Papania “salvato” (per adesso) dai suoi ex colleghi senatori

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papaniaTorna in Giunta la richiesta di autorizzazione all’uso di intercettazioni. L’indagine è quella sull’Ato Rifiuti terra dei Fenici e sull’Aimeri

L’aula di Palazzo Madama non ha voluto mandare sotto processo a Palermo l’ex senatore del Pd Nino Papania. Niente autorizzazione all’uso di intercettazioni telefoniche nell’ambito delle indagini che il pm Marzella, della Dda di Palermo, conduce da qualche tempo e che ha visto già un troncone finire sotto processo dinanzi al gup, a cominciare da quell’ingegnere Salvatore Alestra che sarebbe stato uno dei terminali usati da Papania, quando era senatore, per influire sulla gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti nel trapanese, ambito territoriale 1 cosidetto Ato Terra dei Fenici. La Giunta per le autorizzazioni dopo un tira e molla, dopo avere sentito lo stesso ex parlamentare, acquisita una memoria, aveva dato il via libera al gip del Tribunale di Palermo (che aveva chiesto l’autorizzazione a procedere) solo per alcune intercettazioni, ieri Palazzo Madama ha deciso di rinviare gli atti alla Giunta per un approfondimento.  Pd compatto sia per “salvare” Papania”, sia per “riinviare” alla Giunta le carte su un altro parlamentare, Azzolini dell’Ncd, il partito del ministro Alfano, coinvolto in Puglia in una maxi indagine su appalti pilotati.

“E’ grave la scelta del Pd – spiega Buccarella (M5S) – soprattutto il giorno dopo la decisione di commissariare il partito romano per fatti di corruzione e mafia”. Papania è stato per il momento tirato fuori dall’indagine giudiziaria che è la stessa per la quale a suo tempo il Pd lo definì impresentabile e non lo ricandidò alle ultime elezioni nazionali. Nel frattempo sembrano passare sotto silenzio altre due indagini che riguardano Papania, imputato dinanzi al gup e dinanzi al Tribunale di Trapani per voto di scambio (elezioni amministrative di Alcamo del 2012) dove comune denominatore resta l’Ato, la società che gestisce ancora oggi raccolta e smaltimento dei rifiuti, Aimeri, e quindi assunzioni in cambio di voti, tutela dell’Aimeri da contestazioni per decine di migliaia di euro (quest’ultima parte per lo più nel troncone palermitano che attende l’autorizzazione a procedere). Malapolitica sulla quale il Pd continua il rifiuto a ragionare. Papania, si legge nella relazione della Giunta redatta da Maurizio Buccarella (M5S), “nell’ambito della gestione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani dell’ATO Trapani 1, in concessione all’Aimeri Ambiente Srl, in concorso con Orazio Colimberti, direttore dell’Area Sud della società concessionaria e con Salvatore Alestra, direttore dell’ATO Trapani 1, avrebbe – secondo l’accusa – istituito un accordo criminoso in cui “riceveva da Colimberti, in più occasioni, utilità consistite nell’assunzione di numerose persone a lui gradite e da lui segnalate indicendo Alestra a compiere, in cambio di tali assunzioni, atti contrari ai suoi doveri di pubblico ufficiale””. In pratica, si sintetizza, “in cambio dell’assunzione di personale imposto da Alestra e dal senatore Papania, Colimberti avrebbe ottenuto per la sua società “il benestare degli organi di governo ambientale sugli appalti e sull’irregolare svolgimento del servizio”. E questo si sarebbe protratto, sempre secondo l’accusa, dal 2010 fino al maggio 2012. Il Gip di Palermo aveva già ridotto la portata della richiesta del Pm, limitando il numero delle intercettazioni da poter utilizzare, e la Giunta aveva disposto un’ulteriore “sforbiciata”. Dicendo “sì”, comunque, all’uso degli ascolti, con un solo voto di scarto e i componenti del Pd divisi. Ora, dopo la sospensione votata dall’Aula del Senato anche con i voti del Pd perché si riducessero ulteriormente gli ascolti da poter usare nel processo, tutto torna in alto mare. Cioè in Giunta.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.