Historia Alcami: la Camico di Cocalo si trovava sul Monte Bonifato

EPSON scanner ImageOggi la nostra intervista percorrerà strade nuove, quelle della ricerca. Il prof. Leonardo D’Asaro, insegnante di Letteratura e Storia, oggi in pensione, ci presenterà il frutto della sua ricerca storica sulle nostre terre. una ricerca, che come vedrete, potrebbe aggiungere il tassello mancante ad alcune domande alle quali, seppur sia stata data una risposta in passato, questa non abbia del tutto chiarito alcuni aspetti nel loro insieme. Uno di questi è proprio l’origine del nome della nostra città. Buona lettura.

Intervista al Professore Leonardo D’Asaro a cura di Pietro Pignatiello e Lidia Milazzo.

Come nasce quest’intuizione?immagine minoica

Negli anni del mio soggiorno a Brescia, la condizione di emigrato e la mia insaziabile curiosità verso qualsiasi notizia che riguardava la mia terra lontana mi portavano a frequentare le biblioteche ed a leggere di tutto. La lettura accidentale delle Storie di Erodoto mi fece conoscere le mitiche vicende di Minosse e Cocalo e, soprattutto, Inico e Camico, le più antiche città della Sicilia, il fiume Camico in cui scorrevano acque termali e Makara. Rimasi immediatamente colpito dalla strana coincidenza dei toponimi riportati nel racconto mitologico con le denominazioni di alcune località della Piana del golfo di Castellammare e della cuspide nord-occidentale della Sicilia. Rimasi, tuttavia, convinto che, se avessi espresso l’ipotesi che la saga mitologica fosse ambientata nella Sicilia nord-occidentale, gli studiosi avrebbero certamente pensato alle solite sparate di uno sprovveduto in cerca di notorietà. Cominciai, allora, ad approfondire l’argomento cercando tutto quello che era stato scritto sul mito di Minosse, sulle identificazioni delle città di Camico, sulla storia di Agrigento, etc., e cominciai a rendermi conto che la mia ipotesi era ampiamente suffragata da tanti aspetti insoluti della storia antica, ma servivano altri argomenti per non lasciare alcun dubbio e per fugare qualsiasi incertezza.

ercole Quali sono i miti ai quali faceva riferimento?

Eracle, Dedalo e Minosse le cui imprese avevano la finalità di collegare al mondo greco il territorio siciliano, appetito dai nuovi coloni che arrivavano in massa a decorrere dell’VIII secolo a.C. In tal modo, per esempio, le ninfe avevano fatto sgorgare delle sorgenti termali, con il fine di intrattenere Eracle a Segesta e ad Himera. Lo stesso Eracle aveva vinto in battaglia Erice diventando padrone dell’omonima regione e lascandola in mano agli antichi abitanti con l’obbligo che, quando si sarebbe presentato un suo discendente, l’avrebbero dovuto consegnare. Eracle aveva trovato ladroni a Mozia ed a Solunto per lasciar credere che i Punici erano inaffidabili e non bisognava commerciare con i Greci (n.d.r. figlio dell’argonauta Bute e di Afrodite, re degli Elimi, in Sicilia. Egli era un ottimo pugile e lottatore e sfidò, a un combattimento in cinque riprese, Eracle che ritornava dopo aver ritrovato il toro che era fuggito dalla mandria di Gerione. Eracle accettò la sfida, alla condizione che Erice avrebbe messo in palio il suo regno contro il toro fuggito dalla mandria di Gerione. Eracle vinse le prime quattro riprese; infine sollevò Erice alto sulle braccia, lo scaraventò a terra e lo uccise, e così insegnò ai Siciliani che chi è nato da una dea non è sempre immortale. Eracle vinse dunque il regno di Erice e lo lasciò agli abitanti del luogo, perché ne godessero finché uno dei suoi discendenti non si presentasse per rivendicarlo). Dedalo rappresentava la superiorità tecnologica, il talento artistico, l’arte greca che gli indigeni, denominati Barbari dai Greci, utilizzavano volentieri per rendere più moderne le loro città e la loro vita.

Cosa significa questo?

Oggi, i Professori E. J. Bickerman e R. Sammartano hanno dimostrato che i miti e, soprattutto, i racconti pseudo etnografici (come quello che descriveva gli Elimi come Troiani in fuga dalla loro città, per intenderci) avevano un’ impostazione ellenocentrica e che i Greci, per raccontare la loro preistoria e quella degli altri popoli, hanno fatto ricorso ad “una razionalizzazione del mito, dando origine ad un variegato sistema all’interno del quale hanno sovente cercato di integrare anche popoli anellenici”. All’interno di questi miti esistono elementi storici che bisogna individuare e comprendere.

 Quali sono, secondo lei, le prove che pongono Camico sul monte Bonifato?
spiaggia di macari

Il punto di partenza del mio lavoro, come ho già detto, è stata la constatazione che esisteva una totale coincidenza tra i toponimi e gli elementi geografici riportati nel mitico racconto di Minosse e Cocalo e quelli oggi esistenti tra l’area del Golfo di Castellammare. Infatti, Inico si ritrova in monte Inici, Part-Inico, Camico in menzil al-qamah (da cui Alcamo), cioè casale di Camico; Makara è del tutto simile a Macari, Cala Macarese, contrada Macarese.

Nel corso del mio lavoro sono venute fuori una serie di conferme che rendono inequivocabile il fatto che Camico si trovava sul Bonifato: l’individuazione e definizione dei territori sicani che facevano parte della dominazione di Agrigento, l’esistenza di due Minoa, una era Makara-Minoa, l’altra Eraclea Minoa, il fiume Lykos,che separava Makara-Minoa da Camico, non era il Platani, ma un torrentello che separa monte Cofano da Alcamo e tante altre prove che invito a leggere nel mio libro.

Sant'Angelo MuxaroCamico oggi è nei pressi di Agrigento, perché è stata messa li?

 Perché erroneamente si riteneva che il territorio dell’antica Akragas coincidesse con l’attuale provincia di Agrigento. Invece, poiché le fonti avevano inequivocabilmente indicato il territorio sicano nella Sicilia occidentale del’Himera settentrionale e con l’Himera meridionale (oggi fiume Salso), come confine dal territorio dei Siculi, bastava semplicemente togliere il territorio di Selinunte e quello di Segesta e si sarebbe ottenuto, con inequivocabile precisione, il territorio sicano entrato a far parte della dominazione di Akragas. Esso si estendeva fino ad Alcamo e confinava col territorio dell’elima Segesta.

Invece, paradossalmente, è risultato assai difficoltoso delimitare il territorio dei Sicani perché si è proceduto sotto il peso di condizionamenti che hanno portato fuori strada: uno, come ho detto, è stato quello che nessuno si è mai posto il problema di stabilire i confini dei regni sicani conquistati da Akragas.

Un certo peso ha avuto l’indagine archeologica che si è concentrata sulla identificazione e definizione di una cultura elima e, poiché in tante parti della Sicilia occidentale è stata rivenuta ceramica con le tipiche decorazioni geometriche e punzonature, avvalendosidell’evidenza della cultura materiale, si arrivati a definire elime località che non avevano nulla a che vedere col territorio elimo, come Hykkara, Ietas. Anzi, c’è stato persino chi è arrivato a sostenere che il territorio elimo arrivasse alle spalle della punica Solunto.

Per il colmo dei paradossi l’errata convinzione che Camico fosse da identificare con Sant’Angelo Muxaro, che Makara Minoa fosse da indentificare con Eraclea Minoa e che il fiume Lykos fosse la denominazione di una parte del corso del fiume Halykos ha provocato una confusione tale da rendere ardua la comprensione delle conquiste territoriali realizzate da Falaride. In tal modo, anche se dalla Suda e da altre fonti risultava che il tiranno Agrigentino dominasse tutta la Sicania, tanti studiosi avevano messo in dubbio tale concreta informazione sostenendo o che fosse esistito un secondo Falaride o che le notizie che lo riguardavano erano state ingigantite e deformate dalla fantasia degli antichi autori.

Cosa cambierebbe nel panorama degli studi l’identificazione di Camico sul Bonifato?monte bonifato

Innanzi tutto si comprenderebbero correttamente gli eventi storici, per esempio che Falaridetiranno di Agrigento del VI secolo a.C., aveva esteso la sua dominazione fino al territorio di Alcamo.

Si comprenderebbero correttamente i due trattati di pace, quello del 374 a.C., che prevedeva che i Cartaginesi ritornassero in possesso dei territori di Selinunte, Eraclea ed Agrigento, che si trovavano ad ovest del fiume Halykos (identificato col Platani), e del 338, stipulato da Timoleonte ed in base al quale i territori delle città greche dovevano essere liberi dal dominio cartaginese fino al Lykos (anch’esso identificato col Platani). È indubitabile che l’Halykos non era il Platani perché un confine non poteva trovarsi in mezzo al territorio attribuito all’epicrazia cartaginese. Allo stesso modo il Lykos non poteva essere il Platani che si trovava in mezzo alle città greche e non poteva fungere da confine.

Come pensa reagirà l’attuale Camico?

Non credo che ci possano essere reazioni perché tutti hanno la più totale consapevolezza che le rivendicazioni ed il collegamento di tante località con la mitica Camico è semplicemente un furbesco espedientefinalizzato a sfruttare mediaticamenteun collegamenti così arcaico nella convinzione che nessuno potesse mai arrivare ad individuare l’antica città di Cocalo. Semmai, mi fa molto riflettere il silenzio di alcuni alcamesi che, pur avendo conosciuto il mio lavoro fin dal 1991, non hanno colto l’opportunità di approfondire la conoscenza di fatti così importanti. Alcamo ha il diritto di far conoscere il suo mitico passato con un lavoro di approfondimento da parte degli studiosi e, soprattutto, attraverso gli scavi archeologici su monte Bonifato. Perché fin da adesso una cosa è certa: Camico era sul Bonifato!

Buon lavoro

 

 

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