Alcamo, i dubbi sul gassificatore di Gallitello alla Cittadella dei Giovani: “Impianto che guarda al passato”

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Di Emanuel Butticè ed Eros Bonomo

ALCAMO. Si è svolto ieri l’incontro promosso dall’Associazione Ecò e il comitato “No Gassificatore e Inceneritore a Gallitello” alla cittadella dei Giovani di Alcamo. Assenti gli amministratori di Calatafimi Segesta e di Castellammare  del Golfo, presente soltanto il Sindaco di Alcamo Domenico Surdi. Ad aprire i lavori il Presidente dell’Associazione “Ecò” Massimo Fundarò, da anni in prima linea sui temi ambientali.

Fundarò ha aperto il dibattito dicendosi preoccupato per questo progetto. “Sono impianti ormai obsoleti, nella maggiori città d’Europa vengono smantellati e qui invece si vogliono costruire. Dopo anni di battaglie ambientali, di sensibilizzazioni per una sempre maggiore raccolta differenziata – spiega Fundarò – questo progetto sembra andare totalmente in maniera contraria. Quest’impianto sarebbe il primo in Italia, non ci sono precedenti. Ma ci sono altri 2 aspetti da considerare. Il primo riguarda la salute: i fumi che escono da questi inceneritori sono dannosi per la salute e i rifiuti che vengono bruciati provocano gravi danni per l’ambiente. Il secondo aspetto – sottolinea – è quello relativo all’economia del nostro territorio che vive di agricoltura biologica e di turismo. Non si può danneggiare un’economia che sostiene l’intero territorio”.

Quindi un territorio che avrebbe bisogno di altri tipi di impianti e su questo punto Fundarò si è così espresso: “Io sono favorevole ad un impianto a bio metano, che produce biogas, sarebbe la soluzione giusta per il nostro territorio. Il progetto presentato a Calatafimi, tra l’altro già presentato anni fa a Castellammare del Golfo, è stato presentato come impianto a bio metano. In realtà poi nel progetto spuntano 3 impianti. Si tratta infatti di un impianto di gradi dimensioni che andrà  trattare diversi tipi di rifiuti.  Ma le cose strane non finiscono qui: il comune di Calatafimi, ha convocato la conferenza dei servizi per eventuali opposizioni a 3 giorni dalla scadenza. Poi, dopo le lamentele dei cittadini, il Sindaco ha chiesto un parere a Legambiente, un parere postumo. Quindi, – aggiunge Fundarò – troppe cose non vanno su questo progetto. Noi siamo qui per discuterne insieme con i cittadini”.

Per certificare l’anomalia dell’impianto di Gallitello, il presidente dell’Associazione Eco’, si è soffermato sul parere tecnico di Legambiente, che è stato redatto, con un documento di 4 pagine, dal tecnico Eugenio Cottone, tra i relatori del convegno, che ha spiegato le varie anomalie procedurali e gli altri aspetti critici dell’impianto di Gallitello. Documento questo di Legambiente che ha spinto il Sindaco di Calatafimi Vito Sciortino a revocare il parere favorevole dato precedentemente che, anche se non vincolante, era comunque un parere politico importante. Ricordiamo che il Comune di Calatafimi attualmente è senza Consiglio Comunale, quindi senza quell’organo fondamentale di partecipazione e controllo. “Sicuramente con il consiglio comunale sarebbe andata diversamente, – sottolinea Massimo Fundarò – qui si è sicuramente peccato di prudenza. 3 anni fa lo stesso progetto è già stato bocciato a Castellammare, per questo bisognava muoversi con maggiore cautela. Questa non è campagna elettorale, non sono candidato, ma è una battaglia per le nostre future generazioni”.

Ma c’è anche un altro aspetto da considerare secondo Massimo Fundarò: “A Calatafimi c’è un altro impianto pubblico di compostaggio aerobico in un terreno confiscato alla mafia, autorizzato dalla Regione e finanziato all’interno del “Patto per il Sud”. Perchè non si procede? Perchè non si finanzia e si utilizza? Preferiscono un impianto privato non ancora autorizzato. Tra l’altro – aggiunge Fundarò – con l’impianto del comune ci sarebbe un ricavo di 120 mila euro l’anno, mentre con quello privato soltanto 40 mila euro”.

“Questi sono impianti che guardano al passato, non al futuro. Legambiente – ha spiegato Eugenio Cottone –  è favorevole alla realizzazioni di impianti a bio metano, ma questo in questione è stato solo presentato con questa modalità, infatti emergono una serie di contraddizioni. Su tutti le varie autorizzazioni richieste per l’impianto. Emerge quindi che si tratta in realtà di 3 impianti differenti. Quindi, di fatto, non ci sono le condizioni per una valutazione e per le autorizzazioni. Qui stiamo parlando di un grosso impianto che da un lato andrà a gestire bio metano e dall’altro un gassificatore, cioè un impianto di incenerimento che successivamente produrrà energia elettrica”.

Questo, in estrema sintesi, è quello che ha spiegato il tecnico che ha redatto il parere di Legambiente. Tantissimi infine gli interventi da parte di cittadini presenti all’incontro.

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