Proteste anche al carcere di Trapani, negati i colloqui con i familiari. Sindacati chiedono ulteriore personale

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TRAPANI. Dopo le proteste e i disordini in tanti istituti penitenziari italiani, gli ultimo Foggia e Palermo, anche nel carcere “Pietro Cerulli” di Trapani si registrano disordini per le misure adottate dal Governo per fronteggiare la diffusione del Coronavirus.

Detenuti e familiari hanno protestato dopo che si sono visti negati i colloqui. Molti poliziotti della Polizia Penitenziaria sono in allerta per gestire i disordini. Tra le soluzioni la possibilità di organizzare dei colloqui online.

Intanto le sigle sindacali SAPPE, OSAPP, UIL PA, FNS CISL, CGIL e CNPP FSA, hanno manifestato tutta la preoccupazione con un comunicato congiunto.  “Il Governo seppur ha emanato un susseguirsi di decreti, purtroppo questi non vengono rispettati in modo adeguato dai cittadini comportando un pericolo maggiore di propagazione del contagio mettendo a rischio tutto il Paese, compreso il sistema penitenziario. Avremmo potuto contestare sui provvedimenti che tardavano arrivare dal Provveditorato Regionale di Palermo e sulle mancate possibilità di garantire quanto imposto dal governo dentro gli istituti penitenziari per mancanza dei prodotti necessari alla salvaguardia del contagio. – hanno affermato Navarra, Quatttrocchi, Veneziano, Ballotta, Giurato e Delgrosso – Da stamattina presso diversi Istituti presenti nella nostra Regione, i reclusi stanno mettendo in atto forme di protesta e in qualità di Responsabili del Personale di Polizia Penitenziaria, con grande preoccupazione seguiamo i gravi fatti che si stanno verificando, ma il Governo non può lasciare da soli a gestire questa Emergenza la Polizia Penitenziaria. Il personale di Polizia Penitenziaria così come ha sempre fatto soprattutto nei momenti difficili ha affrontato la situazione con spirito di Corpo, abnegazione al dovere seppur confrontandosi con una realtà giornaliera non congeniale a seguito della carenza di personale. Oggi non è il momento di non piangersi addosso, certo è che gli appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria, nonostante la disponibilità di uomini a disposizione alla scuola di San Pietro Clarenza e anche quelli dei rispetti nuclei traduzioni che l’amministrazione Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria potrà utilizzare come gruppo di pronti interventi, da soli non potranno arginare le sommossa e le rivolte posta in essere da detenuti ristretti nelle carceri che, cogliendo l’ occasione della sospensione dei colloqui con i familiari violano la legge stanno distruggendo il tutto con il fine anche di evadere dagli Istituti Penitenziari”.

“Per questi motivi – sottolineano l sigle sindacali della Polizia Penitenziaria – le scriventi OO.SS . chiedono AIUTO al Presidente della Regione Sicilia, ai Prefetti, ai Sindaci del nostro Distretto, affinché questa emergenza venga affrontata con la giusta determinazione che merita, sollecitando al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte affinché metta a disposizione del Corpo di Poli zia Penitenziaria – con la massima celerità – personale e mezzi idonei a fronteggiare le costanti e pericolose violenze, considerato che le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, con grande spirito di abnegazione al servizio, stanno gestendo con grande professionalità l’incandescente situazione. Servono fatti concreti e il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, non può solo ringraziare il personale di Polizia Penitenziaria, per come sta gestendo la situazione di emergenza, deve prendere anche provvedimenti seri, al fine di studiare una strategia di contrasto contro le crescenti violenze che si susseguono istante per istante dentro le nostri Carceri Sicilia ne e Italiane. Considerato che oramai trattasi di tutela dell’ordine pubblico – concludono – compromessa in virtù delle possibile evasioni che nella Regione Sicilia potrebbero verificarsi chiedendo che i Prefetti assumano il Comando dell’ordine pubblico delle carceri”.

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