“Scrigno” e la città “inturciunata”

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I pm chiedono per 13 imputati oltre 150 anni di carcere: pene più alte per i boss Virga, Orlando e Salerno. Richiesta di condanna anche per l’ex assessore Inferrera e per il prof. Todaro. Intanto il sindaco di Custonaci chiede spazio per una replica

Quando lo scorso 5 marzo scattò il blitz antimafia dei Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani, in città , a Trapani, si scoprì che i capi di Cosa nostra non solo erano gli stessi di sempre, i fratelli VirgaFranco e Pietro, l’ex politico Franco Orlando, il fruttivendolo Carmelo Salerno di Paceco, e che una famiglia mafiosa si era insediata, cosa mai accaduta, sull’isola di Favignana capeggiata dall’anziano Vito D’Angelo, ma che con questi mafiosi interloquivano senza farsi problemi diversi per così dire insospettabili. Sapevano che i loro interlocutori erano mafiosi e apposta per questo chiedevano e ottenevano di incontrarli. Uno spaccato che avrebbe dovuto far indignare la cittadinanza, che forse tentò di farlo se non essere irretita da alcuni che finirono con il definire pubblicamente “carta straccia” quella ordinanza. Questa è Trapani, città come qualcuno, coraggiosamente la definisce inturciunata, cioè, traduciamo per i non siciliani, contorta, avvolta su se stessa, stringe la verità dei fatti fino a soffocare questa verità. Lo abbiamo già scritto qualche giorno addietro, quando abbiamo raccontato della prima udienza tenutasi dinanzi al Tribunale di Trapani nei confronti di sei degli arrestati del blitz, oggi la cronaca riguarda invece i tredici imputati che hanno scelto il processo col rito abbreviato. Ma non solo.

A proposito di quel nostro articolo del 13 maggio scorso, nella stessa serata ci è arrivata una secca e piccata replica del sindaco di Custonaci Giuseppe Morfino, un politico di lungo corso a Trapani, conosciutissimo, delfino del defunto onorevole Dc Francesco Canino (arrestato per mafia e contro di lui il Tribunale scrisse una sentenza di condanna precisa nonostante la sua morte avvenuta a ridosso della pronuncia). Morfino, ex presidente dell’Ordine dei Mediciè stato consigliere e assessore provinciale, un politico della Prima Repubblica capace di restare in auge, è sempre stato pronto alla verve dialettica, ora per fare ironia ora invece per colpire, sempre con le parole, l’avversario. Conquistandosi per questo simpatie anche tra molti dei suoi oppositori sulla scena politica e anche tra il pubblico. In quell’articolo si era fatto notare che nella delibera con la quale la Giunta municipale di Custonaci ha deciso di costituirsi parte civile nel processo “Scrigno”, mancavano i nomi dei referenti locali dei mafiosi conclamati o altri presunti tali e abbiamo appena accennato a due dei “locali” e cioè Mario Mazzara, un cosiddetto “ntiso” locale, e Giuseppe Costa, chiosando con un “pare vicini al sindaco Morfino”Mazzara esponente di una antica famiglia mafiosa locale, imparentato con il conclamato killer Vito Mazzara, e Costa che fu coinvolto nel sequestro del giovanissimo Giuseppe Di Matteo, tenuto anche sequestrato, grazie a Costa, nel territorio di Custonaci prima di essere ucciso nel ’96 per una ritorsione contro il padre, il pentito Santino Di Matteo, azione che non può che suscitare ancora oggi ribrezzo, inducendo gli onesti a definire per l’ennesima volta la mafia una montagna di merda e i mafiosi che ne fanno parte dei gran bei pezzi di merda. Ora quel “pare vicini al sindaco Morfino” per il primo cittadino di Custonaci “è una affermazione tanto grave quanto calunniosa…cose mortificanti, infamanti e non veritiere” e lo ha scritto con la sua verve, piccata e non ironica stavolta. E’ la reazione di chi non vuole essere accomunato a dei mafiosi. Bene! Quella di Morfino è una lunga replica, che sebbene trasbordi rispetto alle “due righe” contestate, non sintetizziamo e semmai pubblichiamo per intero a fine di questo articolo. Nella sostanza il sindaco evidenzia che i nomi di Costa e Mazzara non possono essere accomunati a lui e che non vengono nascosti ma sono stati scritti, nell’atto di costituzione come parte civile e firmato dall’avvocato incaricato. Noi alla vicinanza avevamo pensato per via di un paio di foto che si possono trovare nelle pagine Facebook, in una Morfino ritratto sorridente al matrimonio di un familiare di Mario Mazzara, un’altra una tavolata imbandita dove Morfino siede tra gli altri assieme a Mario Mazzara, nessuno dei due guarda però l’obiettivo, uno ha il volto girato, Morfino che siede a capotavola, Mazzara tiene il capo chino sul piatto; poi ce ne è un’altra, non c’è il sindaco, è il matrimonio di una eletta nelle liste di Morfino ritratta assieme proprio a CostaAmicizie che non comportano certamente responsabilità penali. Ma lì sono. Noi però una cosa la vorremmo spiegata dal sindaco Morfino, prendendoci anche noi un po’ di spazio in più. Venendo a Custonaci ci è stato detto che esiste una decisione del Consiglio comunale e condivisa dal sindaco Morfino di dedicare al piccolo Giuseppe Di Matteo, una villetta pubblica, nella frazione di Assieni, fuori dal centro dalle parti di località Sperone. E questo dopo un atto di indirizzo del gruppo consiliare di opposizione capeggiato dall’ex sindaco Giuseppe Bica. L’intero Consiglio comunale l’8 Luglio 2019 ha sposato l’idea, come chiara risposta contro chi ha sporcato il paese col sangue di una innocente vittima di Cosa nostra. Ma, veniamo al punto, siamo stati sul posto non trovando una targa a evidenziare la dedica del luogo a Giuseppe Di Matteo. Se così è, ma potremmo anche essere stati distratti tanto da non scorgerla, speriamo che presto si ponga rimedio, e da quel luogo speriamo che possa passare spesso il tal Giuseppe Costa, drammaticamente pare rimasto amico degli amici, come si legge negli atti dell’indagine “Scrigno”, che mise un luogo a disposizione dei più sanguinari mafiosi siciliani e di Matteo Messina Denaro, per potere lì nascondere Giuseppe Di Matteo, rapito nel 93 e ucciso nel 96, e pensi e ripensi a quella sua scellerata disponibilità. E della sua scelleratezza possano pensare anche di più i custonacesi tutti.

Venendo all’udienza del processo “Scrigno” svoltasi ieri a Palermo per i 13 imputati che hanno scelto il rito abbreviato, i pm della Procura distrettuale di Palermo,Camilleri, De Leo e Dessì, hanno chiesto 158 anni di carcere. Dinanzi al giudice dell’udienza preliminare Filippo Serio, hanno depositato oltre 100 pagine di memoria conclusiva, con richieste di pena pesanti nonostante la riduzione di un terzo prevista dalla norma. E cioè, venti anni di reclusione per i due rampolli dell’ergastolano Vincenzo Virga, ossia i figli Franco e Pietro; stessa richiesta per l’ex consigliere comunale del Psi di Trapani, Franco Orlando, ex segretario particolare del defunto deputato Bartolo Pellegrino. Virga e Orlando in passato sono stati già condannati per mafia, tornati liberi per pm e Carabinieri, sono tornati a fare i mafiosi. Sedici anni sono stati chiesti per il fruttivendolo di Paceco Carmelo Salerno e Michele Martines. Quattordici anni sono stati chiesti per Vincenzo Ferrara, Stelica Jacob, Mario Letizia, Francesco Paolo Peralta, Giuseppe Piccione, Salvatore Francesco Russo. Otto anni per Pietro Cusenza (che ha reso dichiarazioni durante le indagini riguardo ai rapporti tra i Virga e il deputato Paolo Ruggirello, anche lui arrestato, ancora detenuto e imputato nel processo ordinario incardinato a Trapani). Sei anni per l’ex assessore del Comune di Trapani Ivana Inferrera e per suo marito Ninni D’Aguanno ed ancora per Michele Alcamo. Quattro anni per Leonardo Russo.Sedici mesi per Tommasa Di Genova. La sentenza è attesa per il 22 luglio dopo che parleranno le parti civili e i difensori degli imputati, per loro c’è una scaletta di udienze già definita. 

Per leggere la Replica del Dott. Giuseppe Morfino, clicca qui: “Replica Sindaco Giuseppe Morfino“.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.