Salvini ha perso, ha vinto l’umanità

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Storia di una giornata che poteva fare vergognare l’Italia e risolta dall’intervento del Presidente Mattarella

L’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ieri sera ha chiamato il premier Giuseppe Conte chiedendo notizia su quanto il Governo stava facendo per quei migranti, 67 in tutto, da lunedì notte a bordo della Diciotti e che ieri dopo le 15 ha finalmente trovato approdo a Trapani, ha di colpo cambiato il finale ad una giornata che era cominciata già in malo modo. Mattarella ha indotto Conte a convincere il suo vice e ministro degli Interni Salvini a far scendere dalla Diciotti i migranti. La giornata di ieri sin da subito si è presentata carica di incertezze, con la nave Diciotti rimasta davanti al porto per ore prima di riuscire ad entrare e attraccare al molo Ronciglio. Nel tardo pomeriggio il clima si faceva più pesante con la notizia arrivata da Palazzo di Giustizia. Dal procuratore Alfredo Morvillo infatti si è appreso il “no” della Procura di Trapani agli arresti chiesti dal ministro degli Interni Salvini, condizione posta dal titolare del Viminale per autorizzare lo sbarco. Non è stato ovviamente un “no” diretto, non poteva esserci, la Procura non ha ritenuto sufficienti gli elementi portati dagli investigatori a carico di due migranti, i possibili autori della rivolta di domenica a bordo del rimorchiatore Vos Thalassa. Anche se lo sbarco alla fine è avvenuto quando era vicina la mezzanotte , è rimasto però il braccio di ferro tra Salvini e l’autorità giudiziaria e con questo anche l’odissea che vissuta da giorni dai migranti salvati domenica scorsa, da un sicuro naufragio, nel Mediterraneo, dopo essere partiti dalla costa libica.

Sono rimasti fino a tarda notte a bordo della nave della Guardia Costiera Diciotti, che li ha presi a bordo nella notte di lunedì, dopo un trasbordo in mare dalla Vos Thalassa, operato dalla Guardia Costiera, spiegò il ministro Toninelli in un primo momento in rottura con Salvini, per l’incolumità dell’equipaggio del rimorchiatore, minacciato da alcuni migranti, così via radio fu comunicato dal primo ufficiale della Vos Thalassa, dopo che questi avevano capito che l’imbarcazione era diretta verso la Libia. La nave Diciotti ieri dopo una navigazione infinita nel Mediterraneo, in attesa di avere comunicato dalla centrale operativa della Guardia Costiera verso quale porto dirigersi e arrivata in mattinata davanti Trapani, potendo però entrare in un blindatissimo porto solo dopo ore di circumnavigazione delle Egadi, in una giornata accaldata con la temperatura che ha superato i 35 gradi. Sulla nave Diciotti, si trovavano quattro algerini, dieci libici, uno del Bangladesh, uno dal Ciad, due egiziani, uno dal Ghana, quattro marocchini, uno del Nepal, ventitre pachistani, sette palestinesi, dodici sudanesi, uno yemenita. Tra loro due donne e due bambini. La nave della nostra Guardia Costiera è attraccata al molo Ronciglio, e però nessuna passerella è stata mai collocata tra la nave e la banchina, per tutto il pomeriggio e fino a sera, in quelle ore nessuno è potuto scendere e nessuno è potuto salire, nemmeno agenti delle forze dell’ordine come ieri si era ventilato fosse avvenuto già durante la navigazione. Le forze dell’ordine sono rimaste a terra schierate sul molo davanti alla nave. Un divieto allo sbarco per la verità a Trapani da Roma non è mai arrivato. La condotta del Viminale è stata diversa. C’è stata una volontaria assenza di comunicazione. Certo difficile immaginare che ieri le linee telefoniche non siano state intasate, ma alla prefettura di Trapani dal Viminale non è arrivata l’autorizzazione, che di solito giunge, in occasione di sbarchi, dal Dipartimento degli affari civili del ministero dell’Interno, circa le destinazioni dei migranti una volta a terra.

Il ministro Salvini ieri mattina dal vertice austriaco di Innsbruck era stato chiaro: «Io non voglio farmi prendere in giro. Finché non c’è chiarezza su quanto accaduto io non autorizzo nessuno a scendere dalla Diciotti: se qualcuno lo fa al mio posto se ne assumerà la responsabilità. O hanno mentito gli armatori denunciando aggressioni che non ci sono state e allora devono pagare o l’aggressione c’è stata e allora i responsabili devono andare in galera». La giornata era cominciata con il ritorno a Trapani dei dirigenti e funzionari dello Sco, Servizio centrale operativo, della Squadra Mobile di Trapani e del Nucleo speciale investigazioni della Guardia Costiera che nella giornata di martedì e fino a notte fonda avevano raggiunto la Vos Thalassa, ferma in acque internazionali a poche miglia dalla costa libica, per sentire l’equipaggio del rimorchiatore e comprendere così quello che era successo dopo il salvataggio dei migranti. Una volta giunti a Trapani hanno scritto due informative destinate alla Procura. In una prima, conseguente delle dichiarazioni rese dal comandante del rimorchiatore, il rumeno Dobrescu Corneliu, è stato ipotizzato il reato di “impossessamento della nave”, previsto dal codice della navigazione, per avere costretto il comandante a cambiare la rotta e mettere la prua verso le coste italiane. In una seconda informativa , conseguenza del racconto di altri membri dello stesso equipaggio, tra cui il primo ufficiale, hanno ipotizzato il reato di violenza privata in concorso e aggravata. Nelle due informative sono state denunciate alla magistratura le stesse persone, Ibrahim Bushara, sudanese, e di Hamid Ibrahim, ganese. Uno dei due è sospettato anche di essere stato lo scafista assieme ad un altro migrante. Le informative sono arrivate in Procura mentre erano ancora in corso le procedure di attracco della Diciotti e in serata la Procura diretta da Alfredo Morvillo ha affidato ad un comunicato la sua decisione: “La Procura ha proceduto all’iscrizione di un procedimento penale a carico di Ibrahim Bushara, sudanese, e di Hamid Ibrahim, ganese. Al momento la Procura non starebbe valutando la possibilità di disporre provvedimenti cautelari nei confronti dei due migranti indagati”. Insomma niente arresti. I magistrati hanno riconosciuto non esistere le condizioni previste dal codice penale. Anzi l’iscrizione nel registro degli indagati dei due migranti è stata fatta solo per il reato di violenza privata in concorso, e non per quello di impossessamento della nave. Ma la Procura ha chiesto, per definire il quadro investigativo, agli agenti di Sco, Squadra Mobile e Guardia Costiera, ai quali ha fornito delega, di procedere a sentire i migranti, non gli indagati, per capire meglio quello che è accaduto sulla Vos Thalassa. Anche per vagliare l’ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Si è anche fatto vedere al porto il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida. “Con il ministro Salvini – ha detto –  convengo solo nel dire che chi sbaglia paga, ma non per questo si deve negare lo sbarco dei cittadini stranieri a bordo della Diciotti. Massima solidarietà al governo se alza la voce con i più forti, con l’Europa, un pò meno se lo fa con i più deboli al netto di chi sbaglia paga ovviamente”. Infine, pochi l’hanno notato ma quella di ieri è la giornata che ha segnato per la prima volta nella storia dell’immigrazione nel nostro Paese l’alt allo sbarco di migranti imposto dal Governo italiano a una sua nave.

Stamattina si attendono ulteriori sviluppi giudiziari, mentre nel Governo c’è una mezza bufera dopo che l’altro vice premier, il pentastellato Di Maio, ha preso le distanze dalle parole di “stupore” e “intromissione” che il ministro Salvini ieri notte ha dedicato al Presidente della Repubblica Mattarella. Di Maio al contrario ha detto di avere pieno rispetto e condivisione per ciò che ha fatto il Capo dello Stato. Parole che suonano anche quasi come una smentita per il senatore trapanese e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Vincenzo Maurizio Santangelo, che ieri mattina che su Salvini sostanzialmente non ha detto nulla di contrario: “Il fenomeno migratorio è un tema che deve unire, non dividere…Quello dell’immigrazione è un tema molto importante per il nostro Governo. Stiamo cercando le migliori soluzioni, anche a livello Europeo, nel rispetto dei diritti umani e delle norme vigenti per risolvere il tragico fenomeno dei viaggi della speranza, avendo anche attenzione al grande lavoro svolto dalle nostre autorità coinvolte negli sbarchi. Inoltre forniremo risposte concrete per porre fine al business dell’accoglienza dei migranti, tornato recentemente alla cronaca”. Sulla vicenda Diciotti ieri è pomeriggio è intervenuto anche il Pd trapanese, quando ancora lo sbarco non era stato autorizzato: “La nave Diciotti della Guardia Costiera si trova a Trapani dalle 15,00 ed ancora il Ministro dell’Interno Salvini non autorizza lo sbarco di 67 persone tra cui sei bambini che non sono certamente in una nave da crociera. Il Ministro degli Interni – ha detto il segretario provinciale dem Marco Campagna – non può calpestare i diritti umani, lasciando sulla nave persone già stremate dal viaggio con il solo fine di alimentare la sua infinita propaganda elettorale. Non è Salvini a poter decidere chi e come deve essere arrestato, ci associamo agli appelli che si stanno moltiplicando in queste ore, affinché i migranti vengano immediatamente trasferiti presso l’Hotspot di Milo, dove potranno essere accertare eventuali responsabilità di pochi secondo le modalità e con le tutele previste dalla legge, ma soprattutto dove tutti possano essere accolti e curati”. Una presa di posizione è anche arrivata dalla Camera Penale degli avvocati trapanesi, avv. Alagna e Siragusa: “Ci eravamo già occupati – a proposito della vicenda della nave Acquarius – di come certa politica tendesse a risolvere i problemi mediante la propaganda del “fatto compiuto”. Avevamo denunciato, come ragione fondante di uno Stato di diritto, l’indispensabile necessità di garantire e di assicurare i diritti fondamentali dell’uomo. Torniamo ad occuparcene oggi – quando Trapani è balzata agli onori della cronaca per la vicenda della nave Diciotti – per registrare che avevamo visto giusto.
Dietro la propaganda da quattro soldi che si fa sui diritti umani, il sistema democratico regge sulle spalle di uomini e donne delle istituzioni che svolgono, nel silenzio e con coscienza, il loro dovere quotidiano di uomini dello Stato. Il nostro plauso va alla serietà del procuratore della Repubblica dott. Alfredo Morvillo e ai magistrati della Procura di Trapani, agli uomini delle forze dell’ordine e al Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Questa vicenda è l’emblema del principio della separazione dei poteri, dei pesi e dei contrappesi sui quali regge il patto sociale e democratico. Ciascuno di noi, detto altrimenti, può raggiungere la santità semplicemente facendo il proprio dovere. Che è cosa diversa dal propagandare l’odio e la cultura del diverso.”

Per concludere ieri notte al molo Ronciglio si è sfiorato lo scontro tra le persone presenti, da una parte i promotori di un sit in contro Salvini e dall’altra parte alcuni sostenitori del ministro. Tra loro c’è chi ha indicato quei migranti come persone violente, per via dell’accusa di violenza privata contestata a due di loro dalla Magistratura. Guarda caso ha commentato il giornalista Marco Rizzo sulla sua pagina Facebook la stessa accusa per la quale fu condannato l’allora sindaco di Trapani Girolamo Fazio. Ma nessun trapanese allora ha mai pensato di protestare come si fa oggi contro quei migranti. Oggi possiamo ben dire che il ministro Salvini ha perso, ha vinto l’umanità!

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.