Imprenditori Adamo, chiesta confisca di beni

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La richiesta avanzata dalla Procura antimafia di Palermo al Tribunale delle misure di prevenzione di Trapani
Chiesta la confisca dei beni degli imprenditori di Castelvetrano Giovanni ed Enrico Adamo, padre e figlio, accusati di far parte della rete di protezione del latitante Matteo Messina Denaro. Il procedimento si svolge dinanzi ai giudici della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Trapani e scaturisce dal sequestro eseguito dagli agenti della Dia nel febbraio 2017, quando misero i sigilli alle aziende dei due, operativi nel settore del movimento terra con aziende impegnate in grandi opere pubbliche e private. La proposta di sequestro arrivò dal direttore della Dia a conclusione di una indagine coordinata dalla Procura antimafia di Palermo, dai p’m del gruppo “Misure di prevenzione”. I giudici concessero il sequestro preventivo per 5 milioni di euro. Al termine della requisitoria il pm Gery Ferrara (applicato per la Dda di Palermo) oltre alla confisca dei beni quantificata in 5 milioni di euro, ha chiesto anche quattro anni di sorveglianza speciale per Giovanni Adamo e tre per il figlio Enrico, ex assessore ed ex consigliere comunale a Castelvetrano.  Nel corso della requisitoria il pm ha ripercorso i principali lavori svolti dalle loro aziende: da quelli sulle condotte idriche per la distribuzione irrigua delle acque della diga Delia di Castelvetrano al metanodotto realizzato tra Menfi e Mazara del Vallo e l’acquedotto Montescuro Ovest. Ma anche della compravendita di una Renault R4 passata da Francesco Messina Denaro a Giovanni Adamo. «Non credo sia di rilievo indiziario – dice l’avvocato Franco Messina, legale dei due – ma in ogni caso è una compravendita intermedia, non c’è stato un rapporto di compravendita diretta, l’auto era stata rottamata e poi Adamo l’acquistò». Padre e figlio sono stati tra i promotori di Forza Italia a Castelvetrano, Adamo jr fu assessore nella Giunta del sindaco di Castelvetrano Gianni Pompeo per poi essere eletto nel 2012 consigliere comunale, era stato candidato nella formazione di centrodestra Fli. Dei due Adamo parlò anche Lorenzo Cimarosa, cugino del latitante Messina Denaro, poi divenuto collaboratore di giustizia e morto nel gennaio 2017. L’uomo – arrestato nel 2013, blitz Eden – raccontò ai pm che il sindaco di Castelvetrano, Felice Errante, «venne a chiedermi i voti con Enrico Adamo, pure lui impegnato in politica». L’ impegno in politica era continuato a ridosso del sequestro nel 2017 quando i due Adamo pare fossero pronti a sostenere e partecipare ad una lista civica “Alleanza Etica” (in occasione di quella tornata elettorale poi naufragata per lo scioglimento antimafia deciso dal ministero dell’Interno) che si riteneva ispirata dall’ex sindaco di Castelvetrano Tonino Vaccarino. Durante il procedimento inoltre il collegio giudicante presieduto dal giudice Enzo Agate (a latere Nodari e Badalucco), ha ascoltato anche i collaboratori di giustizia Vito Bucceri e Calogero Rizzuto, che hanno riferito sui presunti rapporti con le famiglie mafiose agrigentine.
*fonte Agi
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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.