Un restauro senza contratto

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IMG_0425Il sindaco di Trapani protesta per il restauro infinito di Torre Ligny, ma si scopre che il cantiere era fuori regola

L’impresa Funaro che stava eseguendo i lavori di restauro della Torre di Ligny a Trapani, avrebbe condotto i lavori senza avere in regola una sola carta.

Lo ha appurato l’amministrazione giudiziaria della stessa impresa, dopo che nei mesi scorsi è scattato il sequestro preventivo nell’ambito della normativa antimafia. Il “caso” è scoppiato dopo che il sindaco di Trapani pubblicamente si è dichiarato “fortemente indignato” perché la Torre ancora oggi resta coperta da un ponteggio e quasi se la prendeva con l’amministrazione giudiziaria responsabile della lentezza delle opere.

“Il restauro è finito ma resta il ponteggio” ha protestato il sindaco Damiano. L’appalto non è del Comune ma della Soprintendenza dei beni culturali. Una spesa all’incirca di 100 mila euro. In corso d’opera è stata definita anche una variante che ha ridotto da 30 mila a 20 mila le spese per ultimare i lavori. Poi l’arrivo dell’amministrazione giudiziaria.

Amministratore giudiziario dott. Leone che ha risposto per le rime al sindaco, “prima di protestare venga in cantiere e si renderà conto che la colpa non è degli amministratori giudiziari ma di un sistema illegale che di fatto sembra essere diventato, per colpa di politici e amministratori, la norma”. L’amministratore giudiziario ha fatto l’elenco dei problemi: “prima di accusare noi amministratori giudiziari Damiano prenda atto che siamo dinanzi ad un appalto addirittura privo di contratto firmato, stessa cosa per la variante. Basta andare a Torre di Ligny e rendersi conto che non c’è nemmeno il classico cartello che indica la natura dei lavori, direttore di cantiere, progettisti, ente appaltante, impresa esecutrice.IMG_0422

Lo stesso amministratore giudiziario ha fatto poi rilevare che non erano rispettate le norme sulla sicurezza per i lavoratori, per via anche di quel “ponteggio allestito in modo precario…operai incaricati di allestire e smontare il ponteggio senza alcuna preparazione”. E’ vero i lavori sono da ritenersi quasi conclusi, c’è però da mettere a posto le carte come se però quel cantiere non sia stato mai aperto, e quindi quel ponteggio mai montato. Difficile ovviamente aggiustare tutto ciò. Quando arrivò il sequestro ufficialmente quel restauro, “una somma urgenza”, aveva bisogno di altri due giorni per essere definito.

L’amministratore giudiziario Leone ha invitato adesso il sindaco Damiano a venire a guardare il cantiere, e ad essere indignato per l’operato di altri e non per quello degli amministratori giudiziari: “stiamo facendo tutto quello che bisogna fare per legge – conclude Leone – per restituire la torre agli occhi dei trapanesi, nel rispetto delle regole e delle procedure…Signor sindaco invece che indignarsi per l’operato di chi agisce nel rispetto di regole, venga a sincerarsi di come stanno le cose e semmai pensare di come collaborare”.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.