“I lavoratori, eroi e vittime della pandemia”

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La Festa del 1 Maggio: “Adesso ci tocca cambiare in meglio questa società “

di Giorgio Macaddino*

Quella che stiamo sperimentando in questi giorni è una paura di comunità: la vita cui eravamo abituati e che davamo per scontata, potrebbe non essere più la stessa, anche dopo la fase acuta dell’emergenza. È una paura, in un certo senso, da fine del mondo, per come l’abbiamo conosciuto finora. Una paura che ci mette in contatto non solo con la nostra fragilità individuale, ma anche con quella collettiva, con una malinconia profonda, con la tristezza, con il senso della perdita.

Ma non sarà il virus a impedirci di celebrare la Giornata del 1° Maggio.

Il virus non conosce confini, non guarda in faccia nessuno, forse teme i giovanissimi, ha già cancellato la memoria di intere città , uccidendo  valorosi cittadini e cittadine che ne testimoniavano la storia con il loro contributo di vita e di lavoro. Proprio dietro quelle morti dei nostri anziani ottantenni o novantenni è custodito il patrimonio della nostra nazione, alla quale hanno contribuito con onestà ed alto senso del dovere fondato spesso sul lavoro a rendere unica la nostra Repubblica.

Nulla sarà come prima anche per il mondo del lavoro, che ha prima rallentato e poi ha visto fermarsi la propria attività. Già si contano danni importanti e nulla sarà come prima per i settori che sono andati in sofferenza e vivono l’incertezza del domani. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, comprendiamo il serio rischio che grava su molti lavoratori e molte lavoratrici.

Stiamo per celebrare un 1° Maggio che ricorderemo a lungo, non solo perché si svolgerà senza cortei, comizi, concerti, senza una piazza. Ce lo ricorderemo perché mai come oggi ci siamo tutti resi conto di quanto sia indispensabile garantire la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori.

Ci aspettano settimane e mesi complicati, forse ancora più difficili di quelli appena vissuti: il nostro paese ha bisogno di cogliere questa occasione, direi epocale, per ripensare al modello di produzione, che deve mettere al centro la persona, l’ambiente, la salute, la conoscenza e la dignità del lavoro.

L’annuale celebrazione dell’1 maggio, partecipata quest’anno in maniera virtuale e non fisica, è da sempre la massima espressione dei valori universali del lavoro ed è il riconoscimento dei sacrifici che i lavoratori compiono per assicurare il progresso e lo sviluppo della società. Ha un significato particolare ed una importanza eccezionale.

Quindi festeggiamo assieme questa giornata, dedicata a tutti coloro che con il loro lavoro ci hanno permesso di fronteggiare una terribile ed inattesa minaccia, e impegniamoci assieme per costruire un futuro giusto, equo, solidale e sicuro.

I lavoratori sono a essere al tempo stesso gli eroi e le vittime di questa pandemia: Sono eroi in particolare coloro che lavorano senza sosta per fornire servizi essenziali e assistenza alla popolazione, proprio il mondo del lavoro con le professioni sanitarie sta pagando il prezzo più alto, con l’ombra del dubbio che tante di queste perdite potevano essere evitate se soltanto sin dalle prime battute si fosse stati dotati dei dispositivi di sicurezza previsti dai protocolli sanitari. Ma questi sono giorni e settimane di lotta, di resistenza, di unità, di solidarietà, di sussidiarietà, di convergenza nel arginare l’avanzata del virus letale fermo restando che ci sarà il tempo delle riflessioni, dei perché, dei mancati farò, dell’esame dei ritardi eventualmente consumati  o più in generale dell’inadeguatezza di alcune strategie che non hanno prodotto gli effetti sperati.

Ma i lavoratori sono anche vittime: milioni di persone in tutta Europa hanno perso la vita, la casa, il lavoro. Una situazione drammatica che però sarebbe molto peggiore per i lavoratori, se il sindacato non si fosse battuto e non avesse ottenuto adeguati dispositivi di protezione e garanzie di reddito a livello europeo, in nome della solidarietà.

Bisogna vivere questa crisi nella consapevolezza che deve essere il momento di verifica e di attenta valutazione per cambiare in meglio un modello di società che ha mostrato i suoi limiti. I drammatici giorni che stiamo vivendo impongono una seria riflessione su come l’umanità intera deve comportarsi per mettere in sicurezza abitudini e certezze scontate ed irrinunciabili messe seriamente in crisi. Il 1° maggio è l’occasione giusta per rimettersi in moto

Che primo maggio sarà, sarà una ricorrenza di riflessione, sarà una ricorrenza che a sua volta per sempre sarà ricordata come una terribile storia che già da subito verrà riportata nei libri di scuola, quella scuola chiusa, la culla della nostra civiltà mozzata nella sua grandezza. Che primo maggio sarà, se non il primo maggio che rispolvera il valore del lavoro, dato che solo il lavoro può garantire la ripartenza. Si può, si deve rinascere e per ricostruire bisogna lottare dapprima contro la diffusione del contagio arrestandone gli effetti. La sicurezza dei lavoratori è essenziale per una decisa ripartenza, concentrando risorse ed azioni concrete contro il lavoro nero ed il rispetto delle regole. Bisogna sì, tornare ad essere produttivi, riprendere il cammino interrotto, ma tutto va cadenzato con i tempi giusti ed i sostegni adeguati. Sarà decisamente un primo maggio con la disperazione crescente con disuguaglianze  sociali sempre più marcate, con un sempre più crescente numero di emarginati che non hanno nessun sostegno economico .

Ma potrà essere il primo maggio della fierezza di essere italiani, quella fierezza che ci invidiano in tutto il mondo, la fierezza di essere caduti piegati abbattuti ma già adesso pronti a rinascere. Lo dobbiamo a noi lo dobbiamo a chi ci ha lasciato lo dobbiamo ai nostri eroi che in trincea non si sono arresi perdendo la loro vita per salvarne altre, lo dobbiamo a chi sta ancora combattendo e soprattutto lo dobbiamo per tutte le battaglie che nel tempo hanno segnato la storia di questa ricorrenza. E  decisamente lo dobbiamo a chi per difendere questi principi e valori sono stati barbaramente assassinati dalla mafia. A quegli eroi che si sono battuti per uno stato equo e solidale per  garantire le aziende sane e quindi per avere assicurato un lavoro pulito  sono stati trucidati .

Voglio poter credere di non vivere in un mondo di cartone .Proprio in questo mondo svilito di valori sui quali i nostri padri hanno fondato la nostra nazione oggi non riesco più a trovare il metodo di misurarne la portata e cosi richiamo il pensiero di un mio giovane avvocato con la passione della lettura che poco tempo fa traendo spunto da un testo, arriva alla conclusione che la differenza per misurare un determinato valore lo deduciamo  nel rapporto fra la tara ed il netto. Ed a seguire, nel valorizzare l’impegno di una accanita ma brillante lettrice Desiree che ripercorreva il testo di un libro MALERBA , VOGLIO SIGNIFICARE LE MIE CONCLUSIONI.

AFFINCHÉ IL MONDO IN CUI VIVIAMO NON SIA PROPRIO DI CARTONE , E CHE PER AVVERTIRNE LA GRANDEZZA NON SI DEBBA RICORRERE AD UNA MERA DIFFERENZA FRA TARA E NETTO , ED AFFINCHÉ IN QUEL LIBRO FRA I DUE DESTINI INCROCIATI DEI DUE VENTENNI GIOVANI SI AFFERMI QUELLO DELLA LIBERTÀ DI RINASCERE SEMPRE EVITI QUESTO STATO DI RENDERE INUTILI I SACRIFICI DEI NOSTRI EROI TRUCIDATI METTENDO IN LIBERTÀ I MAFIOSI REI DI OMICIDI ED IN ATTO CONDANNATI A LUNGHE PENE DI DETENZIONE. IL VIRUS NON PUÒ AVERE PROVOCATO OLTRE VENTIMILA DECESSI IN ITALIA E LIBERATO I MAFIOSI . PONGA RIMEDIO SUBITO IL GOVERNO A TUTTO CIO.

*Segretario Generale UIL Poteri Locali

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