Tonnara di Bonagia: gli storici vascelli tra abbandono e degrado. Pronto progetto di recupero. FOTO

1924

Degrado, incuria, abbandono e anche vandalismo. Si presentano così oggi i cinque vascelli storici della Tonnara di Bonagia (Valderice). Tra iniziative e finanziamenti ottenuti, la riqualificazione stenta ancora a partire. Intanto si rischia di perdere per sempre un prezioso patrimonio storico. Il Sindaco rassicura sul progetto di recupero che a breve sarà pronto. GUARDA LE FOTO

BONAGIA. Gli storici vascelli della flotta della Tonnara di Bonagia non esistono quasi più. Delle storiche barche usate per la mattanza del tonno, nella storica Tonnara, ormai non restano che detriti, devastati da incuria, abbandono e vandalismo. Ma a breve la svolta potrebbe arrivare da un progetto di riqualificazione e recupero realizzato qualche anno fa e che a breve potrebbe diventare esecutivo. Oggi intanto i cinque storici vascelli si presentano distrutti, uno addirittura parzialmente dato alle fiamme, pieni di erbacce dentro e fuori con rifiuti ed escrementi di animali. Anni di intemperie hanno fatto marcire il fasciame di legna, rendendo praticamente irriconoscibile ogni dettaglio degli storici vascelli che un tempo solcavamo i mari della provincia per la pesca del tonno.

La flotta affondata nell’incuria

Le barche, piene di spazzatura e rifiuti, lasciate da troppo tempo nell’incuria, si trovano nella parte esterna della storica tonnara da oltre trent’anni e hanno sempre rappresentato un simbolo per l’intera borgata marinara del Comune di Valderice. Quella di Bonagia un tempo era una delle più famose e attive tonnare della zona. La Muciara, la barca dove il rais impartiva i suoi ordini ai tonnaroti, simbolo di quella storia che ancora si tramanda nei racconti dei più anziani del luogo, è diventata un ammasso di legna, bruciata da ignoti negli anni scorsi, senza più identità. Praticamente non esiste più. Oggi tutte le barche sono quasi interamente distrutte, piene di terra ed erbacce: poppa devastata, un po’ meglio conservata la prua.

Si tratta di reperti di archeologia navale che hanno circa cento anni di storia alle spalle. Per molto meno si è aperto un museo ad hoc, qui, invece, i vascelli sono stati lasciati, in passato, alle intemperie, alla salsedine e al degrado. In altre parti della Sicilia, senza andare troppo lontani, le barche delle tonnare sono ancora ben conservate, curate e musealizzate. A Favignana, per esempio, possono essere ammirate all’interno dell’ex stabilimento Florio. Stessa cosa nell’antica Tonnara di Scopello a Castellammare del Golfo. Le imbarcazioni infatti sono custodite all’interno delle enormi rimesse e accessibili ai turisti che decidono di tuffarsi nel mare cristallino all’ombra dei famosissimi faraglioni, ma nello stesso tempo di fare anche un tuffo nella storia dell’antica pesca del tonno, la mattanza. Un tradizione marinara che rappresenta la storia non solo della provincia trapanese, ma della Sicilia intera.

Il racconto di Pietro, tra Palascarmi e vecchi ricordi di tonnaroti

In questi giorni abbiamo raccolto la testimonianza di un lettore che per anni ha frequentato le tonnare e in particolare quella di Bonagia. Sono moltissimi i suoi ricordi legati alla mattanza. Fin da bambino ha vissuto la pesca del tonno da dentro, con i racconti del nonno, dei rais e degli altri tonnaroti. Oggi Pietro ci ha raccontato che “chi ha vissuto la vitalità delle Tonnare ha di certo memoria dei Palascarmi, attori principali di questa proficua attività fino agli anni 60 nel nostro territorio. Grandi e lunghi chiodi cesellati col fuoco e con il martello tengono insieme i legni massicci di queste grandi imbarcazioni. Le maestranze che le hanno costruite nei secoli passati usavano pratiche di lavorazione molto simili alle arti di costruzione per le imbarcazioni di epoca Punica e Romana. Nella nostra giovinezza – ha raccontato Pietro ad Alqamah.it – ne abbiamo viste molte di esse abitare indistruttibili le tonnare della nostra costa (Castellammare, Scopello, Magazzinazzi, lu Siccu e Bonagia). Oggi quale dimora abitano questi gioielli architettonici di antica e gloriosa fattura? Molte di esse, dopo la dismissione delle tonnare sono state vendute alla Libia di Gheddafi, altre discretamente conservate e musealizzate a Scopello e Favignana. Alcune di queste indistruttibili architetture del mare le ritroviamo negli spazi antistanti il Residence di Bonagia (ex Tonnara), con il salnitro nel naso e la luce abbagliante negli occhi si scopre un cimitero a cielo aperto. I grandi Palascarmi allineati prua alla montagna e poppa alla scogliera, spiaggiate come cetacei, la loro dimora è una terra che le ha abbandonate. Quale differenza – ha sottolineato Pietro ad Alqamah.it – esiste tra questi magnifici esemplari e i resti della nave Punica riemersa dai fondali dello Stagnone e attorno alla quale è stato costruito un museo? Un museo che la contiene come un neonato pretermine, temperatura e umidità costante, e con la cura consona per resistere al passare del tempo. Penso nessuna, poiché accomunate entrambe dalla medesima maestria architettonica che ne ha dato luce. I Palascarmi spiaggiati a Bonagia sono come navi Puniche o Romane, intatte quando le abbiamo ereditate e non in fondo al mare da recuperare, erano lì per mostrarsi a noi nei secoli. Vedere queste carcasse sventrate dall’incuria e dall’abbandono è un colpo grave per gli occhi e la coscienza. Tutti noi che le abbiamo viste vivere e tutti quelli venuti dopo e che ancora verranno abbiamo il diritto di vederle curate e accudite come è stato fatto per i resti della nave Punica. Le colpe – ha concluso – sono di noi tutti che negli anni passando da quel cimitero non abbiamo avuto l’istinto di gridare aiuto per quei corpi marini straziati, per mantenere viva la memoria degli uomini che battendo il ferro rovente fabbricavano i lunghi chiodi a sezione quadrata, per gli uomini che lavoravano i lunghi tronchi di legno ed infine per i tonnaroti che hanno animato per secoli quelle magnifiche architetture marine, che come le balene più grandi e belle ci sembravano indistruttibili. A chi mai verrebbe in mente di prendere i resti delle nave Punica e buttarli fuori sulla scogliera? Indignamoci quindi, per la nostra storia abbandonata all’incuria”.

Una riqualificazione che stenta ancora a partire

In realtà un progetto di riqualificazione c’è. Infatti l’Associazione “Salviamo le Tonnare” ha messo insieme qualche anno fa tecnici e volontari per la realizzazione di un progetto di riqualificazione non solo per i vascelli, ma per l’intera area. Una sinergia tra pubblico e privato che ha permesso di realizzare uno studio di fattibilità gratuito poi donato al Comune di Valderice. “L’idea è quella di riqualificare gli antichi vascelli che hanno un importante valore storico per tutto il territorio. – ha raccontato ad Alqamah.it Nino Castiglione dell’Associazione “Salviamo le Tonnare” – Siamo riusciti a realizzare questo progetto praticamente a costo zero, grazie al lavoro di tecnici e volontari che hanno donato il proprio lavoro per permettere di salvare il salvabile, cioè riqualificare l’area, gli antichi vascelli e permettere la loro fruizione in maniera protetta”. L’idea dell’Associazione è quella di tenerle vive realizzando una base, uno “scheletro”, per tentare di rimettere insieme i pezzi distrutti e danneggiati. “Negli anni abbiamo fatto parecchio per cercare di tutelare al massimo l’area. – ha spiegato Castiglione- In passato entravano con le auto e i motorini, mangiavano e si accampavano tra le barche, ma con la collaborazione del Comune siamo riusciti a precludere l’area rendendola pedonale.” Ma quella del Comune e dell’Associazione spesso si è trasformata in una lotta contro i mulini a vento. Infatti per anni gli incivili hanno usato le barche come accampamento per bivaccare, lasciando rifiuti di ogni genere. Addirittura la Muciara, la storica barca su cui il rais impartiva gli ordini ai tonnaroti, è stata data alle fiamme rendendola praticamente ormai irrecuperabile. Una perdita storica immensa. Tra l’altro i vascelli sono reperti di archeologia industriale, quindi sotto vincolo etno-antropologico.

Il progetto di restauro e conservazione

Ma ancora qualcosa si può fare, cioè permettere al progetto di diventare esecutivo. “Abbiamo lavorato due anni a questo progetto che tra le altre cose prevede il restauro delle imbarcazioni, una copertura di protezione dalle intemperie (visto che ormai è impensabile il loro spostamento), un impianto di videosorveglianza e la riqualificazione dell’area. Il progetto è stato presentato circa un anno fa al Comune. Quei vascelli rappresentano la nostra storia. Il grosso lo abbiamo già perso negli anni, per questo motivo secondo me non c’è altro tempo da perdere” – ha sottolineato Nino Castiglione ad Alqamah.it.

Il progetto, dopo aver incassato i pareri favorevoli della Soprintendenza, ha ottenuto un finanziato di 125 mila euro, di cui 100 mila finanziati dal FLAG (la Fondazione Torri e Tonnare del Litorale Trapanese) all’interno del “Piano di Azione di Sviluppo locale” in attuazione della Strategia di Sviluppo locale di tipo partecipativo nel settore della pesca, e 25 mila euro messi in bilancio dalla precedente amministrazione Comunale guidata dall’ex Sindaco Mino Spezia. Ma questi fondi rischiano adesso di andare perduti. Il progetto da circa sette mesi è ancora in lavorazione negli uffici del Comune di Valderice. “Attendiamo che questo progetto diventi esecutivo per tenere viva non solo la memoria della Tonnara, ma soprattutto per cercare di salvare e tutelare il più possibile questi vascelli centenari” – ha concluso Castiglione.

Il Sindaco di Valderice: “Entro fine mese avremo il progetto definitivo”

Il progetto esecutivo, dopo tante difficoltà, adesso però sembra davvero ad un passo. Più che altro si tratta di un corsa contro il tempo, perché se non si definisce il progetto entro fine marzo il rischio è quello di perdere il finanziamento del FLAG. Ma a rassicurare sulla sua imminente approvazione è il Sindaco di Valderice Francesco Stabile. “A giorni approveremo il progetto che sarà poi vagliato anche dall’ufficio tecnico comunale. Praticamente siamo pronti, entro marzo sicuramente riusciremo a chiudere tutto. – ha dichiarato il Sindaco Stabile ad Alqamah.it – Abbiamo impiegato un po’ di tempo in più rispetto alle previsioni per chiarire alcune cose del quadro economico. Quello che volevamo capire era se con i 125 mila euro riuscivamo a recuperare le imbarcazioni, quindi un recupero conservativo, ma anche una eventuale musealizzazione. Infatti stiamo ancora valutando se le barche potranno essere spostate dopo averle rinforzate con delle staffe in ferro che formeranno quindi uno “scheletro”. Siamo in attesa del nuovo quadro economico che gli uffici stanno rielaborando per definire queste ultime cose. Ma una cosa è certa: entro il 31 di marzo, – ha concluso il Sindaco – sapremo con certezza l’identità del progetto, sia in termini economici che in termini di fattibilità”. In sintesi dopo questa nuova valutazione, che avverrà entro fine mese, il progetto potrà andare in gara per procede al recupero di questi antichi vascelli che rischiano, giorno dopo giorno, di danneggiarsi ulteriormente e inesorabilmente.

“Creare un percorso unico tra le Tonnare della Provincia”

“Le Tonnare hanno rappresentato per decenni il centro economico e sociale per migliaia di persone. L’Associazione promuove attività pensate per recuperare la memoria e l’identità di una popolazione straordinaria. In programma tanti progetti ed eventi dal grande valore culturale, in grado di conquistare cittadini e turisti” – si legge sulla pagina Facebook dell’Associazione “Salviamo le Tonnare”. E infatti sono tante le iniziative portate avanti in questi anni.

Ma hanno fatto anche di più. “Incontriamo periodicamente i ragazzi delle scuole del territorio per spiegare loro come funzionava la mattanza e la vita della tonnara. In questi anni siamo riusciti a mettere in sicurezza la Torre di Bonagia e a renderla fruibile, oltre ad aver reso accessibile il museo della Tonnare che ogni anno accoglie migliaia di visitatori. Il nostro sogno – ha aggiunto Nino Castiglione ad Alqamah.it – è quello di mettere in rete tutte le tonnare della provincia per creare un percorso turistico comune, per permettere a turisti e studenti di godere di un percorso unico e soprattutto ricco di storia. Ovviamente adesso il nostro primo obiettivo è quello di salvare dall’abbandono gli antichi vascelli di Bonagia”.

CONDIVIDI
Commenti Facebook
Articolo precedentePalazzo Orleans, inaugurata la sala stampa intitolata a Beppe Alfano
Articolo successivoAlessio Alessandra: “Io ed il mio pubblico ci siamo scambiati doni importanti”
Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.