Castellammare, il grido di dolore di Vincenzo Agostino: “È dura, ma dobbiamo andare avanti nella ricerca di verità e giustizia”

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Gli studenti e le storie delle vittime innocenti delle mafie a Castellammare del Golfo. Agostino per la prima volta dopo la morte della moglie Augusta si racconta agli studenti. FOTO

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Gli studenti dell’Istituto “Giuseppe Pitrè” hanno accolto con un lungo applauso Vincenzo Agostino, padre del poliziotto Nino Agostino, ucciso dalla mafia nel 1989 insieme alla moglie incinta Ida. Vincenzo ieri mattina ha raggiunto la scuola da solo, dal 28 febbraio non ha più al suo fianco l’instancabile moglie Augusta Schiera. A lei è stato dedicato l’incontro di ieri mattina organizzato dall’Associazione “Simona Genco Onlus”. Per Vincenzo Agostino si tratta della prima uscita pubblica dopo la scomparsa della moglie. Un’incontro, quello di ieri, realizzato in collaborazione con altre associazioni locali, “Trapani per il futuro”,  il gruppo delle Agende Rosse di Palermo, l’associazione Udi, la cooperativa “La Forza”, l’associazione Libera e l’associazione “Carlo Scaduto” oltre al Comune di Castellammare del Golfo, presente anche il Sindaco Nicolò Rizzo che ha ricordato l’importanza di iniziative come queste nelle scuole. Presenti anche la Preside dell’Istituto Grazia Sabella e la referente della legalità della “Pitrè” Prof.ssa  Mirella Rizzo.

Ogni relatore ha portato il proprio contributo raccontando la propria storia. Storie che appartengono al nostro territorio. All’incontro, moderato da Simone Vassallo, si sono alternati tra i relatori il Sindaco Nicolò Rizzo, Roberta Gatani, nipote del giudice Paolo Borsellino, Faro Di Maggio, amico fraterno di Peppino Impastato, Rino Giacalone, giornalista e direttore di Alqamah.it e Vincenzo Agostino.

“Mi manca molto Augusta e senza di lei non è la stessa cosa, ma dobbiamo andare avanti nella ricerca di verità e giustizia.  – ha affermato Vincenzo Agostino visibilmente commosso. La ferita della morte della moglie è ancora aperta. È venuta a mancare lo scorso 28 febbraio e sulla sua tomba ha voluto inciso poche parole, ma significative: “Una mamma in attesa di giustizia anche dopo la morte”. Vincenzo Agostino non taglia la barba e i capelli dal quel maledetto 5 agosto 1989.

Instancabile Vincenzo, ha girato l’Italia per cercare la verità, ma non ha ancora trovato giustizia. Quella di ieri è la prima uscita pubblica dopo la recente scomparsa della moglie Augusta, a cui gli organizzatori hanno dedicato l’evento. “Mia moglie è stata una donna forte che non ha mai smesso di lottare, ha dato tutto e adesso non posso fermarmi. Noi tutti – ha sottolineato Agostino – dobbiamo decidere da che parte stare, dovete capire che non esistono vie di mezzo, perché è proprio dai banchi di scuola che si inizia a fare la differenza e a decidere come essere  in futuro. Oggi più di ieri mi devo fare forza ed andare avanti. Il dolore è tanto e mia moglie mi manca ogni giorno, ma non posso fermarmi, devo andare avanti anche per lei, per Nino e Ida.”

Significativo anche il ricordo di Roberta Gatani, nipote del giudice Paolo Borsellino ucciso dalla mafia insieme alla scorta il 19 luglio del 1992. Gatani ha ricordato la vicenda dell’agenda rossa sparita in via D’Amelio, del prezioso lavoro fatto nella casa che fu della loro famiglia e oggi diventata centro culturale e di aggregazione dei giovani del quartiere Kalsa. Un ricordo commosso ma importante sul magistrato, ma soprattutto sull’umanità di Paolo.

Faro Di Maggio, amico e compagno di lotte di Peppino Impastato ha rievocato i momenti passati insieme, le battaglie contro la mafia portate avanti nel Golfo con il circolo “Musica e Cultura” e successivamente con la diffusione di Radio Aut. Ma anche dell’omicidio di Peppino, dei depistaggi e di quelle mezze verità che per tanto tempo hanno nascosto la realtà dei fatti che era sotto gli occhi di tutti: quello di Peppino è stato un omicidio di mafia. E il mandante il boss Gaetano Badalamenti. “In un periodo storico senza internet abbiamo sfidato la politica e la mafia locale con un giornale e con la radio. Abbiamo portato le nostre istanze direttamente nelle case dei siciliani delle nostre città. Ma questa – ha sottolineato Faro Di Maggio – è anche una storia a lieto fine, per Peppino alla fine è arrivata verità e giustizia, anche se dopo tanti anni e dopo i depistaggi. Peppino è uno di noi, è figlio di questo territorio, e la mafia, come diceva lui, è sempre una montagna di merda.”

“Viviamo in una terra – ha ricordato il giornalista Rino Giacalone – in cui ancora si dice che il mafioso porta benessere, falso. Anche se oggi voi giovani la mafia non la vedete come la vedevamo noi in passato, c’è ed è ancora ben presente. Voi siete i cittadini di oggi, non solo del futuro. Tornate ad informarvi e a conoscere queste storie, ma soprattutto tornate ad indignarvi. Perché nel nostro Paese non ci si indigna più.”

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Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.