Nicosia, dai Radicali al disprezzo per Falcone e Borsellino: “Le stragi? Incidente sul lavoro”

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PALERMO. Dall’inchiesta “Passepartout” che vede coinvolto Antonino (detto Antonello) Nicosia, attivista del Movimento Radicale e oggi collaboratore parlamentare della deputata Pina Occhionero, eletta nelle liste di Leu e adesso passata con Italia Viva, emerge un profondo disprezzo per i due magistrati uccisi dalla mafia nel 1992 nelle stragi di Capaci e via D’Amelio, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Nell’operazione condotta questa mattina all’alba, oltre a Nicosia, sono stati raggiunti da fermo di indiziato di delitto: Dimino Accursio, con due condanne per mafia alle spalle, Ciaccio Paolo, Ciaccio Luigi e Mandracchia Massimiliano.

Il disprezzo per Falcone e Borsellino: “L’aeroporto deve cambiare nome”

Dalle intercettazioni raccolte dai militari della Guardia di Finanza e Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Agrigento si sente il Nicosia, a bordo di un autovettura noleggiata insieme ad un altro esponente nazionale dei Radicali Italiani, mentre, nei pressi dell’aeroporto di Palermo – Punta Raisi, commenta  l’intitolazione dell’aeroporto ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Secondo Nicosia bisognava “cambiare il nome”. “Ma perché dobbiamo spiegare chi sono scusami, perché dobbiamo sempre mescolare la stessa merda”. E continua con un affondo ancora più offensivo. Secondo Nicosia le stragi di mafia in cui persero la vita Falcone, Borsellino e gli agenti delle scorte sarebbe stato un “incidente sul lavoro”. Inoltre Falcone non deve essere celebrato come magistrato perché all’epoca aveva solo un “incarico politico”, “amministrativo”. Per Antonello Nicosia, quindi, l’aeroporto di Punta Raisi andava intitolato a Luigi Pirandello o a Leonardo Sciascia, così come tanti altri aeroporti italiani.

Il boss Messina Denaro definito “San Matteo”

L’accusa per Nicosia è di essere stato un favoreggiatore dei boss più vicini al latitante di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro. La Procura di Palermo gli contesta infatti l’appartenenza all’associazione mafiosa. Il fermo è stato deciso dal procuratore Lo Voi, dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai pm Calogero Ferrara e Francesca Dessì. Secondo le indagini Nicosia accompagnando la parlamentare Occhionero in alcune visite presso carceri siciliane, avrebbe veicolato “pizzini” da e verso i boss detenuti, all’insaputa della parlamentare che non risulta indagata. Lo stesso Nicosia, riferendosi al latitante Matteo Messina Denaro, lo definita “San Matteo”: “Per ora c’è San Matteo che comanda, preghiamo San Matteo… grazie San Matteo per quello che ci dai tutti i giorni” .

Le intercettazioni hanno registrato con chiarezza che Nicosia si sarebbe adoperato insistentemente al fine di monitorare lo stato d’animo dei singoli mafiosi detenuti per dissuaderne eventuali iniziative collaborative; per favorire trasferimenti di detenuti mafiosi; per veicolare informazioni fra i detenuti e l’esterno; per incontrare associati mafiosi in modo assolutamente riservato e senza la vigilanza delle guardie penitenziarie al fine di ottenere e fornire dette informazioni; per speculare illecitamente sulle cooperative operanti all’interno delle strutture carcerarie progettando di estorcere loro del denaro in cambio di relazioni ispettive a loro favorevoli.

Maria Falcone: “Parole su Giovanni disgustose”

“Le parole offensive di questo sedicente difensore dei diritti dei deboli suscitano solo disgusto”. Così ha commentato su Repubblica.it Maria Falcone, sorella del giudice ucciso dalla mafia e presidente della Fondazione che porta il nome del magistrato. “Mi chiedo, alla luce di questa indagine – ha aggiunto Maria Falcone – se non sia necessario rivedere la legislazione in materia di colloqui e visite con i detenuti al regime carcerario duro. Non dimentichiamoci che lo scopo del 41 bis è spezzare il legame tra il capomafia e il territorio, recidere le relazioni tra il boss e il clan: scopo che si raggiunge solo limitando rigorosamente i contatti tra i detenuti e l’esterno”.

La presa di distanza della Deputata Occhionero

La Deputata di Italia Viva (prima di Leu), Giuseppina Occhionero, ha affidato a Facebook un commento sulle frasi del suo ex collaboratore Parlamentare Antonello Nicosia, che secondo i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, faceva il doppio gioco, usava il suo ruolo per veicolare messaggi e favorire i boss detenuti.

“Ringrazio la magistratura e le forze dell’ordine per lo straordinario lavoro di contrasto alla mafia. Quello che si legge nelle intercettazioni – scrive l’On. Occhionero – è comunque vergognoso e gravissimo. La collaborazione con me, durata solo quattro mesi, era nata in virtù del suo curriculum, in cui si spacciava per docente universitario oltre che di studioso dei diritti dei detenuti. Non appena ho avuto modo di rendermi conto che il suo curriculum e i suoi racconti non corrispondevano alla realtà ho interrotto la collaborazione. Le visite in carcere peraltro sono parte del lavoro parlamentare a garanzia dei diritti sia dei detenuti sia di chi vi lavora. Sono profondamente amareggiata – ha concluso – ma la giustizia farà il suo corso. Mi auguro nel più breve tempo possibile. Un grazie di cuore a tutti coloro che, in queste ore, mi hanno manifestato affetto e solidarietà. In questi momenti, quello che serve è il calore di chi ci vuole bene. Un abbraccio forte a chi sta dimostrando di volermene”.

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Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.