di Bono la faccenda che nel frattempo col passare dei mesi aveva conosciuto una certa evoluzione: “Finalmente abbiamo trovato … siamo andati a parlare con un suo amico d’infanzia, vicini di casa con … ora vuole che Magaddino si decida … Noi abbiamo sbagliato a mandarci a Diego…Quindi io gli ho detto a questo Magaddino noi per ora non abbiamo niente io all’epoca gli ho detto se il terreno gli serviva se lo poteva tenere quindi se a lui non gli serve se ne deve andare! Però l’importante che lui che non babbìa più”. Il contenuto delle risposte fornite da Di Bono, proverebbe il fatto della sua conoscenza del fatto e di quello che Virga come capo mafia aveva messo in campo: “Diego lo sa? Perché non glielo dici…Allora facciamo una cosa a Diego facciamoglielo sapere così Diego rasserena a quelli e gli dice: vedete picciotti che, vedete che le danze si riaprono e può darsi che la musica noi la chiudiamo a settembre”. Ma c’è di più. Ad un certo punto il nome dell’avv. Di Bono salta fuori durante uno dei colloqui tra Franco Virga e Ciccio Domingo e cioè quando Virga propone a “Tempesta” di incaricare l’amico avvocato di occuparsi di districare la faccenda con Magaddino, considerati i rapporti che sarebbero esistiti tra Di Bono e Burgarella proprietario del terreno. Diversi gli incontri continuati fra i due, Virga e Di Bono fino ad arrivare a quello in cui Virga comunicava che Magaddino avrebbe lasciato i terreni: “Lascia? Ma vero dici? Che mi racconti”, un commento contento e soddisfatto quello dell’avvocato Di Bono.

CONDIVIDI
Commenti Facebook
Articolo precedenteAssociazione Metropolis: “La mafia è ancora presente nel nostro territorio e continua ad infiltrarsi negli snodi del potere e dell’economia”
Articolo successivoQuell’incontro c’è stato
Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.