“Patti corruttivi”, somma urgenza e favori nella “Palude” trapanese

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TRAPANI. È quanto emerge dall’indagine “Palude”, condotta dagli uomini della Guardia di Finanza di Trapani e dalla Tenenza di Alcamo a conclusione di complesse indagini sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Trapani. Un’indagine che si divide in due filoni. Le misure cautelari sono arrivate ieri mattina per l’Ingegnere a Capo del Genio Civile di Trapani Giuseppe Pirrello, l’Ingegnere Simone Cusumano a Capo dell’Ufficio Tecnico di Castellammare del Golfo e per gli imprenditori Antonio e Antonino Saverio Caleca (padre e figlio) tutti si trovano agli arresti domiciliari. Dovranno rispondere a vario titolo di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falso materiale ed ideologico commesso da pubblici ufficiali in atti pubblici e violazioni alla normativa in materia di appalti pubblici.

Gli indagati in totale sono 30 nell’ambito di due distinti procedimenti penali tra di loro collegati. Le indagini delle Fiamme Gialle hanno permesso di portare alla luce un “sistema criminale finalizzato ad assicurare indebite agevolazioni a numerosi soggetti privati ed imprenditori in relazione agli adempimenti in materia di edilizia privata e pubblica di competenza del Genio Civile e all’affidamento di lavori pubblici”.

Uno dei filoni dell’indagine riguarda lo “scambio” di favori tra il dirigente dell’Ufficio Tecnico di Castellammare l’ing. Simone Cusumano e gli imprenditori Antonio e Antonino Severio Caleca. Ovvero un presunto “patto corruttivo” tra gli imprenditori e l’ing. Cusumano in qualità di Pubblico Ufficiale. L’indagine prende corpo anche da una missiva anonima pervenuta al Comune nell’aprile del 2017 in cui si evidenziava come Cusumano “dettava legge in materia di nomine per gli appalti”. La missiva anonima citava già gli imprenditori Caleca e i lavori in “somma urgenza” oggetto dell’indagine. La lettera finì protocollata, portata in conferenza dei capogruppo e infine denunciata alla polizia. Cusumano in quella occasione presentò un dossier con cui sostanzialmente affermava che “tutto era stato svolto secondo la legge”. Ma non secondo la magistratura che portò avanti numerosi accertamenti.

Gli interessi tra il dirigente dell’Ufficio Tecnico e gli imprenditori Caleca riguarderebbero la realizzazione di un campo per la produzione di energia eolica. Nello specifico “l’accordo” tra Cusumano e gli imprenditori Caleca prevedeva la realizzazione di due campi eolici in un terreno, dato in godimento gratuito, di proprietà della Pietre del Golfo srl (ditta dei Caleca). In cambio l’ingegnere Cusumano avrebbe affidato direttamente diversi appalti, alcuni con la formula della “somma urgenza”. Tra gli affidamenti diretti nei confronti dei Caleca, finiti sotto la lente delle Fiamme Gialle, ci sono diversi lavori: tra questi quelli di “la discerbatura dei margini delle strade e delle aree oggetto di sequestro preordinato alla confisca alla mafia al fine di prevenire il rischio incendi”, finalizzati inizialmente per un importo complessivo di € 58.000,00, lievitati successivamente a complessivi € 121.707,77 con rispettiva determina. Sono state proprio queste due determine a far sollevare il caso già nel 2016 in consiglio Comunale. Infatti l’allora movimento politico di opposizione “Cambiamenti” sollevò il caso con interrogazioni e comunicati stampa definendoli “atti ingiustificabili”. Il movimento, in sostanza, chiedeva all’Amministrazione il motivo di tali affidamenti diretti sulla base di “criteri non meglio precisati anziché procedere a gare ad evidenza pubblica”. Tra i lavori affidati oggetto dell’indagine ci sono quelli per la “fornitura e la collocazione dei giochi per parco avventura presso lo spazio a verde sito nel viale Umberto 1°”, per l’importo complessivo di € 3.650,00. E ancora lavori “in somma urgenza” relativi alla pulizia spiagge nell’anno 2015 per € 18.838,91, stessa modalità per i lavori di “messa in sicurezza e ripristino viabilità a seguito di nubifragio nelle strade comunali esterne” per un importo di  € 61.000,00; e ancora “servizio di noleggio di due cassoni, da utilizzare per il deposito di vetro e lattine, da posizionare nella C/da Pagliarelli, su un terreno di proprietà Comunale, per il conferimento dei rifiuti di vetro e lattine”, per un importo complessivo di € 3.757,60. E ancora: Appalto lavori per la “realizzazione di un area adibita a parcheggio a servizio del cimitero comunale” per l’imporlo netto di € 20.238,01, al netto del ribasso d’asta del 35,50%, costo poi lievitato a € 33.832,98 mediante una variante in corso d’opera. Proprio le varianti in corso d’opera sembravano essere un meccanismo ben rodato. Ma si tratta di lavori che secondo la magistratura rientrano nella “programmazione dell’attività amministrativa”, quindi perfettamente prevedibili e non in “somma urgenza”, riservata quest’ultima per lavori imprevedibili che rappresentano pericolo per l’incolumità pubblica.

Emerge anche come gli imprenditori abbiamo ottenuto l’aggiudicazione di un appalto pubblico nonostante l’irregolarità della posizione contributiva. Si tratta dei lavori di “inumazione, esumazione, tumulazione, estumulazione, traslazione delle salme e manutenzione straordinaria all’interno del cimitero comunale” per l’importo netto contrattuale di € 73.919,55, rinnovato per tre volte per importo di  € 73.919,55, € 33.986,00 e altri € 73.919,55. Secondo i magistrati questi lavori sarebbero “viziati da violazioni di legge”.

Nell’ordinanza firmata dal GIP Caterina Brignone si legge che si trattava di una gestione “a proprio piacimento”, cioè la facilità con cui si distribuivano i lavori a ditte “amiche” in violazione della legge.

L’altro filone, nato dalle denunce dell’ex Segretario comunale del comune di Alcamo Cristofaro Ricupati, riguarda nello specifico l’alcamese Giuseppe Pirrello, che secondo la Guardia di Finanza “aveva creato una propria personale posizione di potere, basata su una opaca rete di relazioni con professionisti, funzionari pubblici locali e regionali”.

Pirrello come Capo del Genio Civile avrebbe abusato della sua posizione di Pubblico Ufficiale per ottenere vantaggi economici. Infatti, attraverso lo studio tecnico formalmente intestato al figlio, curava in prima persona numerose pratiche destinate ad essere trattate per competenza dall’Ufficio da lui diretto, assicurando un trattamento di favore ai suoi “clienti” privilegiati, con la complicità di alcuni dipendenti del medesimo Ufficio nonché di liberi professionisti. Ad un imprenditore amico infatti prospettava l’idea di affidargli direttamente dei lavori, sulla base di una asserita urgenza, per l’installazione di un impianto fotovoltaico a servizio della Capitaneria e del porto di Mazara ciel Vallo nonché opere di efficientamento energetico riguardanti la stessa sede del Genio Civile di Trapani, ricevendo in cambio da predetto la promessa di un indebito sconto di ben euro 15.000,00 sull’importo di un credito vantato da una società riconducibile al Pirrello.

Inoltre ci sarebbe anche una ditta che si era aggiudicata il sub appalto per alcuni lavori al porto di San Vito Lo Capo che avrebbe promesso di effettuare dei lavori gratuiti in un terreno della sua famiglia. E ancora un imprenditore che in cambio “dell’aggiustamento” della pratica al Genio Civile, scongiurando l’esclusione, prometteva che in cambio avrebbe effettuato lavori di gettata di cemento in un immobile di proprietà del Pirrello, lavori poi effettuati gratuitamente o con uno sconto consistente. Ci sarebbe anche il pontile dell’amico da non far smontare al porto di Castellammare del Golfo. Sono diversi gli affidamenti “in somma urgenza” documentati dalla Guardia di Finanza ad amici imprenditori che avrebbero in cambio effettuato lavori al Pirrello.

Tra gli indagati, come anticipato ieri, anche l’attuale Assessore regionale alle Attività Produttive Girolamo Turano. Secondo i magistrati tra i due ci sarebbe un “implicito e generale patto corruttivo” intervenuto tra i due, in virtù del quale il primo poneva in essere nell’interesse del Turano e di soggetti raccomandati dallo stesso “una pluralità di atti contrari ai propri doveri d’ufficio”. Nello specifico si parla anche di una “sollecita evasione di una pratica di competenza del Genio Civile riguardante la moglie e del cognato”.

Pirrello inoltre avrebbe redatto “atti contrari ai propri doveri d’ufficio” finalizzati a “promuovere la figura politica del Turano presso gli autotrasportatori di acqua con autobotti e presso la cittadinanza alcamese, come “paladino” delle istanze dei cittadini. Secondo la magistratura l’atteggiarnento dell’ing. Pirrello si può definire “non ordosso” nei riguardi dell’on. Turano, infatti Pirrello non era tenuto alla comunicazione delle ordinanze di chiusura dei pozzi e di altri atti amministrativi in assenza di una rituale richiesta di accesso agli atti. Tra le contestazioni anche l’impegno del Pirrello ad adoperarsi presso il funzionario del Dipartimento Ambiente della Regione Sicilia, per evitare, in occasione della riapertura del cantiere per i lavori 2° lotto del porto di Castellammare del Golfo (di cui il Genio Civile di Trapani è stazione appaltante e Pirrello direttore dei lavori), un decreto di sospensione della concessione demaniale marittima inerente l’esercizio del pontile “dell’amico di Turano”, cosi salvaguardandone l’interesse per i’intera stagione estiva 2017, fatto che in parte avviene ma che secondo il GIP non è rilevante in quanto lo sgombero solo parziale dell’area demaniale oggetto di concessione, in favore della ditta, è idoneo a consentire l’espletamento dei lavori programmati del porto. Fa parte, invece, di una attenzione politica rivolta a trovare una soluzione condivisa da tutti i soggetti, pubblici e privati che avevano titolo. Lo stesso Turano, appreso dell’indagine ha così commentato: “Sono assolutamente sereno e ho piena fiducia nella magistratura e nel lavoro dei giudici. Ho già informato il Presidente della Regione e ho già dato mandato ai miei legali al fine di chiarire al più presto la mia posizione”.

Quindi nelle due ordinanze troviamo tutto: atti che non spettavano al Genio Civile, scambio di “favori” in cambio di lavori, affidamenti diretti, lavori in somma urgenza che formano nella provincia trapanese quella che gli inquirenti hanno definito una vera e propria “palude”.

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Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.