Gassificatore a Calatafimi, comitato civico e raccolta firme per bloccare il progetto

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CALATAFIMI SEGESTA. È partita ieri da Calatafimi Segesta una raccolta firme online attraverso la nota piattaforma Change.org per “impedire la realizzazione di quello che sembra essere a tutti gli effetti un gassificatore/inceneritore nel territorio di Calatafimi Segesta, – scrivono gli organizzatori – in particolare nella zona di Gallitello”.

In meno di 24 ore l’iniziativa ha raccolto quasi 1000 firme che continuano a crescere di minuto in minuto facendo capire quanto sia sentito l’argomento. Per poter aderire alla petizione basta seguire il seguente link, inserire i propri dati, lasciare la firma: https://www.change.org/p/calatafimesi-no-al-gassificatore-inceneritore-a-calatafimi-segesta-in-c-da-gallitello

Nelle ultime settimane si è discusso molto di questo progetto. Molte sono state le critiche e i dibatti contro la realizzazione dell’impianto che “potrà trattare 130.000 ton/annue, 60.000 di organico e 70.000 di RSU alla temperatura di 600/1200 gradi con emissioni altamente inquinanti e pericolose per la salute dei cittadini e dell’ambiente”. Inoltre a breve verrà instituito anche un Comitato Cittadino per portare avanti i “No al Gassificatore”.

“La relazione tecnica di Legambiente Sicilia, consegnata in questi giorni al Sindaco di Calatafimi-Segesta Vito Sciortino, stronca il progetto di Gassificatore presentato dalla Solgesta. Viene chiarito – spiegano gli organizzatori della petizione – che ci troviamo di fronte ad un impianto di trattamento termico dei rifiuti (Gassificatore) rivolto alla produzione di Syn-Gas. Questi tipi di impianti sono dei veri e propri Inceneritori, come ha chiarito una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2010, e sono quindi assoggettati alla VIA ( Valutazione di Impatto Ambientale ) e non alla meno stringente AIA (Autorizzazione Integrale Ambientale) che la Solgesta, proprio in questi giorni, sta cercando di ottenere presso l’assessorato regionale competente. Si evidenzia che l’impianto – sottolineano – ha una potenzialità quattro volte maggiore del limite inferiore per cui scatta l’obbligo della VIA, e che i rifiuti trattati non riguardano solo la categoria R3 (Recupero di Materia) ma anche la R1 (Recupero Energetico), ulteriore motivo per il ricorso obbligatorio alla VIA. Legambiente, in modo molto preciso ed articolato, sottolinea altre lacune fondamentali del progetto riguardanti la mancanza di documenti essenziali. La relazione di sintesi che deve essere presentata al pubblico, il quadro riassuntivo delle emissioni in atmosfera, la capacità di abbattimento dei metalli pesanti, la fine dei composti polinsaturi aromatici considerati ad ad elevatissimo rischio sanitario, non c’è nulla sul trattamento delle acque reflue e sull’impatto ambientale e sanitario della ricaduta del Syn-Gas prodotto dalle tre torce previste. La conclusione – concludono gli organizzatori – è che non ci sono gli elementi necessari per una autorizzazione”.

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