Fazio-De Lipsis, altro rinvio

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Udienza preliminare per la corruzione raccontata nell’indagine Mare Monstrum, nuovo rinvio al 15 novembre. C’è la Regione come parte civile

Ancora una volta un difetto di notifica per il giudice, indagato, Raffaele De Lipsis, ha provocato il rinvio dell’udienza per la richiesta di rinvio a giudizio contro anche l’ex sindaco di Trapani Girolamo Fazio, scaturita dall’indagine Mare Monstrum, la cosiddetta tangentopoli del mare. Ma si è trattato anche di un rinvio dovuto al fatto che è cambiato il gup, non più il giudice Cavasino, il fascicolo è passato al gup giudice Piero Grillo. L’udienza era fissata per questa mattina e si è aperta con una novità: la presenza in aula del legale dell’avvocatura dello Stato in rappresentanza della Regione Sicilia che ha deciso di costituirsi parte civile. La nuova udienza è stata fissata per il prossimo 15 novembre. Per Fazio la Procura di Trapani ha chiesto rinvio a giudizio per avere fatto mercimonio del proprio incarico parlamentare a favore della società armatoriale Liberty Lines, ex Ustica Lines, appartenente alla famiglia dell’armatore Vittorio Morace. Ma non solo: sfruttando una cerchia di conoscenze altolocate avrebbe pilotato o cercato di pilotare alcuni pronunciamenti giudiziari, sempre a favore della compagnia di navigazione. La procura di Trapani ha chiesto per Fazio e l’ex giudice De Lipsis il processo. La richiesta di rinvio a giudizio, firmata dai pm Sardoni e Belvisi. Per il giudice Raffaele De Lipsis, come per Fazio, i pm hanno chiesto il processo con l’accusa di traffico illecito di influenze. Fazio è accusato inoltre di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio. Nel faldone processuale ci sono anche i verbali di interrogatorio di Ettore Morace, con una piena ammissione della corruzione dell’ex deputato Fazio.

Morace ha spiegato in modo approfondito i rapporti tra Fazio e la famiglia Morace, ammettendo che le regalie a Fazio, denaro ed altro, anche la ristrutturazione di alcuni suoi appartamenti, erano la conseguenza dell’accordo di corruttela. Morace è accusato di avere pagato la campagna elettorale a Fazio in occasione delle scorse amministrative del 2017, la ristrutturazione di alcune sue proprietà. Le “mazzette” sono state “contabilizzate” dalla Procura: 48 mila 506 euro nel 2016, 95 mila 160 euro nel 2014, 4 mila 500 euro nel 2015; altri 20 mila euro intascati dall’imprenditore Antonino Di Via, denaro che l’imprenditore aveva intascato dalla Liberty Lines con una fattura “fittiziamente emessa” nel 2017 per acquisto di infissi da parte della società armatrice. Assieme alle “tangenti” poi un’altra serie di favori. All’armatore Morace poi Fazio avrebbe reso note circostanze che dovevano restare segrete, legate a quanto emergeva nell’ambito del Parlamento regionale e soprattutto da alcuni approfondimenti che erano condotti dalla commissione regionale antimafia, presieduta dall’attuale governatore siciliano Nello Musumeci e della quale Fazio era vice presidente. A Fazio è contestata anche la condotta sull’assegnazione alla compagnia armatrice del Morace di una parte delle banchine del porto di Trapani, esercitando, scrivono i pm pressioni sulla dirigenza dell’Irsap, l’ex consorzio dell’area industriale, che ne deteneva il controllo. Il giudice De Lipsis poi sarebbe stato l’artefice di una illecita mediazione spinta dal Fazio per garantire a Morace di ottenere un pronunciamento a suo favore, relativo ad un ricorso presentato al Cga. Nelle scorse settimane il Cga si è pronunciato, a favore della Regione e contro la compagnia di navigazione, disponendo la trasmissione di atti alla Procura di Trapani e alla commissione europea che si occupa di antitrust.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.