Morto il questore Matteo Cinque

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Aveva 74 anni, a lui fu affidata la Questura di Palermo dopo la strage di via D’Amelio

Si svolgeranno stamani alle 10 nella parrocchia di San Ciro, a Vico Equense (Napoli), i funerali di Matteo Cinque, ex capo della Squadra mobile di Napoli, morto all’ età di 74 anni. Il rito sarà officiato dal parroco, don Ciro Esposito. Ex responsabile della Criminalpol di Campania e Molise, fu questore di Trapani, Salerno, Palermo e di Catanzaro. A Trapani durante la sua guida della Questura guidò il blitz che scompaginò le famiglie mafiose protagoniste della guerra di mafia di Alcamo. Era questore di Trapani quando il 23 maggio del 1992  la mafia uccise a Capaci Falcone, la moglie Morvillo e tre poliziotti. Era questore a Salerno quando in via D’Amelio il 19 luglio 1992 la mafia uccise Borsellino e cinque agenti della scorta. Nel giro di poche ore da quest’ultima strage il Viminale lo nominò Questore di Palermo. Matteo Cinque si era ritirato dopo la pensione a Vico Equense, sua cittadina natale, dove faceva vita ritirata. Lascia la moglie e due figlie. Protagonista negli anni Ottanta e Novanta della lotta contro la camorra e la mafia, Cinque, mentre era questore di Palermo fu accusato da un pentito di camorra, Pasquale Galasso, di aver favorito il clan Alfieri. Dopo otto anni fu prosciolto e nominato questore di Catanzaro. “Ho conosciuto Matteo Cinque quando era capo della Squadra Mobile di Napoli e io dirigevo la sezione Volanti. Era una persona molto, molto in gamba”. Lo ricorda così Romolo Panico, questore a Catanzaro dopo di lui. Matteo Cinque aveva preceduto Panico anche nella funzione di vicequestore prima a Torre Annunziata, dove giunse subito dopo la “strage di Sant’Alessandro”, 34 anni fa, una vendetta delle famiglie Bardellino, Alfieri e Fabbrocino, ai danni del boss Valentino Gionta e del suo clan che provocò otto morti, e successivamente al commissariato di Castellammare di Stabia. “Erano i tempi della guerra tra la Nuova camorra organizzata, che faceva capo a Raffaele Cutolo, contro la Nuova famiglia dei Bardellino, con i Nuvoletta e gli Alfieri – aggiunge Panico – e di lui ho il ricordo di un uomo molto attivo e impegnato nella battaglia su questo fronte. Serbo il ricordo di un uomo sempre attaccato alla sigaretta, con quei suoi basettoni neri e il fisico forte”.

Si svolgeranno stamani alle 10 nella parrocchia di San Ciro, a Vico Equense (Napoli), i funerali di Matteo Cinque, ex capo della Squadra mobile di Napoli, morto all’ età di 74 anni. Il rito sarà officiato dal parroco, don Ciro Esposito. Ex responsabile della Criminalpol di Campania e Molise, fu questore di Trapani, Salerno, Palermo e di Catanzaro. Era questiore di Trapani quando il 23 maggio del 1992  la mafia uccise a Capaci Falcone, la moglie Morvillo e tre poliziotti. Era questore a Salerno quando in via D’Amelio il 19 luglio 1992 la mafia uccise Borsellino e cinque agenti della scorta. Nel giro di poche ore da quest’ultima strage il Viminale lo nominò Questore di Palermo. Matteo Cinque si era ritirato dopo la pensione a Vico Equense, sua cittadina natale, dove faceva vita ritirata. Lascia la moglie e due figlie. Protagonista negli anni Ottanta e Novanta della lotta contro la camorra e la mafia, Cinque, mentre era questore di Palermo fu accusato da un pentito di camorra, Pasquale Galasso, di aver favorito il clan Alfieri. Dopo otto anni fu prosciolto e nominato questore di Catanzaro. “Ho conosciuto Matteo Cinque quando era capo della Squadra Mobile di Napoli e io dirigevo la sezione Volanti. Era una persona molto, molto in gamba”. Lo ricorda così Romolo Panico, questore a Catanzaro dopo di lui. Matteo Cinque aveva preceduto Panico anche nella funzione di vicequestore prima a Torre Annunziata, dove giunse subito dopo la “strage di Sant’Alessandro”, 34 anni fa, una vendetta delle famiglie Bardellino, Alfieri e Fabbrocino, ai danni del boss Valentino Gionta e del suo clan che provocò otto morti, e successivamente al commissariato di Castellammare di Stabia. “Erano i tempi della guerra tra la Nuova camorra organizzata, che faceva capo a Raffaele Cutolo, contro la Nuova famiglia dei Bardellino, con i Nuvoletta e gli Alfieri – aggiunge Panico – e di lui ho il ricordo di un uomo molto attivo e impegnato nella battaglia su questo fronte. Serbo il ricordo di un uomo sempre attaccato alla sigaretta, con quei suoi basettoni neri e il fisico forte”.

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