Il “Suca” dai muri delle città all’Università grazie alla tesi in semiotica dell’alcamese Alessandra Agola. VIDEO

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La tesi in semiotica sul “suca” della studentessa alcamese Alessandra Agola è ormai virale. Guarda le foto e l’intervista

ALCAMO. La parola palermitana più famosa al mondo è entrata all’Università degli Studi di Palermo grazie alla tesi della studentessa alcamese Alessandra Agola che, con la sua tesi in semiotica, è finita su tutti i giornali. Cos’è la semiotica? È quella scienza che si occupa dei segni e dei sistemi di significazione. L’oggetto di studio della tesi, decisamente “singolare”, non si sofferma però sul mero significato della parola ma va oltre. L’idea nasce infatti dall’arte urbana e quindi dalla street art palermitana. Dai muri di Palermo, quindi, alle aule universitarie. Anche se apparentemente la parola “suca” può suscitare stupore e, spesso, anche imbarazzo, il lavoro di Alessandra Agola è serio, completo e rigoroso su quello che potrebbe essere definito “il rito del Suca” palermitano, o meglio, siciliano”.

La parola dal forte significato simbolico ormai si trova sui muri di ogni città (italiane e non) e l’alcamese Alessandra Agola, neo laureata in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni, tramite uno studio semiotico, ha deciso di approfondire l’argomento in quanto “non c’era nessuno studio sulla parola, nessuna analisi semiotica o linguistica, eppure è un parola molto usata. Quindi c’era davvero molto poco in ambito accademico” – spiega Alessandra Agola ad Alqamah.it. Infatti lei è partita dal romanzo “Zero maggio a Palermo” dello scrittore palermitano Fulvio Abbate analizzando poi nel dettaglio ogni aspetto.

“L’idea per la mia tesi – spiega Alessandra Agola –  nasce dalle passeggiate in giro per Palermo e dalla curiosità di un approfondimento strutturale della parola”. Così, senza imbarazzo, ha presentato l’idea al suo relatore, il docente di Semiotica all’Università degli Studi di Palermo Dario Mangano, che ha subito accettato con entusiasmo: “Senza imbarazzo perché si tratta di un lavoro rigoroso, nato come uno studio sullo street art e sulle scritture urbane, quindi, – aggiunge – sui muri di Palermo e sulle sue scritte”.

La tesi dal titolo “S-word. Segni urbani e writing” sarà inserita anche in un libro di racconti edito da “Qanat Edizioni”, che raccoglierà le storie di ventuno autori palermitani. Il lavoro è stato sviluppato utilizzando anche tante foto di scritte su muri, piscine, garage… provenienti da tantissime città, in gran parte raccolte da Giulio Bordonaro nel suo progetto Instagram “suca.forte”.

La parola può avere anche un’altra declinazione, che in semiotica si può intendere come “un significante che si riappropria del significato”, ovvero la “800A”: “Ho scoperto che questo messaggio in codice, in cui la “S” si chiude per diventare un 8, la “U” e la “C” vengono arrotondate formando due zeri e la “A” finale, non era altro che una sorta di autocensura. È un significante – sottolinea –  che si riappropria del significato, “800A”, in realtà non vuol dire altro che suca”.

Nella sua tesi Alessandra Agola ha rappresentato il classico quadrato semiotico, individuando i 4 valori che rendono il lavoro completo e affascinante. Il semiologo francese Roland Barthes considerava le scritte urbane “fra gli oggetti di scrittura degni di analisi semiotica”. Per questo motivo quello del “suca” non è un problema relativo alla scritta in quanto tale, ma bisogna guardare alle strategie di comunicazione implicite che vengono messe in pratica quando la si realizza. In tal senso la scritta oggi assume un significato completamente diverso dal classico insulto. Viene svuotata dal suo significato “volgare” e viene riempita di tantissimi significati, che cambiano in base al contesto e in base a chi lo usa, diventando quasi un fenomeno sociale.

Quindi il lavoro di Alessandra Agola si è rivolto allo studio del processo di significazione e non al significato in sé della parola. “Sul come fanno le cose a significare quel che significano più che sul che cosa. Questo cambia totalmente la prospettiva” – sottolinea Agola.

Ma vediamo i dettagli nell’intervista: