Tour nella discarica abusiva del porto: Un cimitero di televisioni e monitor. VIDEO

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CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Continua il nostro tour le periferie delle città di Alcamo e Castellammare del Golfo. Dopo le numerose segnalazioni dei cittadini alla nostra redazione abbiamo deciso di fare un giro nelle zone periferiche per documentare lo stato in cui versano. Dopo Contrada Fraginesi a Castellammare, Contrada Pigni di don Fabrizio ad Alcamo e Contrada Conza a Guidaloca, questa volta siamo rimasti in centro: dentro il cantiere abbandonato del porto di Castellammare del Golfo. Un cantiere sequestrato nel 2010, dissequestrato nel 2013, ma ancora una gigantesca incompiuta tra ritardi, burocrazia, vicende giudiziarie e politica regionale che fa “orecchie da mercante”. Oltre un anno fa la consegna dei lavori per del secondo stralcio da parte del Comune e della Regione. Ma da quel 18 settembre 2016 nessuna risposta concreta.

In tutti questi anni il cantiere, soprattutto dopo l’apertura dei cancelli per la ripresa dei lavori (come dicevamo mai partiti), è stato trasformato in una discarica abusiva a cielo aperto. Una vergogna a pochi passi dal cuore pulsante della città: la cala marina.

Lungo la strada principale di accesso al porto, nonostante alcune pulizie da parte del Comune in passato, si trasforma puntualmente in una distesa di rifiuti di ogni genere: bottiglie, mobili, cassette di legno, barche abbandonate e distrutte, tappeti, vestiti e, cosa incredibile, tantissime televisioni e monitor per computer abbandonati ovunque. Quest’ultimi scaricati evidentemente da qualcuno che ci lavora. E pensare che questo tipo di rifiuti si possono smaltire facilmente e gratuitamente contattando il Comune di Castellammare. Ma in fondo dimentichiamo che per gli incivili tutto cioè rappresenta un grosso sacrificio.

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Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.