Il nome di quella via è un ricordo che offende

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La maxi confisca da 21 milioni contro i costruttori Morici, le mani della mafia sui grandi appalti e quella strada al porto che ricorda la Coppa America, il grande evento che fornì ricchezze a Cosa nostra

Adesso non dovrebbero esserci più titubanze e incertezze. Deve essere rimossa e senza indugi la intitolazione ai “Grandi Eventi” della via che nella zona del porto fu dedicata ai fasti della Coppa America del 2005, nell’immediatezza della loro conclusione- E’ oramai qualcosa di fuori luogo, perché quel grande evento fu controllato da Cosa nostra nella sua fase realizzativa, centinaia di milioni di euro di lavori pubblici, attraverso imprese compiacenti, finite nelle casseforti della mafia di Matteo Messina Denaro. La maggiore di queste imprese fu la Coling degli imprenditori Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio, il primo deceduto di recente, l’altro, ex presidente del sindacato dei costruttori edili di Confindustria, oramai da tempo emigrato per lavoro a Gibuti. Polizia e Guardia di Finanza in questi giorni hanno eseguito il decreto di confisca emesso dai giudici del Tribunale delle misure di prevenzione di Trapani. Beni confiscati per oltre 20 milioni di euro. In oltre 600 pagine i giudici hanno ricostruito il sistema di controllo degli appalti pubblici che nel trapanese è stato in funzione a cominciare dagli anni ’90. I lavori al porto di Trapani nel 2005 finirono in questa grande rete. Dedicare quella via ai Grandi Eventi è quindi qualcosa di incredibilmente grave. A Trapani in un battibaleno al porto nel 2005 quando da pochissimi giorni erano andate a via le favolose barche a vela del circo della Coppa America, l’amministrazione comunale del tempo, quella guidata dal sindaco Girolamo Fazio, aveva deciso di dedicare una strada alla Coppa America, chiamandola via dei grandi eventi. In omaggio al fatto che quel grande evento aveva omaggiato la città rendendola famosa in tutto il mondo. A Trapani sono occorsi oltre 20 anni per dare a strade e piazze il nome appartenuto a vittime della mafia, per la via dei grandi eventi tutto fu deciso nell’ambito di ore. E operò  con l’andar del tempo sono venuti fuori fatti che non avrebbero dovuto fare molto piacere e si è scoperto che su quel “grande evento”  la mafia era venuta ad affondare fino in fondo le sue mani. Conferma che arriva oggi con la confisca contro i Morici. Trapani è certamente una città che è cambiata urbanisticamente, il centro storico è stato oggetto di un notevole recupero, il porto è rinato, basolato e servizi sono stati ripristinati, magari non troppo bene visto che la città oggi si allaga dove sono state costruite le nuove fognature, sono state recuperate le antiche mura, sono ricomparse le spiagge nel cuore dello stesso centro storico, ma tutto questo è avvenuto pagando prezzi altissimi, in termini proprio economici intanto, spreco di ingenti risorse che potevano essere risparmiate se non vi fossero state di mezzo tangenti da pagare a politici, burocrati, guadagni da garantire alla mafia di Matteo Messina Denaro, ma anche in termini sociali, la connivenza con Cosa nostra si è fatta più forte, la mafia ha accresciuto la sua soglia di consenso sociale, sfruttando le sue capacità, costringendo la città ad omaggiare le grandi imprese che paventando inesistenti sforzi economici hanno presentato con sfarzo gli abbellimenti prodotti. Non c’è invece da dire grazie a nessuno. C’è solo da prendere atto che a Trapani è stata condotta una grossa operazione di speculazione, rispetto alla quale servirebbe un grosso grido di indignazione. I danni prodotti sono stati ingenti, altro che “grandi eventi” da celebrare. Danni in termini anche architettonici perché un giorno alla luce del sole fu danneggiato un antico arco per fare transitare un grosso camion in una zona dove i grossi camion non potevano avere accesso, ma c’era da fare in fretta perché erano imminenti le elezioni amministrative, quelle della seconda rielezione del sindaco Fazio, e quindi gli uscenti volevano ripresentarsi in pompa magna. Davanti alle vittime della strategia mafiosa i sindaci dicevano che la mafia non esisteva, mentre le grosse imprese conquistavano gli appalti altri sindaci sono venuti a sostenere che la mafia esisteva solo per far vivere l’antimafia e i professionisti dell’antimafia. Ecco perché pensiamo che a Trapani la “via dei grandi eventi” vada cancellata. Faccia signor sindaco Tranchida un gesto rivoluzionario, a lotta alla mafia è anche battaglia di rivoluzione, vera, culturale e sociale, oltre che compito di magistratura e forze dell’ordine, che hanno affiancato alla stagione degli arresti la grande stagione delle confische per le quali qualcuno, per vendetta, o per fare un favore, continua dipingere con tinte fosche magistrati e giudici coraggiosi. Trapani è una città che alla mafia non deve nulla se non la propria arretratezza culturale colpa anche spesso di una informazione che ha abbassato i toni contro la mafia per alzarli contro chi combatte Cosa nostra, calpestando l’articolo 21 della Costituzione. Speriamo che sia giunta l’ora di presentare il conto e chiedere i giusti risarcimenti anche per conto di quel prefetto, Fulvio Sodano, che per difendere i beni confiscati dall’assalto delle mafie nel 2003 fu trasferito come i mafiosi andavano chiedendo. Non ci sono da celebrare grandi eventi sportivi, ma grandi eventi giudiziari come quello di oggi, se si vuole la strada del riscatto è a portata di mano ricordando chi non c’è più: Peppino Impastato che ogni giorno ci ricordava che la mafia è una montagna di merda, Mauro Rostagno che inseguiva una società nella quale valeva la pena trovare un posto e Giovanni Falcone che ci ha lasciato detto che la mafia è un fenomeno umano destinato a finire come tutti i fenomeni umani.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.