Il risiko dei porti

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San Vito Lo Capo e il caso non chiuso del resort sulla spiaggia
di Marco Bova*

La mafia trapanese voleva inserirsi nei lavori per il porto turistico di Marsala.
Per farlo avevano avvicinato il presidente del consiglio comunale Enzo Sturiano e cercavano di agganciare Salvatore Ombra, fratello del titolare della concessione, attuale presidente dell’Airgest e nei mesi scorsi candidato in pectore per le prossime amministrative marsalesi.
È importante precisare che i due non sono indagati per questi fatti, mentre i mafiosi sono stati tutti arrestati e l’opera è tuttora ferma ai nastri di partenza.

La circostanza emerge dal processo Scrigno, in cui è imputato l’ex deputato Paolo Ruggirello, anche lui interessato all’affare. Non è certo questa la sede in cui raccontare i mille interessi di Cosa Nostra e quindi ci limiteremo al racconto dei fatti che riguardano il porto turistico di Marsala: un affare da 17 milioni di euro.

La vicenda salta fuori fuori dalle indagini della Dda di Palermo sull’imprenditore marsalese Michele Giacalone, arrestato il 10 maggio 2017 nel blitz Visir, condannato poi a dodici anni di carcere per mafia e ad un sequestro di beni da oltre un milione di euro. Nel 2007 aveva patteggiato una condanna a due anni per concorso esterno in associazione mafiosa, anche per aver coperto la latitanza di un importante boss marsalese. Mentre indagavano su di lui i carabinieri nel novembre 2016 hanno ascoltato l’interesse dei costruttori di riferimento, sul porto di Marsala.

Per la famiglia di Trapani dei fratelli Francesco e Pietro Virga (figli del boss Vincenzo, arrestato da latitante nel 2001), Michele Giacalone era “il sensale del gruppo”, ma nel processo in cui è stato condannato è emerso che si riferiva ad un gruppo elettrogeno di cui era proprietario. Lui era in contatto costante con Francesco Peralta, luogotenente di Paceco e in “rapporti di frequentazione con un’altro imprenditore marsalese, Maurizio Paladino, socio di Filippo Giacalone”. Tanto che tra Paladino e Michele Giacalone “dal 20 luglio al 21 novembre 2016 sono stati registrati 303 contatti telefonici tra i due”.

Nel settembre 2016 la Regione aveva inserito il progetto “Marina di Marsala” della Myrdell’ingegnere Massimo Ombra tra le priorità previste nel Patto per il Sud, investendo 8 milioni di euro, e tutti loro capirono che era importante tuffarsi sull’affare.
“Dovresti venire a Marsala a lavorare all’ultimo eh? Appena cominciamo questo porto”, diceva il 15 novembre 2016 Filippo Giacalone che “in merito all’attendibilità della notizia fornita, rassicurava il suo interlocutore precisando che in quel periodo stava eseguendo dei lavori a casa di Salvatore Ombra e che di conseguenza aveva modo di acquisire notizie d’interesse in tempo reale”, annotano i carabinieri.
“Si dovrebbe iniziare verso Gennaio-Febbraio – continuava Filippo Giacalone – perché aspettano l’ultima autorizzazione della Capitaneria di Porto di Palermo, che in questo momento la Capitaneria si è spostata ed hanno problemi, l’ultima autorizzazione, hanno i soldi, hanno tutte cose, devono solo incominciare, io a casa sua sto lavorando, quindi..”.

In effetti i lavori non sono mai partiti e lo scorso aprile la Regione, trascorsi i tre anni dall’affidamento della concessione alla Myr, l’aveva revocata. Adesso sembra che si possa raggiungere un nuovo accordo e anche l’ingegnere Pietro Inferrera, progettista del porto si è detto fiducioso nel corso di una conferenza stampa su un altro progetto, quello del Marine Resort di San Vito lo Capo, di recente bocciato dal sindaco Giuseppe Peraino.

Ma questa è un’altra storia, di cui abbiamo scritto abbondantemente.

Nel caso degli interessi della mafia trapanese nel porto di Marsala invece, le indagini proseguirono fino a poche settimane prima dell’arresto di Michele Giacalone, tracciando anche l’avvicinamento del presidente del consiglio comunale, Enzo Sturiano, link politico di Paolo Ruggirello, tuttora in carica.
Giacalone fu intercettato anche mentre raccontava di un incontro con i due politici. “Il presidente dell’attuale consiglio comunale di Marsala si mostrava altresì interessato ai lavori per la realizzazione del nuovo porto”, scrivono i carabinieri che il 2 marzo 2017 lo ascoltano mentre “rincuorava” un vicino di casa che “gli chiedeva esplicitamente notizie sui lavori” e “di non dimenticarsi di lui”. “Sturiano – secondo quanto riportano i militari dell’Arma – diceva che doveva stare tranquillo in tal senso facendogli intendere che lo avrebbe certamente inserito per farlo lavorare in quel cantiere”. “Gli interessi economici dello Sturiano non si limitano al solo porto, seppur oggi rappresenti uno fra i più grandi impegni economici pubblici e locali”. E poi viene riportato un elenco di “interventi” del politico “verso l’amministrazione comunale” per affidamenti che nulla hanno a che vedere con il porto.

*fonte nomarineresort.it

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