Palermo ricorda Mario Francese: “Esempio per le nuove generazioni di giornalisti”. VIDEO

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PALERMO. Ieri mattina davanti la lapide di viale Campania che ricorda il giornalista Mario Francese si sono riuniti i familiari, i colleghi, le forze dell’ordine e tanti cittadini. Mario Francese è stato ucciso a colpi di pistola a pochi metri del palazzo in cui abitava, il numero 15. Un cronista che per tutta la vita è andato a “caccia di verità”. È stato ucciso per il suo lavoro, meticoloso, preciso, dettagliato, documentato, di inchiesta. Per primo sulle pagine del Giornale di Sicilia ha raccontato le violenze e gli affari dei corleonesi. In particolare si occupò degli intrecci tra mafia e imprenditoria per la costruzione della diga Garcia. Era una penna scomoda. Un uomo buono, gentile, con un penna pungente che dava fastidio ai corleonesi di Totò Riina e di Bernardo Provenzano. I feroci “viddani” che in poco tempo si impossessarono di Palermo.

Messe da parte le polemiche degli ultimi giorni sulla fiction andata in onda domenica scorsa su Canale 5, è stato sottolineato da più parti l’importanza del suo lavoro giornalistico non solo per per quegli anni, ma anche per le future generazioni di giornalisti che dai suoi articoli hanno trovato una guida nel buio degli anni più difficili di Palermo e dell’intera Sicilia.

Presenti il Questore di Palermo Renato Cortese, il Prefetto di Palermo Antonella De Miro, don Luigi Ciotti presidente dell’Associazione Libera, Leone Zingales vice-presidente nazionale dell’Unci, Vincenzo e Augusta Agostino, genitori di del poliziotto Nino Agostino ucciso dalla mafia insieme alla moglie incinta Ida Castelluccio, il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, Andrea Tuttoilmondo, presidente regionale dell’Unci Sicilia, Marco Romano, vice-direttore del Giornale di Sicilia, il procuratore aggiunto Sergio De Montis, i comandanti provinciali di Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri, il Generale Giancarlo Trotta e Colonnello Antonio Di Stasio, il capocentro della Dia di Palermo, colonnello Antonio Amoroso, il giudice dell’Anm Giuseppe De Gregorio, i figli Giulio, Massimo e Fabio oltre a tantissimi giornalisti.

“Il tempo è stato galantuomo e oggi la figura di mio padre è ancora più viva, anche se per tanti anni è stato dimenticato. Anche la città nel tempo ha reagito in maniera diversa, sono felice che oggi la sua figura rappresenti un esempio per le nuove generazioni di giornalisti. – ha sottolineato Giulio Francese, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia – Ma oltre a lui va ricordato anche mio fratello Giuseppe, è stato lui che ci ha trascinato in questa ricerca della verità. Il suo è stato un lavoro molto prezioso. Se oggi possiamo leggere gli articoli di mio padre lo dobbiamo anche al grande lavoro di digitalizzazione fatto da mio fratello Giuseppe”. Durante la commemorazione è stato ricordato anche l’avvocato corleonese Ugo Triolo, ucciso lo stesso giorno di Mario ma un anno prima. “Oggi ricordiamo anche la figura di quell’avvocato coraggioso. – ha sottolineato Giulio Francese – Oggi andremo a Corleone per ricordare Ugo ma anche Mario e Giuseppe. Un tempo era impensabile, oggi invece a Corleone c’è una piazza intitolata a Mario e Giuseppe Francese e la diga Garcia, a cui mio padre ha dedicato tanta attenzione, è stata intitolata proprio a lui. Quindi sì, il tempo è stato galantuomo”.

È Andrea Tuttoilmondo che sottolinea l’importanza della figura di Mario Francese per i giovani cronisti: “Per noi è senza dubbio un modello da seguire. Il giorno della sua uccisione il Giornale di Sicilia titolò “Il nostro Mario”, oggi più che mai quel “nostro” deve andare oltre il titolo di un giornale. Deve essere la sintesi all’interno di una categoria che non può permettersi polemiche e conflitti”.

Antonella De Miro, Prefetto di Palermo e già commissario straordinario del Comune di Castellammare del Golfo durante lo scioglimento per mafia, ha ricordato che Mario era “un cronista inavvicinabile, con la schiena dritta. Non si limitava alla descrizione degli eventi, andava a fondo, analizzava, aiutava le indagini della polizia. Era un giornalista coraggioso, metteva nero su bianco nomi e cognomi in anni difficili, anni in cui di mafia si parlava poco. Fondamentale anche il lavoro del figlio Giuseppe che, dopo anni di ricerca della verità, ha deciso di togliersi la vita per il dolore”.

Presente anche don Luigi Ciotti che ha abbracciato i familiari del giornalista ucciso dalla mafia: “Mario Francese – ha dichiarato don Ciotti ad Alqamah.it – andava a fondo, scavava dentro i fatti di cronaca. Oggi più di ieri abbiamo bisogno di giornalisti liberi come lui”.