Scardinare il pregiudizio attraverso il fumetto: avviata la campagna contro gli stereotipi dall’associazione HRYO

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Spesso ci capita di pensare che una persona, a prescindere da quello che sia realmente, sia ciò che i nostri occhi vedono o vogliono vedere. Si tratta di un meccanismo che antepone il nostro pensiero alla realtà dei fatti, fossilizzando il parere su ciò che ci siamo creati, a scapito di chi si trova al centro del nostro giudizio. In risposta a questo fenomeno nasce la campagna ideata dai ragazzi dell’associazione HRYO.

Una rassegna innovativa fumettistica dal titolo “Olu Gi”, che nella lingua diffusa nelle regioni orientali della Nigeria, l’Igbo, vuol dire “la tua voce”. Lo scopo è proprio quello di utilizzare la satira come strumento contro il pregiudizio.

L’associazione, HRYO, nasce nel 2009, e sin dalle origini orienta il suo interesse nella tutela, e promozione, dei diritti di chi proviene da altri paesi in cerca di un futuro migliore. “L’obiettivo è proprio quello di scardinare il pregiudizio” – commenta Marco Farina, presidente dell’associazione palermitana. L’idea è quella di parlare di migranti, tramite la loro stessa voce, utilizzando lo strumento del fumetto.

A tal proposito subentra il fumettista palermitano: Dario Campagna. L’artista racconta quanto abbia trovato avvincente il progetto “Olu Gi”, e di come si possa raccontare la multietnicità di Palermo attraverso la sua matita. “Non vogliamo sparare a zero sui pregiudizi, ma bilanciare una critica”. La prima tavola ci mostra la realtà tramite un filtro, quello stesso che ogni umano si pone davanti (spesso) guardando una cultura che appare diversa dalla propria; si vedono tante etnie accompagnate dal loro classico stereotipo. In primo piano vediamo un ragazzo dalla pelle scura che osserva la scena dall’alto, ci piace immaginarlo come il protagonista del progetto, ma questo l’autore non ce lo svela. Otto è il numero delle tavole che verranno mostrate nel corso di questi due mesi a cadenza settimanale. Con l’auspicio di scardinare le radici del pregiudizio e riuscire a guardare la multietnicità come un’occasione positiva di conoscenza di altre culture.