“Un uomo libero ucciso dalla mafia”, Castellammare non dimentica Paolo Ficalora. Il figlio: “Mio padre esempio di onestà”

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26 anni fa l’omicidio del capitano Paolo Ficalora, Castellammare si stringe intorno alla famiglia

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. “Mio padre era un uomo gentile, attaccato al mare e alla sua città. Solo dopo anni è stato riconosciuto vittima innocente di mafia” con queste parole il figlio Angelo ha ricordato ieri pomeriggio la figura del padre, il capitano Paolo Ficalora. La commemorazione, avvenuta nel viale a lui intitolato nel 2004, ha visto la partecipazione delle autorità civili e militati del territorio. Presenti tra gli altri anche l’ex Sindaco Marzio Bresciani, una delegata della Prefettura di Trapani, l’Assessore Regionale alle Attività Produttive Mimmo Turano, alcuni consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, alcuni ragazzi delle scuole e diverse associazioni locali, tra queste “Cambiamenti”, il locale presidio di Libera e l’Associazione Antiracket e Antiusura Alcamese.

Era il 28 settembre 1992 quando Paolo Ficalora, capitano della Marina mercantile in pensione, venne stato ucciso a colpi di fucile nella sua casa in contrada Ciauli, nella baia di Guidaloca. Un innocente caduto per la violenza mafiosa. Stava per rientrare a casa nel suo piccolo villaggio turistico con la moglie Vita D’Angelo. All’improvviso, dal buio della notte, diversi colpi di fucile esplosi contro di lui illuminano la zona. Muore così un’innocente, un cittadino comune che non avrebbe mai pensato di poter finire nel mirino della mafia stragista di quegli anni. Cade così per terra, sotto gli occhi della moglie.

I mafiosi, che volevano prendersi il suo residence, decidono di ucciderlo perché aveva ospitato in passato il pentito di Cosa Nostra Totuccio Contorno, di cui Ficalora ignorava l’identità nel periodo in cui soggiornò nel suo residence. Ma è bastato questo per renderlo un bersaglio da colpire, a rivelarlo è stato il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca.

“Per noi questo rappresenta un inizio, – ha affermato il Sindaco Nicola Rizzo – parlare di mafia a Castellammare richiama al passato e a vicende tragiche. Per la nostra Amministrazione è importante che il ricordo resti vivo, perché la memoria non deve essere trascurata. Paolo Ficalora era una persona perbene che ha sacrificato la sua vita per la lotta alla mafia. Per questo motivo – ha sottolineato Rizzo – è fondamentale continuare a lottare. Paolo è morto da innocente e per questo non deve essere dimenticato”.

L’assessore alla Legalità Giacomo Frazzitta ha aggiunto: “La memoria è storia, ed è fondamentale per poter affrontare il futuro. Ringrazio in particolare i ragazzi delle scuole per essere oggi qui per ricordare Paolo Ficalora che è un patrimonio della nostra città e della nostra Regione. Dobbiamo ricordare il suo sacrificio, perché non si è piegato all’illegalità ed ha pagato con la vita.”

Presenti i familiari del Capitano Ficalora, i figli Angelo e Tiziana e la moglie Vita D’Angelo. Se oggi Paolo è stato riconosciuto vittima innocente è merito della moglie, lei, donna coraggiosa, per anni non si è arresa e ha affrontato la mafia senza paura e a viso aperto. Grazie al suo infinito coraggio e a quello dei figli, dieci anni dopo il delitto, si è giunti alla verità.

Il figlio Angelo ha ricordato così la figura del padre: “Mio padre era un lavoratore serio, attaccato al mare, non poteva vivere senza. Era una persona allegra, semplice che sapeva fare ridere. Era un uomo corretto e sempre pronto a dare una mano a chi era in difficoltà. Era per tutti un esempio di correttezza ed onestà. Oggi – ha sottolineato Angelo Ficalora – non possiamo fare finta di non vedere, è da codardi. Abbiamo il dovere di impegnarci ogni giorno contro la mafia, lo dobbiamo a mio padre e a tutte le vittime innocenti delle mafie. Se siamo riusciti ad arrivare alla verità dopo tanti anni è solo merito di mia madre che non ha mia mollato. Ringrazio l’Amministrazione Comunale per aver voluto ricordare mio padre qui in questa strada a lui intitolata nel 2004”.

“Oltre al ruolo istituzionale, sono qui perché ho avuto il privilegio di conoscere lo zio Paolo, – ha dichiarato l’Assessore Mimmo Turano – sono andato in barca con lui parecchie volte. Era un lupo di mare, un uomo libero e sapeva quello che voleva. Lo zio Paolo sapeva guardare lontano.”

Saluti sono arrivati anche dal Vescovo di Trapani, presente il suo delegato don Franco Finazzo e dall’associazione nazionale dei familiari di vittime di mafia “I cittadini contro le mafie e la corruzione”, presente con il Presidente Giuseppe Ciminnisi che ha affermato: “qui c’è un bella parte di cittadini di Castellammare contro le mafie, ma siete molti di più. Dovete scendere in piazza perché uniti si vince. C’è ancora tanto da fare per sconfiggere la mafia.”

“Mio marito amava i giovani e aveva tanta speranza, sono felice di vedere qui tanti giovani delle scuole, voi siete il futuro e la vostra presenza è molto importante per noi. – ha aggiunto la moglie Vita D’Angelo – Abbiamo passato momenti difficili, per anni sono andate avanti ingiurie e dicerie. Ma noi non abbiamo mollato e siamo riusciti ad ottenere giustizia.”

Castellammare ieri ha riposto “presente”, si è stretta intorno alla famiglia Ficalora che per anni ha lottato per arrivare alla verità. Paolo, additato in passato come un “colluso”, ha ottenuto definitivamente giustizia nel 2004, con la conferma in cassazione delle condanna per Gioacchino Calabrò e per il boss Giovanni Brusca. È il destino di molte delle vittime innocenti di mafia, soprattutto se comuni cittadini. Ci vogliono anni, indagini e sentenze per ritrovare la memoria. È successo con Paolo Ficalora così come con Gaspare Palmeri, altro castellammarese innocente ucciso dalla mafia: ci sono voluti tanti anni, troppi, per arrivare alla verità. Oggi giustizia è stata fatta e Castellammare del Golfo, in passato città parecchio smemorata, lentamente ritrova la memoria e si ricorda dei suoi cittadini caduti per mano mafiosa.

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Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.