L’acqua per i lavoratori stagionali e l’umanità ritrovata nel 25 aprile al tempo del Covid

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Volontari portano otto recipienti per l’acqua ai lavoratori stagionali nell’ex cementificio di Castelvetrano. Il bene primario per eccellenza era per loro merce rara. Inguì: “In un momento difficile come quello attuale, continuiamo a restare umani”. GUARDA LE FOTO

CASTELVETRANO. È una macchina ormai rodata, inarrestabile. Non si ferma davanti a niente, neanche alla vita spezzata in due dal Covid-19 in questo periodo di tristezza mondiale. È la macchina della solidarietà dei volontari delle associazioni Archè, Libera (Presidi di Marsala e Castelvetrano), Amici del Terzo Mondo, Libera Orchestra Popolare e Croce Rossa Italiana, che in questi giorni difficili hanno intensificato la loro azione sul territorio. Cucinano e distribuiscono pasti per chi ha più bisogno, autotassandosi distribuiscono beni di prima necessità  per gli ultimi e i nuovi poveri del coronavirus. Assistono migranti, lavoratori stagionali rimasti senza lavoro e famiglie in difficoltà. Fianco a fianco nei giorni scorsi hanno portato il pesce, insieme alla Guardia Costiera e alla Polizia Penitenziaria, alle famiglie bisognose che oggi faticano ad andare avanti. Tamponano le ferite provocate da una crisi economica senza precedenti. Una crisi che si alimenta giorno dopo giorno. Un virus che ha messo in ginocchio anche i più forti e coraggiosi. Ma i volontari non sono invincibili, anche per loro ci sono momenti di sconforto, di debolezza, ma c’è chi sta peggio e non c’è tempo da perdere. Sono la parte più bella di un Paese che non si ferma e continua a distribuire speranza nonostante tutto.

Acqua merce rara

Sono quotidiane le iniziative che portano avanti i volontari di Libera, Archè, Amici del Terzo Mondo e la Libera Orchestra Popolare, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana. Oltre al pesce per le famiglie marsalesi, nel giorno di Pasqua hanno preparato e distribuito dei pasti. I volontari infatti hanno distribuito del cous cous per i braccianti agricoli preparato da Nizar, un ragazzo tunisino, nelle cucine messe a disposizione dalla comunità F.A.R.O. di Mazara del Vallo. Un gesto semplice, ma fatto con il cuore come segno di riscatto personale. Nizar ha lasciato il suo passato burrascoso alle spalle e adesso si rimbocca le maniche per gli altri: cucina riso e cous cous nel cuore della Sicilia multietnica, nella Kasbah di Mazara del Vallo. Piatti poi distribuiti dai volontari delle associazioni di Marsala e Castelvetrano. “Quello di Nizar – ha spiegato Salvatore Inguì ad Alqamah.it – è stato un gesto affettuoso, fatto con il cuore. Cucinare per chi ha più bisogno lo fa stare bene. E noi siamo felici e lo ringraziano”.

Dopo le distribuzioni di generi alimentari e igienizzanti per i lavoratori stagionali che vivono nella baraccopoli allestita dentro un ex Cementificio, adesso la consegna di otto taniche per l’acqua.  Il campo è una bomba sanitaria, se dovesse scoppiare un caso di Covid-19 dentro la baraccopoli, sarebbe devastante. “Qui l’acqua potabile è cosa rara. Merce difficile da trovare. È il bene in assoluto che più serve e che più cercano. È stata la loro prima richiesta e noi abbiamo cercato di trovare una soluzione per alleviare la loro condizione” – spiega Salvatore inguì.

L’acqua, il bene di prima necessità per eccellenza, è ancora cosa rara nel 2020 anche qui, in Sicilia, nel trapanese, tra Castelvetrano e Campobello di Mazara. Ma da oggi, grazie a chi ha concesso l’uso della taniche a titolo gratuito, ai volontari che le hanno installate e al Comune di Castelvetrano che porterà l’acqua con le autobotti, questo bene prezioso non sarà più un miraggio.

“Fino ad oggi percorrevano ogni giorno oltre cinque chilometri in bicicletta o a piedi per riempire i loro bidoni nelle fontanelle presenti in città. – racconta Salvatore Inguì ad Alqamah.it – Da domani potranno riempire i bidoni con l’acqua direttamente nel campo. Con molti di questi ragazzi si è instaurato un bel rapporto di amicizia e oggi sono molto felici di questo prezioso dono. È un modo per alleggerire la loro condizione, non certo per risolverla. Ma in un periodo come questo è ancora più importante far sentire la nostra vicinanza e amicizia”.

Abbiamo raccontato la storia di questi braccianti qualche settimana fa, in occasione di una delle tante distribuzioni di beni di prima necessità ai ragazzi migranti che si sono stabiliti nell’ex Cementificio nel territorio castelvetranese.

Lo spettro dello sgombero “solo” rimandato

Per questi braccianti accampati nell’ex Cementificio pende un’ordinanza di sgombero, ad oggi sospesa del Sindaco Enzo Alfano. Lo sgombero infatti è soltanto stato rimandato al termine dell’emergenza coronavirus. “Per questi lavoratori chiediamo una degna sistemazione. È chiaro che non possono continuare a vivere in queste condizioni. Tra l’altro – sottolinea Inguì – tra qualche mese si aggiungeranno altri lavoratori stagionali per la raccolta delle olive.”

Ieri i volontari delle associazioni, armati di mascherine e tanto buon cuore, hanno portato otto taniche da 1000 litri per far fronte ai bisogni quotidiani dei circa 40 lavoratori stagionali attualmente rimasti senza lavoro o in attesa di riprendere a sudare sui campi. Senegalesi e gambiani in gran parte, alcuni ormai in pianta stabile sul territorio. C’è anche chi raggiunge il territorio soltanto per la racconta delle olive, dell’uva, delle arance e poi va via verso altri terreni agricoli della Sicilia e del sud Italia.

Questi braccianti, infatti, non sono migranti sbarcati l’altro ieri dai cosiddetti barconi, ma sono lavoratori presenti sul territorio da tanti anni. “Raggiungono il nostro territorio ogni anno per lavorare sui nostri campi e permettono di far arrivare frutta e ortaggi sulle nostre tavole. Hanno famiglia, figli, mogli, madri e padri. Sono lavoratori – aggiunge Inguì – con una dignità e meritano una degna sistemazione. Noi ancora una volta con questo gesto abbiamo voluto ribadire la nostra vicinanza e solidarietà.”

I sorrisi sotto le mascherine

Le mascherine protettive anti Covid non nascondono la felicità per aver portato un po’ di umanità a questi ragazzi. Sotto le mascherine si intravedono i sorrisi, di volontari e braccianti.

Quello che hanno compiuto è un piccolo miracolo. Otto taniche per restituire una dignità dimenticata, un’umanità ghettizzata in una baraccopoli spesso schiacciata dall’indifferenza e dalle accuse strumentali di qualcuno. Ancor più al tempo del Covid-19.

Senza servizi igienici, senza un’adeguata assistenza, senza un vero tetto sulla propria testa nel pieno di un’emergenza sanitaria mondiale senza precedenti. Baracche improvvisate, teli come coperture, porte in legno semi distrutte per chiudere gli ingressi. Lunghi viali tra i tendoni e il fuoco per riscaldare le lunghe notti di attesa. La paura di morire in quelle baracche è costante. Si è concretizzata nel dicembre del 2017 quando i migranti si trovavano accampati in un terreno vicino al cementificio, in contrada Erbe Bianche nel Comune di Campobello di Mazara. Un incendio devastò il campo, fortunatamente senza vittime, ma con enormi danni per i braccianti.

 “Il nostro 25 aprile”

Sotto il sole di questi primi giorni estivi siciliani, i volontari, guidata da Salvatore Inguì, hanno collocato le taniche per l’acqua in un angolo del campo dell’ex cementificio in Contrada Bresciana a Castelvetrano. “Tutto ciò è stato possibile grazie a suor Luisa e al signor Giuseppe Scozzari per questa donazione. La giornata di festa non ci ha consentito l’acquisto dei rubinetti e dei tubi per mettere in funzione le taniche. Lunedì (oggi, ndr), con gli amici del presidio di Libera di Castelvetrano andremo a comprare l’occorrente e quindi già da martedì (domani, ndr) il comune dovrebbe iniziare a portare i camion d’acqua”. Il Comune, quindi, si occuperà di riempire le taniche con dei camion 2 volte a settimana.

“Inoltre stiamo continuando a mantenere l’impegno di portare settimanalmente generi alimentari. – spiega Salvatore Inguì – Nella stessa giornata, grazie ad una donazione di verdura fresca da parte del sig. Stefano Bonacasa (capo scout di Mazara del Vallo), abbiamo distribuito 80 sacchetti di ortaggi, bottiglie da 2 litri di acqua ciascuno e dell’abbigliamento donato dalla Sartoria Sociale di Palermo”.

Una rete di solidarietà che non si è fermata e che coinvolge il vero cuore pulsante del Terzo Settore siciliano. I volontari si tassano non solo per l’acquisto di beni di prima necessità, ma anche per i rubinetti e i tubi necessari per far scorrere l’acqua per i braccianti.

Tutto questo è avvenuto il 25 aprile, giornata della Liberazione dal nazi-fascismo. Una data molto importante per l’Italia, diventata negli anni giornata simbolo di resistenza e di rinascita. “La data del 25 aprile è stata casuale, ma ci è piaciuta molto questa coincidenza. Non c’è festa o ricorrenza che ci fermi, quanto c’è bisogno e ci arrivano richieste di aiuto del genere non ci tiriamo indietro. – ha aggiunto Salvatore Inguì ad Alqamah.it – Per noi i valori della resistenza sono importanti e siamo convinti che portare l’acqua a questi lavoratori, spesso vittime di un ingiustificato clima d’odio e di bugie, sia la migliore azione per ricordare la Festa della Liberazione. È un gesto concreto, un affermazione di quei valori in continuità con i valori di giustizia e libertà. Oggi come ieri abbiamo bisogno di più diritti e meno disuguaglianze”.

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Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.