Trapani, come reagire alla crisi del Coronavirus? La lettera del Sindaco Tranchida e dell’Assessore Pellegrino

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TRAPANI. Sull’argomento il Sindaco Giacomo Tranchida e l’Assessore Giuseppe Pellegrino hanno inviato una nota alle autorità europee, nazionali e regionali.

“L’economia della provincia di Trapani si basa soprattutto sul turismo e l’agricoltura. La legislazione comunitaria, nazionale e regionale può rilanciare la nostra economia e salvaguardare la salute dei consumatori.

Per affrontare il dopo Coronavirus, come in molte altre realtà locali, l’economia trapanese deve sicuramente rimodulare le strategie nel settore turistico, ancor più provando a fare sistema con la filiera agroalimentare ed il sistema culturale d’aria territoriale ottimale.

Invero, prendendo spunto dalla felice esperienza alla candidatura di Trapani a Capitale Italiana della Cultura, l’ottima guida del Distretto saprà, unitamente al territorio provinciale coinvolto, trovare le giuste proposte così come, al pari, sarà utile e conducente la sinergia positivamente avviata con l’Assessorato allo Sviluppo Economico sapientemente guidato dall’Assessore Avv. Andreana Patti. Per ciò che riguarda l’agricoltura nella provincia di Trapani, oltre che sulla olivicoltura, la stessa si basa principalmente su due coltivazioni predominanti: la viticoltura da vino e la cerealicoltura con il grano duro; coltivazioni che, se difese dalle leggi comunitarie, nazionali e regionali possono dare risposte alla dignità delle popolazioni meridionali e garantire salute a tutti quei consumatori che si cibano di prodotti ecosostenibili.

Viticoltura

La provincia di Trapani è stata considerata nel passato la più vitata d’Italia e d’Europa. La Sicilia nel 2009 vantava 124.924 ettari di superficie vitata da vino e la provincia di Trapani ne contava 67.000 ettari circa il 54%. Qualche decennio prima gli ettari vitati erano circa 160.000.

Adesso gli ettari sono 103.000 a livello regionale e la provincia di Trapani ha ancora oltre 50.000 ettari di superficie vitata. Il punto di forza principe della vitivinicoltura siciliana è il clima asciutto che permette di produrre con pochi trattamenti chimici le produzioni convenzionali. Il biologico è praticato ed è facile rispettare l’assoggettamento. La sperimentazione ha portato alla qualificazione di vitigni autoctoni: Nero D’Avola, Inzolia, Catarratto, Grillo e di alloctoni. Il sistema di allevamento maggiormente utilizzato, con la diffusione della meccanizzazione della raccolta, è quello della controspalliera.

In Sicilia, così come nel meridione, nel corso degli ultimi 15 anni imprese dotate di un intenso dinamismo sono emerse sui mercati nazionali e internazionali con produzioni di pregio, proiettando la vitivinicoltura meridionale verso uno scenario competitivo. L’Italia è membro dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigne e del Vino) e il Ministero dell’agricoltura partecipa ai lavori di questo organismo intergovernativo a carattere scientifico e tecnico avente una competenza riconosciuta nel settore della vigna e del vino. l’OIV si occupa di viticoltura sostenibile, di aspetti ambientali, sociali, economici e culturali.

La Sicilia e la provincia di Trapani ripongono molte aspettative dalla valorizzazione delle produzioni ecosostenibili.

Cerealicoltura – grano duro

In Italia si importano oltre due milioni di tonnellate di grano duro dall’estero per soddisfare le esigenze soprattutto dei pastifici italiani che producono pasta per il mondo intero. I pastai italiani rispettando le leggi vigenti considerano il parametro delle proteine al 14% unico parametro di qualità, tralasciando la eventuale presenza di glifosato (diserbante, utilizzato nei paesi nostri fornitori per fare seccare il grano) o di micotossine cancerogene ( prodotti dalle muffe che si sviluppano nei paesi a clima umido) .

Per la maggior parte dei Paesi del mondo, che esportano anche in Italia milioni di tonnellate di grano duro, i valori massimi del DON nei cereali sono compresi fra i 750 e 1000 parti per miliardo, mentre in Europa e quindi in Italia, il limite è fissato a 1750 dal regolamento CEE n. 1881/2006. Paesi come il Canada hanno per il consumo interno il limite di 1000 parti per miliardo di micotossine consentite nelle granelle. L’altra parte del grano prodotto che non possono utilizzare per alimento, e che rientra entro il limite di 1750, viene venduto a prezzi stracciati anche in Europa ed in Italia.

Nel sud Italia, soprattutto in Sicilia ma anche in Puglia, tutto il grano duro prodotto è privo di micotossine cancerogene. Il sole rende il grano duro italiano prodotto dalla Basilicata e fino in Sicilia al momento del raccolto perfettamente maturo, asciutto, quindi non in condizioni di sviluppare micotossine nocive all’alimentazione umana. Questa anomalia determinata dalla non competitività del prezzo rispetto a quello praticato da altri Paesi ha comportato l’abbandono di 600 mila ettari di superfici seminativa alla coltivazione di grano duro.

Se nel futuro si privilegia la salute dell’uomo, allora, rivedendo il regolamento comunitario 1881/2006, si può dare dignità al lavoro dell’uomo a livello economico riconoscendo il giusto prezzo alle produzioni di qualità. La nostra Amministrazione nel programmare le azioni da mettere in campo dopo il COVID19, invita le Istituzioni a tenere in considerazione il comparto vitivinicolo siciliano ed in particolare quello della provincia di Trapani così come quello cerealicolo per quanto attiene il grano duro. In tale direzione, Si ritiene condivisibile la richiesta già fatta al Ministero delle Politiche Agricole da alcune Regioni del nord, di produrre alcool disinfettante dal vino. Con questa proposta si potrebbero togliere dal mercato almeno 3 milioni di ettolitri di vini generici da trasformare in alcool disinfettante per usi sanitari che in questo periodo ed ormai per il futuro, sarà sempre più richiesto; Nell’ambito della distillazione dei sottoprodotti vitivinicoli si invitano le Istituzioni a sostenere tale pratica con un aumento della percentuale delle prestazioni viniche dal 10% al 20 % rispettando il prezzo di mercato del vino; Sarebbe corretto fare giustizia sulla problematica dello zucchero nel vino. La Comunità europea ha riconosciuto ai produttori del nord Europa l’utilizzo del saccarosio per “arricchire” il contenuto alcolico dei vini, mentre ai produttori dei paesi mediterranei è vietato l’uso del saccarosio per “arricchire” il contenuto alcolico. Ad oggi, non si è riusciti ad ottenere quantomeno che nell’etichetta dei vini prodotti nel Nord Europa sia riportata l’indicazione: vino arricchito con saccarosio; La vitivinicoltura in provincia di Trapani, considerato la naturale vocazione che il nostro territorio possiede quali il clima e il suolo, potrebbe espandersi anche in biologico incrementando migliaia di posti di lavoro, e mirare al riconoscimento di patrimonio dell’umanità anche in relazione al paesaggio che queste superfici vitate determinano. Nel settore della cerealicoltura l’auspicio è quello che le Istituzioni italiane ed i nostri rappresentanti che guidano l’Europa riescano a modificare il regolamento CEE n. 1881/2006 abbassando il parametro delle micotosssine da 1750 ad un numero inferiore a 500 bloccando quindi le importazioni di grano non di qualità e valorizzando le nostre produzioni e la salute dei cittadini.

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