Alcamo, in memoria dell’Appuntato Giuseppe Bommarito. Il figlio: “Tanto dolore, ma necessario portare avanti i suoi valori”

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All’incontro presente anche il Capitano della Compagnia dei Carabinieri di Alcamo Giulio Pisani: “Bisogna decidere da che parte stare”

ALCAMO. “Avevo 9 anni quando uccisero mio padre, quel giorno lo ricordo bene. È ancora tutto nitido nella mia mente.” Salvatore Bommarito, visibilmente commosso, ha ricordato questa mattina la figura dal padre Giuseppe Bommarito, l’Appuntato dei carabinieri, originario di Balestrate, ucciso a Palermo il 13 giugno 1983 insieme al collega Pietro Morici e al Capitano della stazione di Monreale Mario D’Aleo. Ad ucciderli un commando di quattro uomini che con pistole e fucili a canne mozze crivellarono di colpi l’auto su cui viaggiavano. Erano gli anni in cui la mafia uccideva gli uomini dello Stato che si mettevano di traverso. Erano gli anni della feroce e sanguinaria guerra allo Stato, da parte di una mafia spietata e sanguinaria. Il Capitano D’Aleo aveva da poco preso il posto del Capitano Emanuele Basile e come il suo predecessore stava portando avanti il suo lavoro di indagine. Anche Bommarito e Morici portarono avanti l’eredità investigativa del Capitano Basile, ucciso a Monreale durante la festa di paese mentre si trovava con la moglie la figlia di quattro anni in braccio. Un omicidio che s’intreccia con quello dei tre carabinieri uccisi nei pressi del Motel Agip di Palermo 3 anni dopo.

Questa mattina la sorella dell’appuntato Francesca Bommarito, insieme al nipote Salvatore, hanno incontrato gli studenti di Castellammare e Alcamo. Con loro alcuni rappresentanti di Libera e il Colonnello Gianluca Vitagliano che ha incontrati gli studenti di Castellammare, e il Capitano della Compagnia del Carabinieri di Alcamo Giulio Pisani che ha incontrato gli studenti alcamesi. Quello dell’Associazione Bommarito è un progetto a lungo termine, ogni anno incontrano studenti di tutta Italia per rinnovare la memoria e l’impegno. Anche quest’anno si è rinnovato l’appuntamento voluto fortemente dalla famiglia Bommarito. Infatti quelli di oggi sono soltanto due dei tanti incontri che si terranno in diverse scuole della provincia di Trapani e Palermo. Presenti all’incontro presso all’Istituto G. Ferro di Alcamo il dirigente Giuseppe Allegro, la Professoressa Roberta Bertolino che ha fortemente voluto inserire l’incontro all’interno del percorso sulla legalità che cura durante tutto l’anno scolastico, Eva Calvaruso del Presidio di Libera Alcamo e il Sindaco di Alcamo Domenico Surdi.

“La mafia si combatte anche con la cultura, per questo motivo credo molto in incontri come questo” – ha affermato la prof.ssa Bertolino. “Da qui devono nascere attente riflessioni su cos’è diventata oggi la mafia e su cosa possiamo fare noi per sconfiggerla. – ha affermato invece il Sindaco Surdi – Sono passati 35 anni da quel tragico avvenimento ma occorre non dimenticare e continuare a fare memoria. L’ignoranza è il terreno fertile per la mafia, per questo credo molto negli incontri con gli studenti, non solo perché rappresentano il futuro, ma soprattutto perché sono il nostro presente.”

“Quel giorno ero davanti la tv con mio figlio piccolo e mia madre a Milano, le immagini di quei tg che annunciavano la notizia dell’attentato non le dimenticherò mai. L’uomo – ha ricordato la sorella Francesca – per terra ricoperto di sangue era mio fratello, ucciso per strada insieme ai colleghi D’Aleo e Morici. Mio fratello per anni è stato una vittima di serie b. Per circa 10 anni di lui non c’era traccia negli elenchi delle vittime innocenti della mafia, come non compare nell’elenco presente nel museo della memoria di Salemi.” La sorella dell’Appuntato ha ricordato anche la sua comparsa al Maurizio Costanzo Show nella puntata in cui si parlava delle vittime innocenti di mafia. Oggi lei collabora anche con Libera, e il 21 marzo partecipa alla giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. “Mio fratello gli ultimo giorni era nervoso, noi non avevamo contezza di quello che stavano vivendo a Palermo, ma lui aveva capito che poteva accadere. Era teso e impaziente di vederci, come se si aspettasse un evento del genere. Per anni – ha sottolineato – ho avuto un delirio interiore: per dieci anni ho pensato che mio fratello non fosse in realtà stato ammazzato, se in quegli anni il suo nome era scomparso dalle cronache e non si ricordava più allora non era morto. Chiaramente non era così, ma di loro non se ne parlava.”

“Per anni non ho parlato della vicenda di mio padre, mi provocava troppo dolore. – ha affermato il figlio che all’epoca aveva solo 9 anni – Oggi invece insieme a mia zia ho deciso di portare il suo ricordo e i suoi valori nelle scuole. Per me certamente non è facile, quando riguardo i video dei telegiornali dell’epoca in alcuni momenti chiudo gli occhi. Nonostante tutto quelle immagini continuano a scorrere nella mia testa. Avevo 9 anni, ma è come se tutto fosse accaduto ieri, dal momento in cui ci venne data la notizia nella nostra casa di Monreale. Quel giorno me lo ricordo bene, speravo fosse solo un brutto sogno, invece è accaduto veramente. Di lui ho molti bei ricordi. Anche quando tornava stanco si toglieva la divisa e portava tutti i bambini della famiglia a fare il giro sul trattore. Era una persona molto allegra che amava il suo lavoro. Ricordo quando sull’albero a fianco la nostra casa di Monreale c’era un nido di cardellini a cui mi ero affezionato. La mattina del 13 giugno lo trovai distrutto scoppiai a piangere. Mio padre – ha ricorda Salvatore Bommarito – mi consolò dicendomi ‘Salatore, da oggi tu devi essere un ometto, qualsiasi cosa ti succeda nella vita non devi piangere e devi essere forte’. Lui sapeva bene che sarebbe successo prima o poi, capii quelle parole soltanto tempo dopo. Oggi, nonostante l’enorme dolore, cerco di superarlo portando avanti quei valori per cui mio padre è morto.”

“L’associazione mafiosa non è un’associazione a delinquere semplice. La differenza sostanziale è che la prima per esistere ha bisogno del consenso delle persone, la secondo no. La mafia per esistere ha bisogno dell’intimidazione e dell’omertà. Per questo è importante capire da che parte stare: o si parla o si sta zitti. Perché la mafia uccide, ma il silenzio pure. Per questo motivo non ci possono essere zone grigie, o si sta con la mafia o contro la mafia. O si parla e si denuncia, o si sta in silenzio e si sceglie di non scegliere. Non esiste una terza scelta. Chiaramente il futuro si costruisce qui dentro, nelle scuole, per questo oggi dovete decidere chi essere. Ognuno deve fare la sua parte come cittadino nelle propri azioni quotidiane, come per esempio indossare il casco. Si parte da queste piccole cose, perché ci sono persone che per questi ideali sono morte. Ed è nostro compito onorarle. Per questo – ha sottolineato il Capitano Pisani – bisogna decidere se stare dalla parte dello Stato o dall’altra parte.”

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Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.